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Violenza sulle donne, 3 milioni di vittime prima dei 16 anni | Il report dell’Istat

La terza Indagine sulla Sicurezza delle donne dai 16 ai 75 anni, condotta tra marzo 2025 e gennaio 2026, ha permesso di stimare alcune componenti della violenza subìta prima dei 16 anni.

L’Indagine – parte dell’Accordo tra l’Istat e il Dipartimento per le Pari Opportunità, firmato nel 2017 e prorogato fino al 2026 – ha rilevato la violenza prima dei 16 anni in base a una metodologia armonizzata con l’Indagine europea sulla violenza di genere condotta da Eurostat tra il 2021 e il 2024.

I dati europei sono stati rilasciati nel report “Childhood violence and its lifelong impact” pubblicato nel 2026.

Rispetto alla precedente Indagine (condotta nel 2014), in questa occasione sono state rilevate anche le violenze fisiche subite da parte di qualsiasi autore e alcune forme di violenza psicologica, come le umiliazioni da parte dei genitori.

Il report conferma i risultati delle precedenti edizioni dell’Indagine (2006 e 2014) in merito all’esistenza di processi di trasmissione intergenerazionale della violenza, evidenziando uno stretto legame tra la violenza fisica e sessuale subìta nell’infanzia e la violenza subìta da adulte.

Il report presenterà dapprima i dati dell’esperienza di violenza subìta prima dei 16 anni, per poi analizzare il legame tra questa e la violenza subìta da adulte, sia da parte del partner sia da altri autori.

Un’attenzione particolare è dedicata al ruolo della violenza assistita come fattore di rischio per l’esposizione ad altre forme di violenza.

I PRINCIPALI RISULTATI

  • Il 15,3% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni, pari a circa 3 milioni, e l’11,4% delle straniere di questa stessa età, oltre 244mila donne, dichiarano di aver subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni, violenze che si sono verificate soprattutto da parte di persone conosciute o in ambito familiare.

Tra le straniere il dato più elevato si riscontra tra le rifugiate (22,4%, pari a 7mila 260 donne); le romene hanno un dato simile alle italiane (14,6%, corrispondente a 71mila 800 donne), seguite dalle donne filippine (12,0%, 8mila 800).

  • In particolare, l’8,2% (poco meno di 1 milione e 650mila) delle donne italiane e il 3,4% (circa 72mila 700) delle straniere hanno subìto almeno una violenza sessuale prima dei 16 anni.
  • Rispetto al 2014, anno della precedente Indagine condotta dall’Istat, si assiste a una diminuzione delle donne tra 16 e 70 anni (il confronto è possibile solo in questa fascia di età) che hanno subìto violenze sessuali prima dei 16 anni: il 7,8% contro il 10,6%.
  • Il 7,2% delle italiane e il 2,8% delle straniere ha subìto contatti indesiderati nelle aree intime del corpo, ma quando la violenza sessuale si fa più grave la frequenza si riduce e le differenze tra italiane e straniere si attenuano.

Ad esempio, quote pari al 2,1% delle italiane e all’1,8% delle straniere sono state costrette a toccare le parti intime di qualcuno, con una frequenza maggiore per le romene e le donne rifugiate.

Parenti, amici e amici di famiglia costituiscono la maggiore parte degli autori, quasi tutti di sesso maschile.

La violenza sessuale agita da familiari è più rara, ma quando accade si ripete con più frequenza.

Più del 58% delle vittime, da piccola, non ha parlato con nessuno delle violenze subite.

  • La maggior parte degli episodi di violenza sessuale si verifica tra gli 11 e i 16 anni, ma l’8,2% delle vittime italiane colloca il primo episodio prima dei 6 anni.
  • Circa il 9% delle donne ha subìto violenze fisiche prima dei 16 anni (9,2% delle italiane pari a 1 milione e 847mila; il 9,6% delle straniere, oltre 206mila).

Le forme più diffuse sono le spinte, gli strattonamenti e gli schiaffi, subiti prima dei 16 anni dall’8,1% delle donne italiane e dal 9,3% delle donne straniere; le forme più gravi, essere colpite violentemente, prese a calci, percosse con oggetti, bruciate o ferite con un’arma, hanno riguardato il 3,1% delle italiane e il 3,3% delle straniere.

