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Alessandro De Angelis (La Stampa): «Se Berlinguer si fosse affidato ai sondaggi»

Sulla Stampa Alessandro De Angelis parla dei nuovi equilibri mondiali e dello strabismo nei sondaggi: “Se Enrico Berlinguer, di cui si celebra questa settimana il centenario della nascita, si fosse affidato a un sondaggio per dire o meno che si sta più sicuri «sotto l’ombrello della Nato», quelle parole forse non le avrebbe mai pronunciate.

Il sondaggismo, malattia genetica del berlusconismo, è diventata la malattia senile della Repubblica. Avrà certo i suoi bei scheletri nel lettone il Cavaliere che chiede di assecondare Putin a Marechiaro, lì dove pure i pesci fanno l’ammore e al cuor non si comanda.

E ce li avrà pure Salvini, che si è messo a pregare su Mariupol per dimenticare il Metropol. Cui aggiungere anche quelli di Grillo che l’ombrello della Nato lo voleva chiudere.

Ma oltre agli antichi condizionamenti, c’è l’idea di assecondare un sentiment per raccattare qualche voto nell’Italia che sente sul portafoglio il costo della guerra. E lo considera non un sacrificio necessario, ma un esborso da eliminare a qualunque costo.

È una politica che segue e non guida, mai sanamente pedagogica, sempre autenticamente primordiale nel rapporto con l’elettorato conta l’annuncio ma, nel momento in cui viene esternato, già viene messo in conto dagli annunciatori la sua non trasformazione in realtà.

Insomma, lo specchietto per le allodole (tanto ai fondamentali ci pensa Draghi e nessuno lo sfida oltre il consentito). Invece il ‘fattore Z’, non è un’invenzione giornalistica, come non lo fu il “fattore K”.

Oggi è il canovaccio della “soap” di cui scrive Giannini, ma è destinato a diventare il vero discrimine nel nuovo ballerino equilibrio geopolitico che verrà.

Lo ha capito benissimo Giorgia Meloni che, sognando palazzo Chigi, sulla Nato si è messa dalla parte giusta della storia (anche se manca qualche passetto su Orban); lo ha capito Adolfo Urso la cui gestione del Copasir gli dà potenzialmente i galloni per poter aspirare al Viminale à sé Salvini se ne è accorto).

E anche Maria Stella ni la cui plateale polemica col Cavaliere filo-russo come un investimento prospettico. O Luigi Di Maio.

La linea di faglia è già aperta. Detta in modo un po’ ruvido: ricordate il caso Savona. Di Berlinguer neanche l’ombra (e lo avevamo capito a tempo), ma almeno sono posizionamenti politici e non sondaggi”.

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