La classe dirigente del Paese si confronta sulla Ripartenza - Rivedi i nostri Talk

[Viaggio nelle Città] Alessandria, lo sviluppo, anche economico, passa da conoscenza e innovazione

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Alessandria, 92.000 abitanti, è situata nella pianura padana alla destra del fiume Tanaro. Essa è un importante snodo automobilistico e ferroviario di realtà come Milano, Torino e Genova. Il suo clima può essere definito “padano”, con inverni freddi che pugnano con estati afose. L’economia si basa su industrie meccaniche, alimentari, poligrafiche e chimiche.

Per parlare della ripartenza di Alessandria, dopo i danni inferti dalla pandemia, abbiamo posto delle domande ad Alessio Del Sarto, direttore dell’Associazione Cultura e Sviluppo, che opera in città.

Direttore, può raccontarci Alessandria?

Sarebbe complicato e presuntuoso raccontare, in poche righe, un’intera città. Tuttavia, lavorando molto con i giovani, quello che posso dire è che, a differenza di quello che viene spesso detto e pensato su questa città e sulle persone che la abitano, siamo tutt’altro che “grigi”, chiusi e immobili.

I ragazzi, che sono il principale target a cui abbiamo deciso di dedicare la nostra offerta culturale, continuano a raccontarci che la ferrovia e l’autostrada non sono l’unico fattore su cui possiamo puntare: la conoscenza e l’innovazione possono costituire un enorme fonte di sviluppo, anche economico.

Quali danni ha inferto la pandemia alla città?

Gli stessi che ha inferto altrove: difficoltà sociali che presto si acuiranno in conseguenza alle crescenti difficoltà economiche.

Dal punto di vista culturale, abbiamo cercato, come altri soggetti che fanno cultura sul nostro territorio, di digitalizzare tutto il possibile. Abbiamo realizzato centinaia di convegni online e abbiamo anche, quando possibile, trasferito sulle piattaforme web molta attività di confronto e dibattito tra e con i giovani. Purtroppo il contatto personale è l’ingrediente più importante quando si opera nel campo della cultura e della formazione. Stiamo, lentamente, tornando a riappropriarcene.

Altro dramma, forse il più grande, è quello legato all’abbandono scolastico che ha raggiunto livelli preoccupanti proprio in periodo di pandemia. Abbiamo aumentato (ma non sono mai abbastanza) i progetti che cercano di aiutare i giovani a mantenere la giusta direzione a scuola e, poi, nella vita. Speriamo, di concerto con le istituzioni scolastiche, di porre argine a questi problemi il prima possibile.

Può fornirci delle idee sulla ripartenza nel campo culturale, ma anche qualcuna più generale?

Quello che abbiamo visto crescere in modo molto significativo è il legame che molti ragazzi hanno (ri)scoperto con il loro territorio. Molti hanno deciso di impegnarsi in progetti sociali e culturali che prima non avrebbero mai approcciato.

Senza perdere una dimensione globale, quello che stiamo cercando di fare è mantenere i contatti con tutti i giovani che sono stati “costretti” sul territorio e che hanno cominciato a sentirlo più loro. Questa energia giovane e fresca, a volte meravigliosamente scoordinata e caotica, è quella sulla quale qualsiasi territorio dovrebbe puntare tutto. I riflessi positivi sarebbero ben più ampi di quelli relativi alla produzione culturale; attivando queste energie si potrebbe pensare veramente al rilancio di tutta la vita sociale ed economica di un territorio.

C’è un aspetto del carattere degli alessandrini, che può aiutare la ripresa?

Potrei dire: la tenacia, la riservatezza e l’umiltà dei piemontesi… ma direi una stupidaggine.  “Alessandrini”, così come “italiani” è ormai un concetto superato. Viviamo in tempi complessi, fluidi e ibridi. Su ognuno dei nostri territori abbiamo tutte le componenti culturali, caratteriali, scientifiche immaginabili. E’ solo dal giusto mix di questa complessità che nasce la ricetta sostenibile per un territorio forte e proiettato al futuro con speranza (e un pizzico di sana incoscienza). 

Non so se fare rete sia una caratteristica “alessandrina”. Se non lo fosse, bisognerebbe lavorare “a testa bassa” per farla diventare tale.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.