La violenza più grave è soprattutto per mano dei genitori.

  • Il 4,3% delle donne italiane e il 4,6% delle straniere hanno subìto sempre o spesso umiliazioni o denigrazioni prima dei 16 anni; per le prime è più spesso la madre ad averle perpetrate, per le seconde il padre.
  • Alla violenza subìta si somma la violenza assistita.

Il 10,4% delle donne italiane e straniere ha assistito, durante l’infanzia, alle violenze verbali o fisiche tra i genitori, nonché alle umiliazioni e denigrazioni rivolte ai fratelli (10,3% per le italiane, 11,6% per le straniere).

Vivere in un clima di violenza rende più vulnerabili: le donne che assistono alla violenza sia verbale sia fisica da piccole sono anche quelle che, sempre da piccole, hanno subìto più violenze fisiche e/o sessuali (quasi la metà per le italiane, poco meno di un terzo per le straniere).

  • La quota di donne che hanno subìto violenze fisiche o sessuali da adulte, pari al 31,9% per le italiane e al 27,4% per le straniere, quasi raddoppia se si sono subite violenze fisiche o sessuali anche da piccole (57,2% per le italiane e 56,8% per le straniere).

Un dato del tutto simile a quello rilevato nel resto d’Europa.

  • Sono soprattutto le violenze subite o assistite da piccole nella famiglia a peggiorare la situazione.

Il dato più elevato si riscontra per le italiane quando è il padre ad avere usato violenza fisica nei confronti della figlia (68,2% tra le italiane, 65,6% per le straniere), per le straniere è maggiore il ruolo delle madri (88,1% contro il 64,4% per le italiane).

Circa il 15% delle donne ha subìto violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni

Il 14,9% delle donne dai 16 ai 75 anni ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni (il 15,3% delle donne italiane e l’11,4% delle straniere).

La violenza fisica interessa quote sostanzialmente analoghe nelle due popolazioni (9,2% tra le italiane e 9,6% tra le straniere), mentre quella sessuale è più frequente tra le italiane (8,2% contro 3,4%), che da giovani subiscono più di frequente molestie sessuali, rispetto alle straniere, esattamente come accade tra le donne adulte.

L’analisi degli autori evidenzia che queste violenze sono perpetrate prevalentemente da persone conosciute dalla vittima, come accade per le violenze subite dalle donne dopo i 16 anni.

Hanno infatti subìto violenza fisica e/o sessuale da parte di almeno una persona conosciuta (inclusi i familiari e i parenti) il 13,5% delle donne italiane e l’11,2% delle straniere, mentre le quote riferite a uno sconosciuto sono pari, rispettivamente, al 2,1% e allo 0,6%.

Tra le persone conosciute assumono un ruolo rilevante i genitori, indicati dal 3,9% delle italiane e dal 4,3% delle straniere, in particolare il padre o patrigno (2,7% e 3,7%).

Seguono altri familiari, amici, conoscenti di vista e altre figure, come gli insegnanti, il personale sanitario o i religiosi, con frequenze più contenute.

Violenza sessuale prima dei 16 anni in diminuzione rispetto al 2014

La violenza sessuale è stata indagata mediante quattro quesiti: essere costretta a posare nuda davanti a qualcuno di persona o in foto, video o webcam su Internet quando la giovane non voleva farlo; essere toccata da qualcuno nelle parti intime (i genitali o il seno) contro la propria volontà; essere costretta a toccare le parti intime di un’altra persona; essere costretta ad avere un rapporto sessuale.

Considerando tutte queste forme di violenza sessuale, dichiarano di aver subìto violenza sessuale prima dei 16 anni l’8,2% delle donne italiane e il 3,4% tra le donne straniere, un dato complessivamente in diminuzione rispetto al 2014.

Le donne dai 16 ai 70 anni (classe di età indagata nel 2014) che hanno subìto violenza sessuale prima dei 16 anni sono il 7,8% nel 2025, contro il 10,6% nel 2014.

L’Indagine europea sulla violenza contro le donne, condotta tra il 2021 e il 2024, fornisce alcuni dati confrontabili sulla violenza sessuale subìta prima dei 16 anni.

