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Sul mercato non competono le imprese, competono i sistemi. Ecco la strategia di Lusetti (Conad) | Stati Generali della Ripartenza

Il presidente di Conad Mauro Lusetti, dialogando nella giornata del 24 novembre con l’editorialista de La Stampa Pierangelo Sapegno, durante il panel “L’unità del Paese: il ruolo dei top player nelle situazioni di difficoltà” in occasione degli Stati Generali della Ripartenza organizzati a Bologna dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia, è intervenuto parlando della capacità del sistema Italia nell’affrontare le difficoltà degli anni dal 2019 al 2021 e descrivendo altresì il modello Conad.

“La prima considerazione che credo sia corretto fare – ha raccontato Lusetti – è che negli anni della pandemia, c’è stato un grande ruolo esercitato dall’Europa e dallo Stato. Credo che un pezzo importante della nostra resilienza in quel periodo vada ascritta alla capacità dello Stato di intervenire, alla capacità di sostenere le persone, le famiglie e le imprese. Non è banale sottolinearle questo aspetto, perché non è tanto e soltanto il sistema economico italiano che ha retto meglio di altri. Lo ha fatto perché c’è stato un intervento dei poteri pubblici in Italia e in Europa. Abbiamo rivalutato moltissimo il ruolo dell’Europa in quel periodo. Hanno adottato delle modalità che ci hanno consentito, come sistema Paese, di presentarci alla ripresa e quindi alla fine della pandemia nella migliore delle condizioni possibili con le nostre modalità di sistema e con tutti i nostri pregi e i nostri difetti”.

E continua: Io credo che qui agli Stati Generali della Ripartenza si sia parlato molto di rete, di collaborazione, di condivisione. Si sono identificati alcuni elementi di debolezza del nostro sistema, che sono l’eccessiva frammentazione del numero di imprese, la dimensione medio-piccola del nostro sistema produttivo. È una caratteristica del nostro Paese. Questo perché lo dico? Perché il sistema Conad, ma in generale della cooperazione, sia un modello che riesce a valorizzare attraverso il fare rete, attraverso le politiche consortili, le dimensioni medio-piccole delle imprese associate, per poi metterle nelle condizioni di esercitare un ruolo da leader, come nel nostro caso”.

Il presidente di Conad Lusetti poi aggiunge: “Operatori commerciali di piccole e medie dimensioni che assieme sono riusciti nell’arco di alcuni anni a rappresentare una eccellenza per il nostro Paese, perché 2.800 imprenditori commerciali associati sono riusciti a salvare un pezzo importante dell’industria distributiva italiana con l’acquisizione dell’Auchan. E quindi credo che da questo punto di vista quel modello, non è l’unico per fortuna, il nostro modello ci dice alcune cose, che piccolo non è bello, ma piccolo insieme ad altri può fare qualcosa di importante. Il problema sono le regole, il problema sono le modalità con le quali sta insieme ad altri colleghi, le scelte di natura strategica, ma da questo punto di vista io credo che l’elemento fondamentale che è il fare rete, il cooperare, lo stare insieme ad altri, tenendo regole politiche e strategie di sviluppo, ci consente di arrivare a delle dimensioni anche in termini di quota e di volume d’affari. Quest’anno Conad supererà i 20 miliardi di fatturato nel suo insieme aggregato, è leader di quota nella distribuzione moderna ed è nelle condizioni con questa dimensione di cimentarsi anche con operazioni come quella che ho detto prima”.

E prosegue: “Conad è fondamentalmente un’organizzazione che è nata all’inizio degli anni 60 e in quel periodo altre esperienze di associazione e cooperativa tra imprenditori sono nate come nel mondo agricolo e oggi rappresentano anche lì delle eccellenze dal punto di vista imprenditoriale. Siamo a Bologna, Granarolo è una delle organizzazioni nel mondo della trasformazione agroalimentare principale ed è anch’essa una realtà che si è realizzata e sviluppata nel tempo aggregando coltivatori, aggregando allevatori di bestiame che conferiscono il loro prodotto all’organizzazione. Quindi, credo che c’è un tema più generale di un modello che è quello cooperativo e un’esperienza della quale io sono particolarmente orgoglioso perché la presiedo, che è il Conad”.

