Acoi, l’associazione chirurghi ospedalieri italiani, ha stilato un Rapporto secondo il quale l’attività di chirurgia oncologica durante il periodo di emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, è diminuita del 60 per cento. Per questo motivo l’associazione ha anche fatto un appello affinché le persone tornino a curarsi. Alla base del calo, spiega Acoi, la paura degli italiani a recarsi in un ospedale sotto pandemia.
Proprio per questo Acoi ha varato un programma di sensibilizzazione chiamato “I Care – Mi prendo cura di te” con il quale – spiegano – si mettono in campo due progetti: una campagna mediatica e social anche attraverso un ‘video-mosaico’ in cui chirurghi di tutte le regioni fanno appello ai cittadini perché non mettano da parte la salute, e un numero verde (800.822509) sulle problematiche che rientrano nel perimetro della cosiddetta chirurgia maggiore”.
Altro motivo del calo della chirurgia oncologica – secondo il Rapporto – è dovuto anche al fatto che la maggior parte degli ospedali ha dovuto improvvisamente far fronte comune per contrastare il virus e quindi molto del personale è stato dirottato ai reparti Covid.
Spiega il presidente di Acoi Pierluigi Marini. “Alle dinamiche legate alla grave emergenza che hanno dovuto affrontare le strutture ospedaliere sul crollo delle cure hanno senza dubbio pesato i timori dei cittadini di poter essere contagiati dal virus. In queste difficili settimane anche la salute è stata messa in lockdown, ma le nostre patologie non obbediscono ai dpcm. Invece tanti cittadini, tanti pazienti hanno rinunciato o dovuto rinunciare a curarsi, a portare avanti i percorsi di prevenzione, di diagnostica, persino di cure oncologiche. Così i nostri organismi – ha concluso – rischiano di passare dal lockdown al blackout. Per questo lanciamo un grido d’allarme, perchè gli italiani non mettano in quarantena la salute, nè la fiducia verso gli ospedali”.








