“Se il mondo non sarà mai più quello di prima” – osserva Antonio Polito sul Corriere della Sera – “allora anche l’Europa non potrà mai più essere quella che sperava.
Non solo il suo deludente presente è messo in discussione dal nuovo ordine mondiale, ma anche ciò che avrebbe voluto essere: aspirazioni, ideali, il modo in cui si è immaginata.
Questa logica è così dura che molti sinceri europeisti la rifiutano, raccontandosi che non si tratti di una rottura ma solo di una transizione.
Che prima o poi tutto tornerà come prima, che basti concedere qualcosa a Trump o a Putin per rimettere in piedi il mondo di un tempo.
Credere a questa favola è ormai l’unico modo per continuare a credere nell’Europa che fu.
Se riconsideriamo i valori su cui è nato il progetto europeo, vediamo che nel nuovo mondo sono diventati obsoleti.
Il primo è l’idea di portare la pace nella Storia.
La Comunità europea e poi l’Unione nascono per mettere fine alle guerre civili europee che per tre volte in un secolo insanguinarono il continente.
Nell’abbraccio franco-tedesco del dopoguerra risuonavano Kant e l’Inno alla gioia.
Oggi invece la guerra è tornata a essere uno strumento abituale di risoluzione delle controversie internazionali.
Di conseguenza, non è più realistica l’Europa come «forza gentile».
Conta la forza militare, che l’Europa non ha e non ha mai voluto darsi.
Anche il modello di cooperazione multilaterale è in crisi: prevalgono interessi nazionali o imperiali, da Trump a Putin, che calpestano regole, frontiere e diritto internazionale.
Non è solo che l’Europa non abbia adeguato i suoi strumenti ai suoi ideali: è che quegli ideali sono passati di moda.
Che fare, allora? Cambiare ideali, se si vuole sopravvivere.
L’Europa possibile è meglio di nessuna Europa.
Serve abbandonare il «soft power» e dotarsi dell’«hard power» necessario oggi.
Meno Bruxelles per salvare l’Unione non sembra uno scambio sconveniente.
Le opinioni pubbliche non chiedono all’Europa di dissolversi, ma di proteggerle”.