“Io parto da una convinzione che oggi, in questa era moderna così attraversata da incertezze e da crisi continue che si susseguono, sul mercato competono dei sistemi, non competono le singole imprese. Sistemi che sono tali perché hanno valori, perché hanno modelli organizzativi, perché c’è una visione strategica, perché non hai un unico scopo del tuo agire all’interno dell’impresa il lucro, il guadagno, l’arricchimento fine a se stesso. E quindi io credo che da questo punto di vista Conad sia un esempio, perché da 60 anni a questa parte ci sono state generazioni di cooperatori che si sono passati il testimone del governo e della governance dell’impresa, hanno perseguito, si è perseguito con determinazione e con tenacia, superando anche difficoltà, momenti difficili. Le vite delle imprese sono come le vite delle persone, hanno degli alti e dei bassi, quindi è difficile trovare imprese che sono in un arco temporale altissimo dei percorsi di sviluppo, di sviluppo costante e continuativo”.

Continua Lusetti: “Quindi anche superando le difficoltà ci siamo trovati nella condizione a un certo punto di diventare leader. Un piccolo operatore commerciale degli anni 60 che veniva dal mondo agricolo con la biro nell’orecchio, come chi ha la mia età se lo ricorda bene, quando entrava in un negozio alimentare, che è riuscito attraverso diversi passaggi a costruire un’impresa che oggi fa oltre 20 miliardi e che è leader nel mercato italiano. Quindi, da questo punto di vista, questo sistema ha potuto raggiungere questi risultati perché c’è questo insieme di attività, non è una singola impresa, è un sistema che compete. Essere sistema vuol dire avere anche la capacità di attrarre talenti, di trattenere talenti. Sappiamo molto bene chi fa impresa oggi che uno dei fronti su cui si sviluppa la competizione non è sul prodotto ma sulle persone. Quindi poter attrarre o poter trattenere i tuoi talenti, costruirli in termini di percorsi professionali e di crescita è uno degli elementi su cui ci siamo particolarmente impegnati. Anche perché abbiamo questa convinzione da cooperatori che noi siamo amministratori pro tempore e per noi pro tempore vuol dire che arriva il momento in cui passi il testimone di un’altra generazione di cooperatori. E se non li hai formati diventa un alibi per non andarsene via per chi è un po’ disattento rispetto ai suoi doveri. Ma diventa un problema se poi non hai questa capacità di garantire una continuità nel tempo. Una cooperativa come Conad non è vendibile come può essere legittimo per un imprenditore privato realizzando un avviamento. E quindi noi abbiamo il dovere di investire molto sulle persone, su queste filiere. Avere un’omogeneità anche dal punto di vista culturale che non vuol dire per i più maliziosi un’omogeneità dal punto di vista politico. Vuol dire culturale, valori cooperativi, articolo 45 della Costituzione, sono gli elementi su cui noi costruiamo anche un tratto, un profilo molto importante del gruppo dirigente che poi nel tempo è riuscito a realizzare gli obiettivi che sono davanti a tutti. Quindi è assolutamente corretto e vero che i successi delle imprese, oggi più di ieri, non dipendono da una singola persona o dalle qualità di una singola persona ma da questa capacità di riuscire a costruire squadre che sono elementi delicatissimi. Un gruppo dirigente di un’impresa è un’opera di cesello. Ci sono situazioni che devono essere costruite nel tempo perché ci sono età, professioni, provenienze diverse che vanno amalgamate e questo è il lavoro principale di chi oggi governa un’impresa in generale e nello specifico anche una cooperativa”.