La media europea della violenza sessuale è pari al 7% per le donne dai 18 ai 74 anni, mentre supera il 10% per Svezia, Lussemburgo, Finlandia, Danimarca, Olanda e Francia.

La comparabilità internazionale va sempre considerata con le dovute cautele, anche perché le differenze possono farsi risalire alle peculiarità dei contesti socio-culturali dei singoli Paesi che, almeno in parte, possono favorire il riconoscimento e l’emersione della violenza.

Tra le cittadine straniere sono le donne rifugiate (6,9%) ad avere subìto più violenze sessuali prima dei 16 anni, seguite dalle romene (4,6%) e dalle ucraine (4,1%).

Valori più contenuti si registrano tra le filippine (3,1%), le albanesi (3,0%) e le cinesi (2,7%), mentre la quota più bassa riguarda le marocchine (0,2%).

Per le donne delle altre cittadinanze è pari al 3,1%.

Il dato pressoché assente per le donne marocchine può anche far pensare ad una particolare difficoltà nel rispondere a tali quesiti su questo tema.

Fatta eccezione per gli episodi in cui la donna è stata toccata nelle parti intime contro la propria volontà, che sono segnalati soprattutto dalle donne italiane (7,2% rispetto al 2,8% delle straniere), cosa che accade anche per le molestie subite dopo i 16 anni di età, per le altre forme di violenza sessuale non emergono particolari differenze.

La percentuale di donne che sono state costrette a toccare le parti intime di un’altra persona è pari al 2,1% delle italiane e l’1,8% delle straniere, mentre la quota delle donne italiane e straniere costrette a subire un rapporto sessuale prima dei 16 anni è pari allo 0,8%.

Infine, per una quota residuale dello 0,3% le donne italiane sono state costrette a posare nude o a inviare foto o video di parti intime (0,5 tra le 16-24enni), fenomeno quasi inesistente tra le straniere.

Le donne ricordano e raccontano le violenze sessuali senza elevate differenze per generazione e non emergono particolari differenze per età: fatta eccezione per le 16-24enni che riportano di aver subìto violenze sessuali nel 9,5% dei casi, le altre classi di età presentano tassi simili.

Il minimo è per le donne tra i 65 e 75 anni di età (7,1%).

Per le straniere, invece, sono le 35-44enni (4,9%) a riportare maggiori violenze, seguite dalle giovanissime (4,3%).

Con riferimento al titolo di studio, emergono invece differenze importanti.

Tra le donne con un titolo post-secondario, la quota di quante riferiscono violenze sessuali raggiunge il 10,3% tra le italiane e il 5,3% tra le straniere, valori superiori a quelli medi osservati nei rispettivi gruppi.

Al contrario, tra le donne con nessun titolo o la sola istruzione elementare, le quote scendono al 4,4% tra le italiane e all’1,2% tra le straniere, a prescindere dalla età.

Questa differenza può essere fatta risalire almeno in parte a una maggiore predisposizione delle persone con maggiori strumenti culturali a riconoscere e far emergere la violenza subìta.

Tra le italiane, la quota di donne che riferisce di aver subìto violenza sessuale prima dei 16 anni è più elevata nelle regioni del Nord, in particolare nel Nord-est (10,4%), e si riduce progressivamente nel Mezzogiorno, fino al 5,7% nelle Isole.

Lo stesso andamento si osserva per gli episodi in cui la donna riferisce di essere stata toccata nelle parti intime contro la propria volontà, con quote comprese tra l’8,8% nel Nord-est e il 5,0% nelle Isole.

Quasi esclusivamente uomini gli autori delle violenze sessuali

Per le donne che riferiscono di essere state toccate nelle parti intime contro la propria volontà o costrette a toccare le parti intime di altre persone emerge il ruolo prevalente di figure maschili appartenenti alla rete familiare e relazionale.

Tra le italiane, conoscenti e amici, amici di famiglia o compagni di scuola rappresentano, per entrambe le forme, poco meno di un quarto degli autori indicati; negli episodi in cui la donna riferisce di essere stata toccata nelle parti intime assume tuttavia un peso analogo anche lo sconosciuto (22,8%).

