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[Lo scenario] Vendere il patrimonio immobiliare dello Stato per ridurre il debito pubblico italiano

La Federazione Autonoma Bancari Italiani (Fabi) ha avanzato una proposta che potrebbe permettere il taglio delle tasse di almeno 50 miliardi di euro.

Costituendo, attraverso le banche, dei fondi immobiliari ad hoc, con l’obiettivo di attrarre risorse private, si potrebbe mettere a reddito “l’intera galassia del mattone di Stato”. Vale a dire i beni immobili pubblici, che da soli valgono quasi 300 miliardi di euro. Peccato che a oggi molte di queste strutture siano in stato di totale abbandono o utilizzate solo in maniera sporadica.

L’idea, lanciata da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, e rilanciata da Fabi, è quella di permettere agli investitori di migliorare il patrimonio pubblico e rendere più agevoli le operazioni di acquisto degli immobili di Stato.

Un’operazione che potrebbe portare nelle casse statali circa 50 miliardi di euro, quasi due leggi finanziarie. Il che permetterebbe di raddoppiare i fondi destinati alla riduzione delle tasse per i redditi inferiori ai 35 mila euro. 

Oppure tagliare in parte il debito pubblico, che ha ormai raggiunto 2.750 miliardi di euro.

La base di partenza sarebbero i 1.640 miliardi di euro che giacciono, senza alcun rendimento, nei conti correnti delle famiglie italiane.

Una buona percentuale di questi risparmi potrebbe confluire verso gli speciali fondi real estate per gestire il mattone di Stato.

Con il doppio vantaggio di valorizzare il patrimonio pubblico e mettere a frutto i soldi fermi in banca dei risparmiatori.

Ad analizzare la proposta in una sua analisi è Paolo Mazzanti, direttore di Askanews e ideatore del magazine digitale Inpiù.net. «È da molti anni che si gira attorno al problema, ma sinora non si è trovato un governo che abbia avuto la volontà di lavorarci seriamente».

«Si tratta in sostanza di inserire gli immobili pubblici (e magari anche le concessioni) in uno o più fondi immobiliari le cui quote potrebbero essere offerte ai risparmiatori (con una qualche forma di garanzia statale) che detengono cinquemila miliardi di risorse liquide, in modo da alleggerire il peso del debito», precisa Mazzanti.

«La finanza immobiliare ha fatto passi da gigante e dovrebbe essere in grado di costruire strumenti che raggiungano tre obbiettivi: garantire ai risparmiatori un rendimento adeguato; valorizzare il patrimonio pubblico e ridurre il debito dello Stato. Non ci può essere sovranismo senza vera sovranità economica» conclude Mazzanti.

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