I vaccini contro il Covid sono sicuri e vi spiego perché

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Ora che finalmente sono stati resi disponibili i vaccini, dubbi e timori assalgono chi si dovrebbe vaccinare e, in modo sorprendente, anche molti operatori sanitari. Molti si chiedono se i vaccini contro SARS-CoV-2 sono sicuri e credo sia doveroso ribadire che lo sono e molto: i vaccini che ci sono stati forniti in questo momento sono sicurissimi e, soprattutto, il rischio che possano indurre la malattia COVID 19 è nullo.

Nella nostra regione, l’Emilia-Romagna, si sono superate le centomila persone vaccinate, ma è comunque doveroso elevare il livello di conoscenza, sensibilizzare la popolazione, anche se l’adesione finora è stata alta, sebbene si tratti prevalentemente di operatori sanitari e di lavoratori che gravitano attorno al mondo delle cure. 

Non deve, infatti, stupire la numerosità del personale non sanitario, perché se è vero che l’anestesista che intuba il paziente deve avere priorità, anche il personale amministrativo, quello di supporto, quello tecnico, o un informatore scientifico concorrono al concetto di ospedale “COVID free” e vaccinarli significa proteggere i pazienti e gli operatori sanitari che li curano.

I vaccini attualmente utilizzati sono a base di “RNA[1] messaggero” e presentano un meccanismo di funzionamento che si può descrivere, semplificando, come segue. Dal virus si isola una parte di RNA che codifica solo per la proteina “Spike”[2], quella con cui il virus si aggancia alle cellule umane e le infetta. Tale tratto di RNA è inserito in una nanomolecola lipidica che sarà, in un secondo momento, iniettata nelle persone. Quando la nanomolecola incontra una cellula, vi fa entrare il pezzo di RNA virale ed i ribosomi citoplasmatici della cellula ospite cominciano a produrre la proteina Spike in serie.

In altre parole, si replicano tantissimi esemplari dello stesso “pezzo” di virus, che non è, ovviamente, quello completo. Ciò induce la produzione di anticorpi anti-Spike nella persona vaccinata. Se un soggetto, dopo il vaccino, verrà a contatto col Coronavirus, il suo sistema immunitario riconoscerà la proteina Spike e lancerà contro il virus SARS-CoV-2 una moltitudine di anticorpi specifici che lo neutralizzeranno.

A chi obietta che è stato prodotto troppo in fretta, rispondo che questo è un incredibile vantaggio e che è stato reso possibile dall’utilizzo di una tecnologia straordinariamente innovativa, la cui ricerca non è partita nel marzo 2020, ma almeno sei-sette mesi prima, non per il SARS-CoV-2, ovviamente, ma per altri scopi. Fortunatamente era già stata in parte studiata e si sono resi necessari solo quindici mesi per lo sviluppo.

La COVID 19 è una malattia con tassi d’incidenza elevatissimi, pertanto è stato abbastanza semplice dimostrare l’efficacia del vaccino in tempi più brevi rispetto a quanto può avvenire per una patologia poco diffusa. Il trial della Ditta Pfizer, comunque, ha arruolato circa quarantamila persone, la Ditta Moderna circa trentamila, quindi non si parla di piccoli numeri… E siccome si è scoperta una diversa incidenza della malattia, molto diversa, tra chi si è sottoposto alla somministrazione del vaccino e chi non lo ha fatto, le dimensioni dei gruppi di persone arruolate per gli studi sono state ritenute del tutto sufficienti a dimostrare l’efficacia dei vaccini. 

Ovviamente nessun vaccino, come del resto nessun farmaco, è privo di effetti collaterali: essi possono essere legati alla somministrazione della nanoparticella lipidica, che può procurare nel punto d’inoculo più o meno dolore o anche dare reazioni locali. Oppure possono verificarsi fenomeni allergici che, però, possono succedere pure con l’aspirina: inoltre, si tenga presente che la tecnologia utilizzata consente che siano praticamente privi di sostanze eccipienti e che, quindi, l’allergenicità sia inferiore. Infine la stessa risposta immunitaria può causare sintomi come la febbre o sintomi similinfluenzali: ma questo vale per ogni vaccino, perché nei vaccini anti-SARS-CoV-2 non sono contenute sostanze “strane”, anzi.

È vero che non tutti i vaccini sono identici, ma il principio dei prodotti delle Ditte Pfizer e Moderna è lo stesso, cambia la nanoparticella in cui è inglobato l’RNA virale. Il vaccino di Astra Zeneca, come quello italiano di Reithera, invece, utilizzano come vettore un altro virus: un adenovirus geneticamente ingegnerizzato, risultando così innocuo per l’uomo. Nello specifico si tratta del virus del raffreddore dello scimpanzè per Oxford (Astra Zeneca) e del gorilla per Reithera, per il quale dovrebbe bastare una sola dose a differenza delle attuali due. Per questi due ultimi vaccini, il virus infetta le cellule umane e vi carica l’RNA, per cui la cellula comincia a riprodurlo e innesca la risposta immunitaria.

Il fatto che il segmento di RNA messaggero virale, entrato nella cellula umana, possa interferire con il DNA[3] dell’uomo non è un’affermazione attendibile ed è invece facilmente confutabile: infatti, è impossibile che l’RNA, che finisce nel citoplasma della cellula, possa interferire con il DNA che, al contrario, sta nel nucleo delle cellule umane, perché il Coronavirus non è in grado di retrotrascrivere l’RNA, come invece possono fare altri virus, ma non il SARS-CoV-2.


[1] Acido RiboNucleico.

[2] La proteina Spike (S) è una tra le proteine bersaglio del virus; tale proteina decora la superficie del virus formando le caratteristiche protuberanze che sembrano costituire una corona, da cui il nome “Coronavirus”. La proteina S si suddivide in due parti: 1) S1 che contiene una regione che serve a legarsi alla cellula bersaglio aderendo al recettore ACE2; 2) S2 che, in una seconda fase, consente l’ingresso del virus nella cellula.

[3] Acido DesossiRiboNucleico.

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