Tra le straniere prevalgono invece amici, amici di famiglia o compagni di scuola (34,8% tra le donne che riferiscono di essere state toccate nelle parti intime e 26,5% tra quelle costrette a toccare le parti intime dell’autore), mentre il padre o il patrigno rappresenta la seconda figura più frequentemente indicata (rispettivamente 21,1% e 13,4%).

Per la forma più grave di violenza sessuale, la costrizione a subire un rapporto sessuale, tra le italiane gli autori più frequentemente indicati sono un conoscente o qualcuno conosciuto di vista (29,1%), un amico, un amico di famiglia o un compagno di scuola (24,9%) e un altro parente (18,4%).

Più contenuta è la quota di vittime italiane che indica uno sconosciuto (9,0%).

Tra le straniere prevalgono gli episodi attribuiti a uno sconosciuto (56,7%) e a un conoscente o qualcuno conosciuto di vista (44,3%), mentre il padre o patrigno è indicato nel 21,7% dei casi.

Quasi assenti invece le violenze sessuali perpetrate dalle donne.

La maggior parte delle ragazze e delle bambine non parla della violenza sessuale subìta

Nel caso delle violenze legate alla sfera sessuale, alcune domande permettono di approfondire il contesto in cui si verificano; oltre alla frequenza con cui gli episodi accadono, si rilevano l’età al primo episodio, se la donna ha parlato con qualcuno dell’episodio subìto e la sua gravità.

La ripetitività degli episodi di violenza sessuale si associa al tipo di autore che la commette.

Tra le donne italiane, gli episodi vengono descritti come rari o isolati dall’82,2% di quante indicano uno sconosciuto come autore della violenza e dal 67% di quelle che indicano un conoscente.

Al contrario, tra le donne che indicano il padre o patrigno come autore prevalgono gli episodi ripetuti: il 35,5% riferisce che si sono verificati qualche volta, il 23,2% spesso e il 2,7% sempre.

Anche la gravità è maggiore nel caso delle violenze subite in famiglia.

Le italiane definiscono molto grave la violenza, quando questa è stata effettuata dal padre o patrigno (80,1%), meno grave quella per mano dei conoscenti (60,7%), di altri parenti di sesso maschile (55,5%) e degli sconosciuti (al 53,6%).

Tra le donne straniere, la percezione di maggiore gravità risulta particolarmente elevata per gli episodi attribuiti agli sconosciuti e ai parenti.

Con riferimento all’età in cui si è verificato il primo episodio, il 54% delle vittime italiane e il 69,3% delle straniere indica il periodo compreso tra gli 11 e i 16 anni, mentre rispettivamente il 45,4% e il 30,1% riferisce che l’episodio è avvenuto prima degli 11 anni.

Tra le italiane l’8,2% colloca il primo episodio prima dei 6 anni.

Il silenzio sull’accaduto rappresenta la situazione più frequente sia tra le italiane sia tra le straniere: rispettivamente il 58,4% e il 58,3% delle donne che hanno subìto violenza sessuale prima dei 16 anni dichiara di non averne parlato con nessuno al momento della violenza.

Le italiane ne parlano di più con familiari o parenti (29,9%) e meno frequentemente con amici, compagni di scuola o vicini (10,8%); tra le straniere le quote sono pari, rispettivamente, al 25% e al 26,9%.

Risulta invece molto limitato il ricorso alle istituzioni (polizia o servizi sanitari o sociali).

A scuola, parlano con i professori e gli insegnanti circa l’1,9% delle straniere e il 2,6% delle italiane.

Vittime di violenza fisica prima dei 16 anni: più del 9% delle donne

Il 9,2% delle cittadine italiane dichiara di aver subìto violenza fisica prima dei 16 anni, una quota che si attesta al 9,6% per le straniere residenti in Italia.

In particolare, tra le rifugiate la percentuale raggiunge il 19,6%.

Considerando il dato per cittadinanza, la quota è più elevata tra le romene (11,5%), mentre valori prossimi al 10% si osservano tra le filippine e le donne appartenenti alle altre cittadinanze straniere.

Percentuali più contenute si registrano tra le albanesi (4,7%), le cinesi (5,2%) e le marocchine (5,6%).

Le forme di violenza fisica più diffuse, spinte, strattonamenti e schiaffi, sono subite prima dei 16 anni dall’8,1% delle donne italiane e dal 9,3% delle donne straniere.

