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Aldo Cazzullo (Corriere): «La belva sovranista è ancora forte e pericolosa»

“Emmanuel Macron è in testa e sarà molto probabilmente rieletto. Ma chi si era illuso che, con il richiamo all’ordine segnato prima dalla pandemia e poi dalla guerra, la belva sovranista si fosse ammansita, si sbagliava”.

Lo scrive Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera commentando il primo turno delle presidenziali francesi con un occhio all’Europa: “Anzi, essa ruggisce più che mai. E ruggisce anche nella capitale dei Lumi, della ragione, dei diritti universali dell’uomo, della fraternità planetaria. La belva ovviamente non è una donna; è un pensiero anzi un istinto, è una protesta anzi una rivolta.

Il clamoroso 24 per cento che Marine Le Pen ha raccolto ieri al primo turno delle presidenziali – dice Cazzullo – vale più del 60% del suo amico Viktor Orbán. E non solo perché ai consensi di Marine vanno aggiunti quelli dell’estrema destra di Éric Zemmour e della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon, che uniti alle frattaglie trotzkiste e vandeane portano l’elettorato antisistema oltre la soglia fatidica del 50 per cento. Sono voti che non si sommeranno al ballottaggio. Ma sono comunque un segno di ribellione.

All’evidenza, la guerra in Ucraina non indebolisce i populisti putiniani. Marine Le Pen è un’amica di Putin anche se ha dovuto mandare al macero i volantini che la ritraevano al Cremlino al suo fianco. È stata finanziata prima dai russi, poi dagli ungheresi.

Se mai tra due settimane dovesse farcela, per Vladimir Putin sarebbe una vittoria: il fronte dell’Occidente sarebbe spaccato. Tra due settimane sapremo se Marine — come è molto probabile — è davvero l’eterna seconda, o si rivelerà la Mitterrand della destra, capace di entrare all’Eliseo dopo una vita di sconfitte.

Se davvero dovesse farcela, l’Unione Europea non sarebbe più la stessa, e il mondo neppure. Ma già questo suo buon risultato può ringalluzzire i sovranisti italiani, che con Marine hanno da sempre un buon rapporto. Non solo Giorgia Meloni, che è già all’opposizione, ma soprattutto Matteo Salvini: il leader populista che si converte all’europeismo, appoggia Draghi e rielegge Mattarella potrebbe sentire il richiamo della foresta.

E pure i Cinque Stelle, passati — almeno nella versione Di Maio — dai Gilet gialli a Macron ed Enrico Letta, avvertono che il vento potrebbe girare di nuovo, e che – conclude l’editorialista – sia a destra sia a sinistra i radicali prevalgono talora sui moderati”.

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