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[L’intervento esclusivo] Gianfranco Torriero (vice direttore ABI): «L’Euro digitale è il futuro della nostra economia. Ecco quali sono le sfide che imprese e istituzioni devono vincere subito»

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Gianfranco Torriero, vice direttore generale dell’ABI, è intervenuto in esclusiva all’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia, in occasione del webinar online, dal titolo “Superamento delle diseguaglianze e inclusione sociale”. L’evento, moderato dal presidente del comitato di indirizzo Riparte l’Italia, Luigi Balestra, ha visto tra gli ospiti anche Raffaella Pannuti, presidente ANT, e Francesco Profumo, presidente dell’ACRI. Ha concluso il webinar, Gianni Letta, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

C’è un tema di particolare interesse, quello legato alla esigenza di coniugare economia e tutela della persona in una prospettiva di etica della responsabilità. Ecco, come coniugare questi grandi aspetti che agli occhi dei più superficiali appaiono inconciliabili?

«In realtà, il ruolo del settore bancario dimostra l’importanza di contemperare le diverse esigenze, dal punto di vista economico, sociale e degli altri aspetti, proprio per avere un superamento delle diseguaglianze. Perché le diseguaglianze sono le più disparate e si modificano nel tempo. Pensiamo solamente al tema rilevantissimo della diseguaglianza digitale, che sta creando delle nuove differenziazioni su cui bisogna intervenire. Bisogna farsi carico – soprattutto da parte delle pubbliche amministrazioni, ma anche da parte dei soggetti privati e delle fondazioni – per creare quel tema di alfabetizzazione, necessaria non solo dal punto di vista lessicale, ma anche nelle sue diverse declinazioni».

«Il tema dell’etica, dei risultati e degli approcci economici devono essere strettamente interconnessi. Non si può leggere un aspetto in contrapposizione all’altro, perché non riusciamo a creare delle condizioni, anche nel settore privato, di una generazione continua di un reddito sostenibile che possa prescindere da quelli che sono i temi etici. Il risultato sarebbe sicuramente di breve termine, e non determinerebbe la possibilità di avere un approccio multiperorale anche alla formazione e alla generazione di ricavi e di ritorni economici. Da questo punto di vista il ruolo delle banche è fondamentale. L’abbiamo visto anche durante la pandemia. Aver concesso 300 miliardi di moratorie, 2 milioni e 700 mila moratorie. I 174 miliardi di finanziamenti garantiti. Parliamo di numeri importanti, che sono stati funzionali a poter creare un nuovo ponte rispetto a una situazione particolarmente critica e totalmente inaspettata».

«Qui c’è anche un segnale positivo che possiamo cogliere dalle politiche più generali: rispetto alle precedenti crisi, dove anche le risposte erano state diverse, di tipo restrittivo, di irrigidimento di alcuni parametri con cui operano le banche. La risposta in questo caso, a livello europeo e nazionale, ma anche da parte della politica monetaria, fiscale e regolamentare, è stata di coerenza. Soprattutto al fine di creare quelle condizioni di superamento di una condizione di difficoltà, che poi si è accentuata soprattutto per coloro che già subivano delle diseguaglianze. Il tema di avere degli agenti economici come lo sono le banche, che sono soggetti privati, dove, rispettando tutte le regole – e ne abbiamo veramente tante, forse troppe – permettono poi di creare delle condizioni di superamento, di poter accompagnare e cogliere i bisogni differenziati tra le diverse categorie di nostri clienti».

«C’è uno sforzo, sia per le singole banche, sia a livello di associazione bancaria, proprio per mettere in campo degli strumenti concreti, puntuali, per poter creare le condizioni di un superamento delle diseguaglianze. Immaginiamo un tema che è stato sollevato dal presidente Profumo, quello dell’educazione finanziaria, fondamentale perché è un prerequisito per poter creare effetti di inclusione e su cui noi abbiamo attivato una fondazione apposita – che oggi ha svolto la propria assemblea proprio oggi. Proprio per creare una diffusione dell’educazione finanziaria, che non deve essere concentrata su alcune categorie, ma deve essere abbastanza diffusa. Perché riguarda differenti categorie di persone, anche quelle che hanno delle competenze, ma soprattutto per tutto l’arco di vita delle stesse persone».