Mentre le più gravi, essere colpite violentemente, prese a calci, percosse con oggetti, bruciate o ferite con un’arma, riguardano il 3,1% delle italiane e il 3,3% delle straniere.

Sono le donne più giovani a segnalare di avere subìto più di frequente le violenze, ma questo accade per le italiane soprattutto per le violenze fisiche meno gravi: essere spinte, strattonate o prese a schiaffi sono episodi riferiti dal 12,9% delle donne di 16-24 anni e da quote progressivamente più contenute nelle classi di età successive, fino al 4,3% tra le 65-75enni.

Questa differenza per età potrebbe essere attribuibile però anche dal problema del “ricordo” di situazioni relativamente meno gravi.

Al contrario, infatti, la quota di donne che dichiara di essere stata colpita o picchiata è piuttosto stabile tra i 16 e i 64 anni (3,0%-3,8%), scendendo al 2,0% solo per le 65-75enni.

Tra le straniere, invece, le differenze per età rimangono rilevanti anche per le violenze fisiche gravi.

L’8,6% delle 16-24enni dichiara di essere stata colpita o picchiata prima dei 16 anni, a fronte del 3,7% delle italiane della stessa età, il 13,4% dichiara di essere stata spinta, strattonata o schiaffeggiata, un dato analogo a quello delle italiane.

Le differenze territoriali non sono particolarmente rilevanti: le vittime italiane degli episodi di spinte, strattonamenti o schiaffi variano dal 7,6% nel Sud all’8,8% nel Centro; sempre al Centro e al Nord-ovest sono di più le vittime che sono state colpite e picchiate.

La violenza fisica più grave, soprattutto per mano dei genitori

Tra le donne italiane che dichiarano di aver subìto violenza fisica prima dei 16 anni, gli autori più frequentemente indicati sono il padre o il patrigno (27,3%) e un amico, un amico di famiglia o un compagno di scuola (25,4%).

Per le straniere il contesto familiare maschile assume un peso maggiore: il 36,6% indica come autore il padre o il patrigno, il 18,8% un fratello o fratellastro (6,6% tra le italiane) e il 12,5% un parente (4,7% per le italiane).

Il 17,9% delle straniere risulta vittima di amici, amici di famiglia o compagni di scuola.

Considerando le forme di violenza più gravi, il 47,5% delle vittime straniere è stato colpito, picchiato o ferito in altro modo da parte del padre e il 43,5% dalla madre; tra le vittime italiane il padre ne è l’autore in circa il 40% dei casi e la madre nel 28%.

Anche le donne compiono violenze fisiche sebbene in misura ridotta; tra le figure femminili, la madre/matrigna è quella più frequentemente indicata come autrice, sia dalle italiane (19,7%) sia dalle straniere (17,2%).

Tra le italiane assume un peso rilevante anche il gruppo delle amiche, amiche di famiglia o compagne di scuola sia per le italiane (14,9%), sia per le straniere (13,2%).

Altre tipologie di autrici femminili sono indicate con minore frequenza, anche se tra le straniere emerge una maggiore presenza di parenti femmine (6,9%, rispetto all’1,7% delle italiane).

Sono soprattutto i genitori a compiere ripetutamente le violenze fisiche.

Gli episodi attribuiti a figure familiari (genitori e fratelli) tendono più spesso a ripetersi nel tempo, tra il 30 e il 40%, mentre quelli riconducibili a conoscenti o sconosciuti sono più frequentemente descritti come episodi isolati o rari.

Le umiliazioni e le svalutazioni sono spesso l’inizio delle storie di violenza

Il ruolo rilevante dei genitori tra gli autori delle violenze porta ad approfondire le esperienze vissute in ambito familiare.

L’approfondimento sulle violenze in ambito familiare prende in esame, oltre alle forme di violenza fisica e sessuale, anche le umiliazioni e le svalutazioni da parte del padre e della madre, considerate come indicatore di violenza psicologica.

Il 4,3% delle donne italiane riferisce di aver subìto sempre o spesso episodi di umiliazione o svalutazione da parte di almeno uno dei genitori prima dei 16 anni; la quota sale al 12,8% considerando anche gli episodi verificatisi qualche volta.

