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Ecco un esempio concreto di medicina territoriale

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La nostra figura professionale (Tecnico della Fisiopatologia Cardiocircolatoria e Perfusione Cardiovascolare) potrebbe essere definita “di nicchia” perché sconosciuta ai più nonostante ha i suoi 50 anni di storia alle spalle. Si è sviluppata negli anni ’70 e si è evoluta per alcuni decenni secondo due filoni paralleli, contigui ma inizialmente distinti: il tecnico di perfusione cardiovascolare e il tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria.

A distanza di quasi 30 anni vi è stata la fusione delle due figure e noi definiamo il 28 luglio del 1998 come “anno zero”. Da allora operiamo in due grosse branche della medicina: la cardiologia e la cardiochirurgia, ‘conducendo (cito il profilo professionale) apparecchiature finalizzate alla diagnostica emodinamica o vicarianti le funzioni cardiocircolatorie’ tra cui anche le patologie del ritmo. Collaboriamo nella terapia del paziente cardiopatico con la gestione di tutti i devices necessari alla stabilizzazione e alla ripresa dei parametri cardiocircolatori.

Grande responsabilità e competenza pertanto, sono affidate al TFCPC che agisce spesso in autonomia. Nell’area cardiologica il TFCPC si rivolge ai pazienti che presentano comorbilità cardiovascolari e devono essere studiati e trattati come accade ad esempio per dispositivi salvavita quali pacemakers o defibrillatori impiantabili. Qui entriamo in gioco in equipe con il cardiologo dalla fase diagnostica, all’impianto, con un ruolo nel controllo dei devices con la possibilità di riprogrammare i dispositivi, che verranno poi ottimizzati sulle necessità dei pazienti.

Tali dispositivi inoltre possono essere controllati non solo in ambulatorio, ma anche con monitoraggio remoto, insieme a Holter ECG e pressori, saturazione O2 e valutazione di aumento del ristagno dei liquidi. Il Professionista TFCPC, su delega del cardiologo, può inoltre recarsi a casa delle persone e/o in residenze sanitarie per anziani con patologie cardiovascolari ed effettuare esami strumentali fondamentali per monitorarne le funzioni cardiocircolatorie quali l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma, con apparecchiature portatili, alleggerendo così liste di attesa ospedaliere e costi di trasporto, nella tutela di pazienti fragili.

Può ancora collaborare con team di oncologi e cardiologi nello svolgimento di screening periodici programmati a domicilio su pazienti neoplastici con sintomi da chemio tossicità. Per formazione e competenze i TFCPC sono in grado di svolgere un ruolo di primo piano nella trasformazione in atto nella sanità e nel potenziamento delle cure territoriali, con particolare riferimento alla telemedicina.

La cura e il follow up domiciliare del paziente lo rimettono al centro del processo, decentralizzando l’assistenza in presenza o da remoto con strumenti di nostra competenza. L’attuale pandemia ci insegna e ci riconduce alla telemedicina come strumento necessario ed efficace. In ambito cardiochirurgico operiamo in ciò che io definisco “speciale”: la circolazione extracorporea a cuore e polmoni fermi, ruolo esclusivo del TFCPC, che consente al cardiochirurgo di operare mantenendo le funzioni vitali del paziente durante correzione di malattie congenite o degenerative, in elezione o emergenza, e ancora nel delicato compito di eseguire trapianto di cuore e polmoni.

Inoltre quando i pazienti lo necessitano, gestiamo l’assistenza del paziente critico con ’ExtraCorporeal Membrane Oxygenation’ (ECMO), tecnica che supporta le funzioni cardiache e/o polmonari attraverso la circolazione extracorporea a lungo termine. Nel corso di questa pandemia, come già accaduto con la SARS nei primi anni 2000, l’ECMO si è dimostrato un essenziale salvavita. Sono stati utilizzati ECMO nella quasi totalità dei Dipartimenti Cardiovascolari e nelle Rianimazioni di tutto il territorio Nazionale.