«Ma anche creare delle condizioni di comprensibilità, farsi comprendere dai clienti. C’è un nostro progetto, chiamato “Trasparenza semplice”. Perché se non si è chiari non si crea un rapporto fiduciario, che è fondamentale per poter superare le differenze e le distanze. Mentre invece, è importante avere un cliente totalmente consapevole, che riesce a poter esprimere correttamente i propri bisogni, che la banca si fa partecipe di comprendere. Così come di far comprendere quelle che sono le possibilità di poter offrire prodotti e servizi coerenti con i bisogni delle persone: questo diventa un altro passaggio fondamentale. Quindi, il segnale è quello che il contributo dei soggetti privati è un contributo fondamentale – con vincoli e regolamenti».

«È importante attivare un dialogo. Noi lo attiviamo con le rappresentanze impresa, associazioni consumatori, con i soggetti del terzo settore. Proprio perché riuscire a intercettare i bisogni di categorie che hanno maggiore difficoltà diventa un modo per poter essere inclusivi, e da questo punto di vista sicuramente portare un maggior benessere collettivo al nostro Paese, soprattutto in una fase come quella attuale dove la crisi sta mordendo, ma stiamo iniziando a vedere segnali di possibilità. Il primo trimestre ha registrato un andamento del Pil positivo. Sappiamo che il secondo trimestre, secondo gli indicatori, avrà un ulteriore rafforzamento, quindi avremo sicuramente un 2021 e 2022 di ripresa. Ma deve essere una ripresa che deve coinvolgere tutti i soggetti non lasciare nessuno indietro. C’è sicuramente uno sforzo da parte del settore bancario in questo senso».

Direttore Torriero, ci piacerebbe dialogare con lei sul PNRR, che sulla scorta delle indicazioni dell’UE indica alcune priorità trasversali: innovazione, digitalizzazione, transizione ecologica, inclusione sociale. Ora, siamo tutti convinti che quando ci sono grandi crisi si aprono anche delle nuove opportunità per chi sa coglierle. In una prospettiva di medio periodo, dal punto di vista del suo particolare osservatorio quali sono le nuove opportunità che si offrono, ad esempio agli imprenditori – con riguardo specifico a questi settori indicati come priorità trasversali, quindi necessariamente da coltivare nella progettualità di cui dovrà farsi carico chi sarà chiamato a gestire il piano nazionale?

«Sicuramente le risorse che sono state messe a disposizione a livello europeo in particolare con riferimento al nostro Paese, sono ingenti, come non avevamo mai visto prima. Quindi è importantissimo che queste risorse possano svolgere un volano per fare una cosa in modo particolare: alzare la nostra capacità di generare reddito. In termini, tecnici si parla di reddito potenziale, Pil potenziale. Siamo un Paese che potenzialmente cresce tra 0% e 1%, mentre il valore aggiunto che viene dato dal PNRR e dall’applicazione delle politiche trasversali dovrebbe essere quello di innalzare strutturalmente la capacità di crescita endogena della nostra economia».

«Sotto questo profilo diventa fondamentale,» aggiunge Torriero, «proprio perché l’arco temporale è relativamente breve, attivare da subito le misure. Non a caso, bisogna rispettare in modo stringente un cronoprogramma che c’è stato imposto a livello europeo. In quest’ottica, come si fanno a mobilizzare tutte queste risorse? Come detto in precedenza dal presidente Profumo, cercando di attivare una serie di strumenti, che oltretutto già sono presenti: pensiamo ai fondi di garanzia, alla legge Sabatini per incentivare gli investimenti. Cioè creare le condizioni di un pieno utilizzo di ciò che è già presente e che funziona: bisogna fare anche la mappatura delle cose che funzionano nel nostro Paese e incentivare queste misure».

