Gli investitori sono sempre più preoccupati per la corsa ai prestiti destinati a finanziare ingenti investimenti nei data center.
Lo sostiene il Financial Times, secondo il quale un indicatore di rischio attentamente monitorato, relativo all’indebitamento delle aziende al centro del boom dell’intelligenza artificiale, sta aumentando rapidamente, mettendo in evidenza le crescenti preoccupazioni per le ingenti spese delle grandi aziende tecnologiche in data center, chip e memorie per computer.
Secondo i dati di Lseg, i prezzi dei credit default swap, popolari strumenti usati per scommettere contro il debito societario, legati a Oracle, SpaceX, Alphabet, Amazon, Meta, Broadcom e Nvidia, hanno raggiunto livelli record negli ultimi giorni.
Questi bruschi movimenti rispecchiano la svendita dei titoli di debito emessi dagli hyperscaler, che stanno investendo centinaia di miliardi di dollari nello sviluppo di enormi data center e sofisticati modelli di intelligenza artificiale.
Tutto ciò avviene in un momento in cui gli investitori sono sempre più preoccupati per l’enorme quantità di debito emessa da queste società.
“I mercati del credito non gestiscono bene l’incertezza e l’assoluta imprevedibilità dei tempi e dei costi di finanziamento dell’intelligenza artificiale sta innescando una grave crisi di fiducia in questo momento”, commenta al Financial Times John Aylward, responsabile degli investimenti della società di gestione del credito Sona Asset Management.
A dimostrazione del calo di interesse degli investitori nel debito legato all’intelligenza artificiale, il Financial Times cita l’ultimo costo di finanziamento di Meta per il suo data center in Texas da 12 miliardi di dollari, che è balzato a un livello vicino a quello delle obbligazioni ad alto rischio.
Il debito “è stato prezzato in linea con le quotazioni attuali dei titoli di classe B: una situazione davvero singolare”, spiega Aylward.
Le oscillazioni sono state più marcate per Oracle, il cui Cds a cinque anni è stato quotato lunedì a 215 punti base, in aumento rispetto ai 144 punti base di inizio anno.
Ciò significa che gli investitori ora devono pagare 215.000 dollari all’anno per assicurare 10 milioni di dollari di debito contro il rischio di insolvenza.
Oracle ha annunciato il mese scorso che investirà 70 miliardi di dollari nel prossimo anno per finanziare l’ampliamento dei suoi data center, spingendo S&P Global Ratings a declassare il suo rating creditizio a tripla B meno, appena un gradino sopra il livello “spazzatura”.
Il Financial Times ricorda inoltre che anche il costo di protezione del debito quinquennale di Nvidia ha raggiunto il livello record di 79 punti base.
Questo avviene mentre, secondo il Wall Street Journal, il colosso dei chip è in trattative per fornire una garanzia ingente a sostegno del finanziamento di un progetto di data center da 10 gigawatt in Ohio da parte di OpenAI.
I dettagli del piano non sono ancora stati definiti, ma Nvidia potrebbe contribuire con circa 250 miliardi di dollari.
I Cds di Alphabet, che hanno iniziato a essere negoziati soltanto alla fine di novembre dello scorso anno, hanno raggiunto lunedì un nuovo massimo di 67 punti base, dopo che il flusso di cassa libero della società è diventato negativo nel secondo trimestre per la prima volta da quando è stata quotata in Borsa più di vent’anni fa.
Sebbene gli investitori valutino come bassa la probabilità di default per gli emittenti con rating investment grade, l’acquisto di Cds è diventato un modo per proteggersi da futuri declassamenti del rating creditizio e dalla volatilità del mercato.
Inoltre, i Cds sono diventati un indicatore di mercato più ampio per le scommesse ribassiste sui titoli tecnologici.
“La grande domanda è: questo livello di spese in conto capitale, o capex, crescerà all’infinito e quando si raggiungerà il punto di svolta in cui vedremo di nuovo un flusso di cassa positivo?”, si domanda David Brown, co-responsabile globale del settore investment grade di Neuberger Berman.
“Non avremo una risposta a breve, il che spiega la debolezza dei risultati”.