In particolare, il 3,0% dichiara di aver subìto sempre o spesso umiliazioni o svalutazioni da parte della madre e il 2,4% da parte del padre.

Considerando gli episodi avvenuti anche qualche volta, le quote raggiungono rispettivamente il 9,7% e il 7,8%.

Analogamente, il 4,6% delle cittadine straniere riferisce di aver subìto sempre o spesso episodi di umiliazione o svalutazione da parte di almeno uno dei genitori prima dei 16 anni: al contrario delle italiane, è il padre ad umiliare più spesso le figlie (3,4% contro il 2,2% della madre).

Se si includono gli episodi verificatisi qualche volta, per le straniere il dato aumenta al 14,6%, 12,8% dal padre e 10,0% dalla madre.

La rilevanza della violenza psicologica è visibile anche nell’impatto che questa ha nel configurare l’escalation verso la violenza fisica e/o sessuale: il 38,1% delle donne italiane che riferiscono episodi di umiliazione o svalutazione dichiara di aver subìto anche violenza fisica e/o sessuale dai genitori (45,9% per le donne straniere), a fronte del 2,4% di chi non le ha subite (2,3% per straniere).

Essere testimoni di violenza in famiglia aumenta il rischio di subirla

Oltre a subire violenze fisiche e sessuali, le donne possono essere state anche testimoni della violenza agita in famiglia.

La cosiddetta “violenza assistita” costituisce un importante fattore di rischio per la violenza subìta da piccole e da adulte, oltre che essere una forma di violenza a sé stante, come riportato nella Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (la Convenzione di Istanbul) e nella Direttiva (UE) 2024/1385 relativa alla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.

Prima dei 16 anni, il 6,9% delle donne italiane dichiara di aver assistito a episodi di violenza nei confronti dei fratelli e il 6,6% di aver assistito ad almeno una forma di umiliazione o di violenza fisica tra i genitori.

In particolare, il 6,6% delle donne ha assistito alla violenza verbale tra i genitori e il 2,1% alla violenza fisica.

Le umiliazioni rivolte dalla madre verso il padre sono il 2,6% e quelle del padre verso la madre il 5,6%, mentre l’1,6% assiste alle umiliazioni reciproche tra i genitori.

Al contrario, per la violenza fisica prevalgono le situazioni in cui è il padre ad usare violenza fisica verso la madre (2% contro lo 0,4% in cui la madre è fisicamente violenta verso il padre); mentre sono pari allo 0,3% le violenze fisiche reciproche.

Per le cittadine straniere si osserva un quadro sostanzialmente analogo: il 5,1% dichiara di aver assistito ad almeno una forma di umiliazione o di violenza fisica tra i genitori; il 4,9% ha assistito a violenza verbale e il 2,5% a violenza fisica.

Rispetto alle cittadine italiane risultano più frequenti gli episodi in cui il padre umilia la madre (4,5%) e quelli in cui usa violenza fisica nei suoi confronti (2,5%); nello 0,6% dei casi le violenze fisiche sono reciproche.

I dati evidenziano una chiara associazione tra il clima familiare e le esperienze di violenza subite prima dei 16 anni.

In particolare, tra le donne che non hanno assistito a episodi di violenza o umiliazione tra i genitori, la quota di coloro che riferiscono di aver subìto violenza fisica o sessuale da parte di questi è molto contenuta (1,1% tra le italiane e 0,9% tra le straniere).

Al contrario, tale percentuale aumenta in modo significativo tra le donne che vi hanno assistito: tra le italiane raggiunge il 25,5% in presenza di umiliazioni tra i genitori e il 34,8% quando vi sono violenze fisiche; tra le straniere, le corrispondenti quote sono pari al 23,8% e al 23,3%, rispettivamente.

Anche assistere alla violenza subìta dai fratelli fa aumentare la quota di quante hanno subìto violenza fisica o sessuale, per le donne italiane si va dall’1,8% se non hanno assistito alla violenza sui fratelli al 28,4% di chi vi ha assistito, e per le straniere dall’1,7% al 29,1%.

L’esposizione precoce alla violenza influenza la vita adulta

I dati confermano il carattere intergenerazionale della violenza, evidenziando una forte associazione tra l’esposizione alla violenza durante l’infanzia, propria o del partner, e il rischio di subire violenza nell’età adulta.

