«Interventi mirati per riaprire le scuole al più presto con scelte che siano uguali in tutta Italia». Lo afferma Agostino Miozzo, l’ex coordinatore del Cts diventato consulente del ministro per l’Istruzione Patrizio Bianchi, intervistato da Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera.
Le scuole sono chiuse. Ancora crede di riuscirci? «Il ministro Bianchi è deciso a fare tutto il possibile. Ovviamente dovrà confrontarsi con tutti gli imprevisti dettati dall’evoluzione della pandemia con le sue varianti virali, oltre che dalla campagna vaccinale».
Con i problemi di AstraZeneca molti professori non vogliono più vaccinarsi. «Aspettiamo il verdetto dell’Ema. Se confermerà, come mi auguro, che il vaccino può essere distribuito vi saranno indubitabilmente resistenze da parte di molti che avranno timori e preoccupazioni ad utilizzare AstraZeneca. Ma allora dovrà essere fatta una seria campagna di informazione e sensibilizzazione in proposito».
«Dobbiamo poi sperare che gli altri vaccini arrivino nei tempi e nelle quantità previste. Da tecnico delle emergenze posso solo dire che sono incidenti di percorso che in situazioni così complesse accadono sempre».
Per far ripartire la scuola, spiega Miozzo, «oltre a vaccinare il personale bisogna organizzare un sistema di monitoraggio sanitario efficace ed efficiente e soprattutto di pronto intervento. E poi far sì che le decisioni sulle aperture e sulle chiusure siano sempre di più concertate e omogenee sul territorio nazionale».
«Ci deve essere un lavoro di collaborazione tra tutte le componenti del sistema: il generale Figliuolo con tutto l’apparato militare che garantirà, nei tempi compatibili dalla disponibilità dei vaccini, la copertura per tutto il personale della scuola, la Protezione civile che dovrà garantire il supporto di ogni esigenza emergenziale che potrà emergere sul territorio, il ministero della Salute con le sue strutture regionali, e ovviamente le Regioni che dovranno garantire la riapertura in sicurezza per tutti. In buona sostanza tentare di far suonare a tutte queste componenti del sistema uno spartito armonico, coordinato».
Non ci si poteva pensare prima? «Abbiamo patito il risultato di tutte le lacune di cui il mondo della scuola ha sofferto nei decenni passati, arrivando ad affrontare la più grande emergenza della nostra storia con una struttura poco efficiente, che si è salvata, e si salva ancora oggi, solo grazie al sacrificio ed allo spirito di servizio di centinaia di migliaia di professori, insegnanti, personale di supporto che in questi mesi hanno fatto miracoli pur operando con strumenti didattici spesso da dimenticare». Perché ha lasciato il Cts? «Non ci sono retroscena. Il ciclo si è esaurito, ho ritenuto di essere più utile altrove».
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