Nonostante la delicata e complessa gestione dell’ECMO, ancora accade che in quasi tutto il territorio nazionale queste procedure siano eseguite da personale non idoneo, non formato e soprattutto in conflitto con le norme sull’abuso di esercizio della professione. Ciò non accade solo per l’ECMO, ma a discapito della nostra professionalità inoltre assistiamo a realtà in cui vengono utilizzate in modo arbitrario figure professionali non abilitate che non permettono di assicurare gli standard minimi di qualità e sicurezza nella gestione anche di altre procedure.

Il TFCPC al contrario, con le sue competenze trasversali è l’unica figura idonea ad eseguire la procedura del recupero del sangue perioperatorio, gestire la plasmaferesi intraoperatoria, preparare gel piastrinico e colla di fibrina, utilizzare le metodiche extracorporee normotermiche e ipertermiche per terapia antiblastica, pelvica, peritoneale, toracica, arti e fegato, dialisi extracorporea. Il vero problema però è che la nostra professione è misconosciuta spesso anche tra i professionisti sanitari e mentre ci sono molte eccellenze riconosciute, come a Legnago in provincia di Verona dove 4 TFCPC nell’ ambulatorio di Elettrofisiologia controllano 2000 pazienti da remoto in collaborazione con il Cardiologo.

Vorremmo far capire a medici e direttori sanitari il vantaggio della qualità assistenziale offerta dai TFCPC e quanto ne gioverebbero tutte le strutture in termini sanitario-economici. Purtroppo però gli iscritti al nostro Albo sono ancora 1387 con forti concentrazioni di assunzione a Roma e in regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Un numero esiguo rispetto alle reali necessità nazionali a fronte di tanti tecnici neolaureati che potrebbero essere impiegati, rispondendo positivamente ai bisogni dei centri, con competenze che non possono essere vicariate da nessuna altra figura professionale.

Inaccettabile lo sconfinamento di altri professionisti in ambiti propri del TFCPC, per cui ci impegniamo a salvaguardare i confini assistenziali, per assicurare un’adeguata quota di assunzione, di risposta al mercato e soprattutto ai bisogni di salute del cittadino. Noi operiamo inoltre in ogni fascia d’età e a tal proposito vorrei citare le straordinarie competenze dei colleghi impiegati in strutture cardiologiche e chirurgiche pediatriche nazionali e ancora citare le strutture che impiantano supporti meccanici al circolo dove grazie al nostro know-how clinico e tecnico, è possibile partecipare al follow-up ambulatoriale, domiciliare o da remoto dei pazienti portatori di assistenze ventricolari meccaniche (VAD o cuori artificiali).

Obiettivo del mio mandato sarà soprattutto arrivare nei territori: ci sono tante provincie scoperte. Non è trascurabile poi che i TFCPC nel contesto territoriale possono prestare servizio in emergenza. Tutti i grandi centri ospedalieri sono collegati a una serie di centri periferici: si chiama rete “Hub and Spoke”. Noi possiamo intervenire a livello locale in situazioni di shock cardiogeno o arresto cardiaco refrattario e laddove non c’è un centro avanzato di cardiologia, una rianimazione, una cardiochirurgia, ecc. si può condurre il team con i medici specialisti in ambulanza direttamente sul posto, per stabilizzare il paziente con impianto di ECMO e trasferirlo in sicurezza presso un centro più attrezzato.

Questa rete dovrebbe essere implementata a livello regionale con la creazione di percorsi predefiniti il cui sviluppo potrà giocare un ruolo chiave per la diffusione della donazione a cuore fermo, con le sue specificità legate al trasporto ed al ricondizionamento degli organi. Abbiamo competenze per eseguire la metodica del ricondizionamento d’organi come cuore, fegato, reni, polmoni, permettendone così di implementare la disponibilità degli organi e aumentare i trapianti. La nostra figura professionale in questi 50 anni di storia ha percorso una lunga strada che l’ha tenuta al passo con i progressi in campo scientifico e in linea con i bisogni di salute dei cittadini, ora è il momento di riconoscerne le competenze e creare le giuste sinergie con le altre professioni sanitarie con cui condividiamo questo percorso.

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