Circa quale futuro intravede e quale percezione abbia in merito all’evoluzione dei consumi in Italia e quali siano state le principali evidenze del comportamento di acquisto degli italiani, Lusetti afferma: “Ma io, personalmente, non sono né ottimista né pessimista, perché queste sono categorie dello spirito che per chi fa impresa servono poco, nel senso che non ci aiutano a fare attività di, non so, di efficientamento, non ci aiutano a fare attività di ricerca, bisogna farle. Bisogna capire, comprendere, studiare continuamente quello che tu devi fare e lo devi fare nel migliore dei modi possibili. Poi, per un cooperatore, io chiedo scusa, ma sono tale da quando avevo vent’anni, il tema dell’ottimismo e del pessimismo non esiste come categoria, perché noi, con questo passaggio del testimone, voglio dire, siamo condannati a pensare che, a un certo punto, passiamo ad una generazione di cooperatori che ci deve essere. E quindi, da questo punto di vista, quello che noi stiamo vedendo oggi è quello che sta attraversando il Paese. Un Paese che è in difficoltà, perché circa tutto l’andamento positivo, i tassi di crescita importanti che abbiamo registrato nel periodo post-Covid, adesso paghiamo dazio. Rispetto all’anno scorso, 12 mesi, sul carrello della spesa c’è una crescita dell’inflazione che continua ad esserci del 10-12%. Ha rallentato la crescita, ti sei posizionato sul 5-6%, ma non hai recuperato tutta l’inflazione che è sui prodotti. Quindi le persone hanno a che fare con stipendi che sono comunque contenuti, che non hanno recuperato tutta l’inflazione, e un tenore di vita e un costo della vita che è nettamente superiore. E questo lo si vede e si riflette sui consumi, sulla modalità di fare spesa, frequenze maggiori con quantità inferiori. Quindi c’è un elemento positivo, ma dettato dalla necessità e non da una scelta. La somma è a valore più 10 a quantità meno 2. E le persone hanno questa modalità, determina anche un minore spreco, che di per sé è un fatto positivo, ma parte da una necessità, da un bisogno di non buttare via soldi, non di sprecare merce. Di non buttare via soldi. Quindi c’è oggettivamente la ricerca continua di una economicità, per cui le difficoltà del Paese, che vengono descritte a volte con questi numeri un po’ freddi, ce le ritroviamo nei comportamenti quotidiani delle persone che frequentano i nostri punti di vendita. E avendo noi 12 milioni di persone che quotidianamente frequentano i nostri punti di vendita, abbiamo un osservatorio di questa difficoltà e di questo disagio ben preciso”.

“Cosa facciamo noi? Noi interveniamo con le attività che sono tipicamente nostre. Noi abbiamo, e riguarda noi, ma riguarda mediamente tutta la distribuzione, noi siamo quelli che hanno la maggiore quota di vendita di prodotti a marchio, Conad. Altre organizzazioni hanno i loro prodotti a marchio, noi abbiamo un’incidenza che è oltre il 35% delle vendite, e quindi abbiamo un’incidenza di circa 30 prodotti a marchio. Questo è un elemento che non ha valore solo per noi e per il consumatore, che trova lì il giusto equilibrio tra capacità competitiva e qualità del prezzo. C’è un’intera filiera che è attorno a queste vicende, perché quei prodotti a marchio vengono prodotti e trasformati da una filiera di oltre 1.200 imprese di media o piccola dimensione del settore agroalimentare italiano e quindi, da quel punto di vista lì, ci sentiamo non solo orgogliosi perché abbiamo salvato attraverso l’acquisizione un pezzo di rete distributiva italiana di proprietà Auchan, ma ci sentiamo anche attori positivi di una filiera che attraverso di noi, insieme a noi, attraverso un elemento di collaborazione, in questi anni si è sviluppata, si è cresciuta dal punto di vista della capacità imprenditoriale, e oggi è in grado anche di guardare all’estero. Quindi questa caratteristica del sistema italiano, di piccole e medie imprese, è diventato nel contesto della filiera Conad qualcosa di importante che può guardare anch’essa all’estero”.

E, concludendo, Lusetti parla anche del mercato online: “L’e-commerce è un problema, perché l’e-commerce è molto sviluppato in Europa, in Francia e in Inghilterra, ma se togliamo dal conteggio Parigi e Londra, ha dei livelli di incidenza dell’e-commerce che sono simili al nostro Paese. Siamo a dei livelli poco superiori al 2-3%, negli altri paesi, escluse le grandi regioni e metropoli di Londra e Parigi, sono attorno al 4-5%, quindi vale niente ed è in difficoltà. Noi abbiamo, credo come gran parte delle imprese, due questioni davanti per sviluppare e avere una visione per i prossimi 3-5 anni, ed è il tema della sostenibilità e il tema della digitalizzazione. Sono i due elementi che condizionano e condizioneranno sempre di più la nostra attività, la capacità di capire e di leggere i cambiamenti dei consumatori, la necessità di introdurre innovazione che ci consenta di essere capaci di stare su un mercato fortemente competitivo come quello in cui stiamo vivendo”.

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