Su La Stampa, Maurizio Molinari sostiene che la Russia conduca contro l’Europa una stessa guerra articolata su tre fronti: quello militare in Ucraina, quello politico all’interno delle democrazie occidentali e quello ibrido, attraverso sabotaggi, incursioni di droni e attacchi alle infrastrutture.
Molinari ritiene che le tre offensive rispondano a un’unica strategia: se Mosca non riesce a piegare militarmente l’Ucraina, punta a erodere il sostegno occidentale a Kiev, indebolire la fiducia nella sicurezza collettiva e modificare a proprio favore gli equilibri europei.
Molinari individua nel rafforzamento dei partiti contrari agli aiuti all’Ucraina il secondo terreno della strategia russa.
Richiama i rapporti documentati o contestati tra Mosca e forze politiche europee, dal Rassemblement National francese all’AfD tedesca, fino ai precedenti riguardanti la Lega e alla crescita di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci.
A queste forze della destra radicale si affiancano movimenti della sinistra antisistema, accomunati dall’opposizione agli aiuti militari a Kiev, alle sanzioni contro Mosca e al rafforzamento della Nato.
Parallelamente, la Russia condurrebbe una “guerra ombra” attraverso sabotaggi, cyberattacchi e violazioni degli spazi aerei, con l’obiettivo di accrescere l’insicurezza e costringere i governi europei a destinare maggiori risorse alla propria difesa anziché all’Ucraina.
Molinari conclude che l’obiettivo del Cremlino sia la progressiva frammentazione politica di Unione europea e Nato.
La crescita nei Parlamenti delle forze contrarie all’attuale strategia occidentale rende infatti più difficile mantenere l’unità sulle sanzioni, sugli aiuti a Kiev e sulla difesa comune.
Finché l’Europa continuerà a considerare separatamente il fronte militare, quello politico e quello ibrido, sostiene Molinari, non riuscirà a riconoscere l’unitarietà della strategia russa e lascerà a Mosca un vantaggio decisivo.








