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C’è un altro stretto che può mettere in crisi il commercio mondiale | L’analisi di Greta Tellarini

Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata sullo stretto di Hormuz, un secondo passaggio marittimo rischia di diventare decisivo per gli equilibri economici mondiali.

L’avvenuta conquista di Mocha da parte degli Houthi non è soltanto un nuovo episodio della guerra yemenita, ma è un evento che rafforza la loro posizione lungo la costa del Mar Rosso ed accresce il peso strategico di Bab el-Mandeb, la stretta “Porta delle Lacrime”, attraverso cui passa la rotta che collega l’Oceano Indiano al Mediterraneo attraverso il Canale di Suez.

Il momento è particolarmente delicato perché la crescente pressione su Bab el-Mandeb si manifesta mentre la guerra con l’Iran ha già drasticamente ridotto i transiti attraverso lo Stretto di Hormuz.

I due passaggi marittimi vengono spesso accomunati come grandi chokepoints dell’economia mondiale.

In realtà, però, essi occupano posizioni diverse nel sistema degli scambi internazionali e una loro chiusura produrrebbe conseguenze differenti, sia per la natura dei traffici coinvolti, sia per la possibilità di ricorrere a rotte alternative.

Hormuz è, innanzitutto, il rubinetto energetico del Golfo Persico: una sua chiusura impedisce o limita fortemente l’uscita di petrolio e gas dai principali Paesi produttori della regione e può, quindi, sottrarre fisicamente al mercato mondiale una quota rilevante dell’offerta.

Bab el-Mandeb, invece, rappresenta soprattutto una porta di transito: attraverso di esso passa la grande rotta che dall’Asia raggiunge l’Europa attraverso il Mar Rosso e Suez.

Una sua eventuale chiusura non bloccherebbe necessariamente il transito delle merci, perché le navi potrebbero circumnavigare l’Africa, passando dal Capo di Buona Speranza.

Ciò, tuttavia, comporterebbe un sensibile allungamento dei tempi di navigazione, un maggiore consumo di carburante e un incremento dei noli e dei premi assicurativi, con inevitabili ritardi nelle consegne e una ricaduta dei costi aggiuntivi su imprese e consumatori.

La differenza tra i due stretti potrebbe essere così sintetizzata: Hormuz minaccia soprattutto la disponibilità dell’energia; Bab el-Mandeb compromette la rapidità e il costo della circolazione mondiale di energia e merci.

Vi è, inoltre, un ulteriore elemento che intreccia la rilevanza strategica dei due stretti.

Per ridurre la propria dipendenza da Hormuz, l’Arabia Saudita dispone dell’oleodotto East–West, che attraversa la penisola arabica e convoglia il greggio dai giacimenti orientali fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso.

Le difficoltà di transito attraverso Hormuz conferiscono, pertanto, a questa infrastruttura un’importanza ancora maggiore.

Tale alternativa presenta, tuttavia, un limite: se consente di evitare Hormuz, non sottrae le esportazioni dirette verso i mercati asiatici alla necessità di attraversare Bab el-Mandeb, lasciando così immutata la dipendenza da un punto di transito strategico.

La conquista di Mocha accresce, dunque, il potere strategico degli Houthi anche senza una formale chiusura dello stretto.

Nel commercio marittimo, infatti, l’impraticabilità di una rotta non presuppone necessariamente l’imposizione formale di un blocco navale.

La presenza di missili o mine, l’impiego di droni o anche soltanto il concreto rischio di nuovi attacchi possono indurre armatori e assicuratori a ritenere non più sostenibile l’esposizione al pericolo, determinando così il dirottamento dei traffici lungo la più onerosa rotta del Capo di Buona Speranza.

È sotto questo profilo che il problema acquista una portata più ampia.

Qualora Hormuz e Bab el-Mandeb divenissero contemporaneamente insicuri, non si sarebbe in presenza di due crisi marittime distinte e parallele, bensì della contestuale compromissione, ai due estremi della penisola arabica, di due snodi complementari del medesimo sistema.

Il primo costituisce la principale via attraverso cui una quota essenziale delle risorse energetiche del Golfo raggiunge i mercati mondiali; il secondo rappresenta il passaggio più diretto per l’afflusso verso il Mediterraneo e l’Europa delle merci e delle risorse energetiche provenienti dall’Asia.

Per questa ragione, dopo la conquista di Mocha, il vero interrogativo non riguarda tanto l’eventualità di un’imminente chiusura di Bab el-Mandeb, quanto il rilievo politico e militare derivante dalla capacità di determinarla o, anche soltanto, di prospettarla in termini credibili.

In un’economia mondiale fondata sulla libertà della navigazione e sulla prevedibilità delle rotte marittime, la minaccia stessa può oggi trasformarsi in un’arma, il cui peso, nell’attuale contesto, risulta sensibilmente maggiore che in passato.

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