La censura in democrazia in tempo di guerra. Michele Ainis su Repubblica esamina con preoccupazione quello che sta accadendo in Occidente: “La libertà di parola è il mattone su cui poggia l’edificio democratico.
«Pietra angolare della democrazia», disse nel 1969 la Consulta. Ma quella pietra si sfarina, diventa sabbia e polvere, durante un’emergenza. Specie sotto una guerra, la massima emergenza.
Ne è prova un rosario d’episodi che dall’Ucraina s’allarga verso l’Occidente. Giacché l’Europa non è in guerra, però la guerra delle parole si combatte pure sotto i nostri cieli.
Attenti alla censura
Con quali armi? E fino a che punto è lecito comprimere le opinioni dissonanti in nome della difesa collettiva? Sennonché – osserva il politologo – la censura, sia pure in forma anemica e senza l’uso di manette, soffia pure alle nostre latitudini.
Con una decisione che non ha precedenti, il 28 febbraio il Consiglio europeo ha messo al bando due agenzie d’informazione (Russia Today e Sputnik) controllate dallo Stato russo, inibendone l’accesso in tutto il territorio dell’Unione. A sua volta, l’8 marzo l’Alto rappresentante Ue ha annunciato un nuovo meccanismo per sanzionare «gli attori maligni della disinformazione».
La verità ufficiale
Anche in Europa comincia a farsi largo, insomma, una verità ufficiale, che decide sull’ammissibilità delle notizie; eppure la libertà dei media viene garantita dall’articolo 11 della Carta di Nizza. Ma le garanzie giuridiche valgono ancora mentre sparano i cannoni? E restano sempre valide le regole sull’uso di parole violente, adottate da tutti i social network?
Era altresì censura, sia pure ridicola e bizzarra, quella con cui l’università Bicocca di Milano ha cancellato un corso su Dostoevskij. O il silenziamento del giornalista Rai Marc Innaro.
Non è invece censura, bensì isolamento e dannazione pubblica, la fatwa scagliata contro taluni intellettuali, critici verso la narrazione ufficiale degli eventi. Accadde già rispetto al Covid, con Agamben, Cacciari, Mattei. Sta accadendo adesso con Rovelli o Canfora, con quanti non si schierano né con la Nato né con Putin. Avranno pure torto, ma la militarizzazione del dibattito è in sé stessa un torto.
Fuori dal coro
E d’altronde la libertà di parola tutela il dissenso, non già chi canta nel coro. Se le democrazie ricorrono a forme di censura, se pretendono un giuramento di fedeltà dai propri cittadini – conclude Ainis – significa che stanno adottando i metodi dell’avversario, del nemico. Vincendo forse la guerra, ma perdendo l’anima”.
Per saperne di più:

Patrizia Micucci, fondatrice di Aurora Growth Capital, sul contributo delle banche italiane: “Da pre...

Letizia Moratti: “La democrazia tutela anche chi la combatte”

Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, sul Silver Act e la longevità: “Non basta v...

Donato Candiano, manager di Omron, sul futuro dell’automazione: “L'IA è un aiuto, non un danno. L'Eu...

Renzi, l’anti-Meloni. Ma ha un nemico implacabile | L’analisi di Marcello Veneziani






