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Trump è il vero problema della Meloni | L’analisi di Paolo Gentiloni

“La presidente del Consiglio Giorgia Meloniscrive Paolo Gentiloni su Repubblica – ha un problema, un problema piuttosto serio. Si chiama Donald Trump.

La scorsa settimana ha reso evidente la rottura dei tradizionali rapporti transatlantici.

La marcia indietro di Trump sulla Groenlandia ha evitato infatti lo scontro aperto ma non ha ricucito nulla e i governi in Europa ne prendono atto, sia pure con toni e forme diversi.

Il governo italiano invece giudica «infantilismi» le critiche agli Usa, frena su tutto e resta aggrappato all’idea che tra le due rive dell’Atlantico possa tornare il sereno.

E visto che il sereno non torna, Meloni scompare.

Si tiene alla larga da Davos, non parla in pubblico prima e dopo il Consiglio europeo.

Addirittura nell’importante incontro italo-tedesco dice che con qualche aggiustamento sarebbe bello entrare nello stravagante Board of Peace e, peggio, per compiacere Trump evoca le sue aspirazioni al Nobel proprio nelle ore in cui in Europa si protesta per le parole ignobili sui militari alleati in Afghanistan.

Che non ci si possa illudere su un ritorno di fiducia transatlantica lo ha detto in modo impeccabile il premier canadese Mark Carney: è in corso una rottura dell’ordine globale, dobbiamo prenderne atto e coordinarci, la nostalgia non è una strategia.

Che siamo di fronte a un nuovo capitolo della storia dell’Occidente lo pensano quasi tutti, non solo chi, come Macron, insiste da tempo sull’autonomia strategica europea, ma anche Starmer, nonostante la relazione speciale Londra-Washington, il cancelliere Merz, lo stesso Tusk che, assieme ai baltici, è sempre stato riluttante ai distinguo dagli Usa per ovvie ragioni storiche e geografiche.

Meloni no.

Il governo tiene il punto, per fortuna, sul sostegno all’Ucraina, ma senza aderire alla coalizione dei volenterosi.

Condivide comunicati di solidarietà con la Danimarca, ma ironizza sulle presenze militari europee in Groenlandia.

Non rompe con la Ue, ed è un bene, ma invita alla calma, non al risveglio.

Alla fine, passato un giorno e mezzo, critica anche le parole sull’Afghanistan, ed è il minimo.

Insomma, dopo Orbán, che conta molto poco, il nostro rimane il governo più trumpiano d’Europa.

E temo che ne vada tuttora fiero”.

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