«Altro elemento fondamentale è la parola incentivo. Spesso siamo abituati a ragionare “dei delitti e delle pene”, cioè sulla penalizzazione. Mentre uno strumento fondamentale è quello di creare incentivi ai comportamenti, perché un tema fondamentale è anche quello culturale – segnalato in precedenza. I comportamenti si modificano in termini positivi solamente nel momento in cui si incentivano. Non tanto si costringe a fare certe cose. Sotto questo profilo diventa fondamentale. Si ha un arco temporale predefinito, si hanno le linee di azione, le azioni trasversali sulla digitalizzazione, sulla trasformazione, sull’evoluzione e l’attenzione all’ambiente, che è un passaggio fondamentale. Si devono creare quelle condizioni per traghettare il maggior numero di cittadini italiani e imprese italiane, verso un nuovo punto».

«Quindi ci deve un’attenzione particolare perché tutti questi elementi sono delle opportunità. La transizione ecologica è un’opportunità, non può essere vista come un rischio. Però ci deve essere da parte delle imprese, da parte della pubblica amministrazione, da parte dei normatori, una creazione di un ambiente normativo, economico, sociale che sia favorevole a questo cambiamento. Perché significa creare nuovi bisogni da soddisfare, significa creare nuovi prodotti, bisogna immaginare in un’ipotesi diversa».

«Pensiamo a un’innovazione, che tra qualche anno probabilmente ci sarà: l’euro digitale. Non avremo più solamente le banconote, ma anche un euro digitale. Questo significa che ci potranno essere nuovi prodotti, nuovi servizi, che potranno essere messi a disposizione dei cittadini, ma che devono nascere sempre da un elemento fondamentale: cogliere un bisogno effettivo che deve essere soddisfatto. Creare un bisogno che possa creare le condizioni di un miglioramento collettivo. Quindi, la sfida degli imprenditori è proprio quella di utilizzare questo valore aggiunto che proviene dalle risorse messe a disposizione dal PNRR in una modalità di innovazione continua».

«La parola innovazione è crescente in tutti i nostri dibattiti, ma sta assumendo caratteristiche differenziate. Declinate in modo ampio e articolato che può diventare un valore aggiunto, perché l’innovazione può esserci in un singolo prodotto, in un processo, ma ci può essere anche nella risposta a quelli che sono i cambiamenti climatici e a quelli che riguardano il tema della digitalizzazione. Perché la digitalizzazione può portare a una semplificazione dell’utilizzo e del soddisfacimento dei bisogni. Però bisogna creare la semplicità d’uso, perché non bisogna creare dei recinti anche sotto parole che spesso sono caratterizzate da acronimi non comprensibili. Bisogna essere il più possibile comprensibili, bisogna avvicinare soprattutto quelli che sono gli inseguitori in questo cambiamento per poter creare le condizioni di inclusione».

«La pandemia è stato un break strutturale fortissimo. Ha accelerato alcune modifiche dei comportamenti, ma anche una maggiore coesione a livello europeo, che è stata una precondizione per poter superare poi il tutto. Ho l’impressione che noi dobbiamo sempre più ragionare in un’ottica di prosperità. Dobbiamo creare le condizioni per poter ragionare in un’evoluzione positiva dell’economia, della società, a livello nazionale ed europeo oltre che globale. Ma soprattutto» conclude il vice direttore generale dell’Abi, «in ottica di prosperità perché è un concetto – ne abbiamo fatto un approfondimento poco prima della pandemia in ambito associativo – che sintetizza quegli elementi di positività che riguardano tutti gli aspetti economici e sociali della vita di tutti i giorni e di tutti noi».

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