Tra le donne italiane che hanno subìto violenza sessuale prima dei 16 anni, il 57,2% ha sperimentato anche violenza fisica o sessuale dopo quell’età, a fronte del 31,9% rilevato complessivamente.

La quota sale al 68,2% tra chi ha subìto violenza fisica dal padre e al 64,4% tra chi l’ha subìta dalla madre.

Anche l’aver assistito alla violenza del padre nei confronti della madre è associato a un maggiore rischio di subire violenza in età adulta (53,7%).

Quando è la madre a usare violenza nei confronti del padre, l’incidenza sale al 56,9%.

Una maggiore incidenza della violenza in età adulta si osserva anche tra le donne che hanno assistito a episodi di umiliazione tra i genitori: raggiunge il 48,5% quando è il padre a umiliare la madre e il 51,1% quando è la madre a umiliare il padre.

L’associazione emerge anche considerando le esperienze di violenza vissute dal partner durante l’infanzia, così come riferite dalle intervistate.

In particolare, le donne dichiarano che il 3,2% dei partner (con cui convivevano al momento dell’intervista) aveva assistito, durante l’infanzia, a episodi di violenza fisica tra i propri genitori; il 2,8% aveva subìto violenza fisica da parte del padre e l’1,4% da parte della madre.

Tra le donne il cui partner ha assistito alla violenza del padre sulla propria madre, la quota di quante dichiarano di aver subìto violenza dal partner attuale passa dal 2,8% del valore medio al 14,8%, raggiunge il 16% quando il partner ha subìto violenza fisica dal padre e il 18,6% quando l’ha subìta sempre nell’infanzia dalla madre.

Una situazione del tutto analoga a quella rilevata nell’Indagine del 2014.

Il quadro fornito dalle donne straniere è simile.

Tra coloro che hanno subìto violenza sessuale prima dei 16 anni, il 56,8% ha subìto violenza fisica o sessuale anche in età adulta, rispetto al 27,4% rilevato complessivamente.

L’incidenza aumenta ulteriormente tra chi ha subìto violenza fisica da parte dei genitori, raggiungendo il 65,6% se l’autore è il padre e l’88,1% se è la madre, dove si osserva l’incidenza più elevata.

La violenza a cui assistono i figli delle vittime

Tra le donne italiane che hanno subìto violenze da parte dei loro mariti e compagni, il 62,1% dichiara che i loro figli hanno assistito a episodi di violenza e in particolare il 18,1% vi ha assistito spesso, il 26,2% talvolta, mentre il 17,8% raramente.

Per le donne straniere, è pari al 57,3% la quota di coloro le quali indicano che i figli hanno assistito alla violenza.

Più in dettaglio sono il 17% quelli che vi hanno assistito spesso, il 27% talvolta e il 13,4% più raramente.

A volte inoltre i figli sono stati coinvolti direttamente nella dinamica di violenza: 19,6% la percentuale indicata dalle donne italiane (spesso il 5,9%, talvolta il 5,5% e l’8,2% raramente) e 27,4% dalle straniere (di cui il 19,7% raramente).

Alle donne è stato chiesto se avessero notato dei cambiamenti nei propri figli, come conseguenza delle violenze viste o subite: tra le donne italiane, il 36,2% riferisce che non ne ha notati.

Il 40,8% segnala invece ansie e paure eccessive, il 29,6% maggiore irrequietezza, il 18,6% difficoltà ad addormentarsi o frequenti risvegli notturni, il 12,7% comportamenti aggressivi (a casa, a scuola, ecc.), l’11,5% disturbi dell’alimentazione (scarso appetito o appetito eccessivo o rifiuto di molti alimenti) e l’11,6% problemi scolastici (difficoltà a concentrarsi, a fare i compiti, diminuzione del rendimento scolastico); infine il 6,2% delle donne riferisce di enuresi notturna dei figli.

Tra le donne straniere, è minore la quota di chi non ha notato cambiamenti (26,6%), mentre il 45,8% segnala ansie e paure eccessive, il 34,7% riscontra maggiore irrequietezza e il 33,1% riporta difficoltà ad addormentarsi o frequenti risvegli notturni.

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