«Se gli investimenti pubblici del Next Generation Eu riusciranno a trainare anche quelli privati allora lo slancio dell’Italia potrà essere veramente forte».
Lo afferma Giovanni Tria, ex ministro del Tesoro, sottolineando, però, che è ancora presto per «parlare di miracolo». E spiega «bisogna fare riforme e scommettere sulla programmazione, Draghi ha convinto e convince i mercati, ma dobbiamo pensare anche al futuro».
E alla domanda su a che punto siamo con la ripresa e se ci sarà un boom, Tria risponde, in un’intervista a Repubblica: «Tecnicamente bisogna osservare che la crescita del Pil ancora non ci riporta ai livelli pre-Covid. Tuttavia, fino a qualche tempo fa si prevedeva che l’Italia sarebbe arrivata in ritardo a compensare le perdite della crisi, al contrario oggi camminiamo a un ritmo in linea con gli altri».
Per Tria, «certamente si registra una nuova fiducia, che è uno dei fattori determinanti della crescita, il rilancio del commercio internazionale sta aiutando il nostro export, beneficiato dal traino di Usa e Cina. Ma, ripeto, è ancora molto presto per parlare di boom perché non ci sono le condizioni internazionali degli Anni Sessanta».
Scorge rischi e ombre?
«Rischi ce ne sono» dice «il primo è quello dell’inflazione. Se si generano aspettative di crescita e le banche centrali, che finora giudicano il fenomeno “temporaneo”, fossero costrette a ridurre la liquidità o ad alzare i tassi, la ripresa potrebbe essere strozzata. Ma ci sarebbe anche il rischio che si sgonfino bolle immobiliari e di asset e questo sarebbe pericoloso per il sistema, se avvenisse troppo rapidamente».
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