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[L’intervento] L’allarme del presidente ISPRA Stefano Laporta: «Il declino della natura procede ad un ritmo senza precedenti. Ecco tutti i rischi che corriamo»

Dobbiamo purtroppo prendere tutti coscienza del fatto che lo stato di declino della natura e della biodiversità proceda ormai a ritmi senza precedenti. Il rapporto sullo stato della natura globale dell’Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (in breve IPBES, la massima autorità scientifica mondiale in tema di biodiversità) sostiene che  circa 1 milione di specie sia a rischio estinzione a causa di fattori di natura antropica (distruzione di habitat, prelievo eccessivo di risorse; inquinamento, introduzione e diffusione di specie aliene invasive; cambiamenti climatici).

L’allarmante tendenza alla perdita di biodiversità sta mettendo in pericolo le economie, i mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare e la qualità della vita delle persone in tutto il mondo, specialmente delle donne e delle comunità più vulnerabili, come le popolazioni indigene.

Sono dati che non possono lasciare indifferenti; la fermezza del messaggio dell’IPBES, condiviso da governi, istituzioni e organizzazioni internazionali, ha posto una serie di sfide cruciali al Pianeta individuando 21 target orientati all’azione per interventi urgentinel decennio fino al 2030, tra cui sensibilizzazione, consapevolezza e comunicazione.

Come può la comunicazione sensibilizzare i cittadinidi ogni parte del mondo ed accrescere la loro consapevolezza sul ruolo della biodiversità? La risposta non è semplice. È utile innanzitutto rendere più semplice il linguaggio, a cominciare dai termini biodiversità e servizi ecosistemici (non sempre di facile interpretazione per i non addetti ai lavori) e sviluppare strategie di comunicazione più efficaci per trasmettere messaggi chiari e semplici, nuovi format per raggiungere tutta la società.

La biodiversità è un argomento scientificamente complesso e controverso; è quindi necessario essere consapevoli ed analizzare la complessità della materia per sviluppare una strategia di comunicazione efficace. Lo sforzo della comunità scientifica deve essere quello di fornire alla società le informazioni più accurate sulla perdita di biodiversità, e c’è uno sforzo complementare ed essenziale da non sottovalutare: comunicare efficacemente le prove scientifiche con un linguaggio semplice, chiaro e di immediata ricezione, in un modo che garantisca piena consapevolezza e che l’interlocutore possa comprendere.

Mi piace spesso ricordare una frase di Albert Einstein che si divertiva a pungolare i suoi esimi colleghi: “Se non lo sai spiegare in modo semplice, non l’hai capito abbastanza bene”. Diffondere, disseminare le informazioni scientifiche è sempre stato un compito difficile. Le scoperte e i progressi scientifici sono pubblicati su riviste piene di termini tecnici in cui linguaggio e narrazione sembrano spesso incompatibili. Scienziati ed esperti tecnici usano troppo gergo, termini scientifici complicati e acronimi nelle loro comunicazioni. In qualsiasi strategia di comunicazione che voglia essere produttiva, dobbiamo parlare la stessa lingua del nostro pubblico che non vogliono essere partecipi di una conferenza, vogliono essere informati.

Il ruolo della comunicazione pubblica, e quello che io considero un dovere da parte delle Istituzioni, è proprio quello di mettere a disposizione di tutti (decisori politici, istituzioni, imprese, associazioni, cittadini) informazioni e dati ambientali derivanti dalle nostre attività istituzionali in modo tempestivo, esauriente e soprattutto facilmente fruibile. E’ quello che ci chiede il Paese, ma anche il legislatore.

Nonostante il periodo di difficoltà dovuto alla pandemia – purtroppo ancora in corso – ed alla guerra, le attività di comunicazione e informazione non si sono mai fermate; al contrario tutti i soggetti pubblici hanno cercato di dare il proprio contributo tecnico scientifico e di comunicarlo al meglio.

La comunicazione come mission delle istituzioni pubbliche è un concetto da promuovere ed incrementare; dobbiamo essere consapevoli del fatto che essa favorisca e valorizzi il rapporto tra le istituzioni e i cittadini, aiutando anche a riconquistare la fiducia dei secondi nei confronti dei primi. Si tratta di un motore fondamentale per diffondere l’azione delle comunità scientifiche: la conservazione della natura e della biodiversità, così come la tutela dell’ambiente, le sfide globali della sostenibilità che il PNRR ci ha posto con particolare urgenza, saranno raggiunte solo con una maggiore consapevolezza dei cittadini, con la loro partecipazione ed in questo l’informazione e la comunicazione giocano – per tutto quanto detto finora –  un ruolo strategico nel creare un rapporto sempre più stretto e un legame di fiducia tra mondo della ricerca e vita quotidiana dei cittadini.

Un esempio per tutti: il PNRR prevede la costruzione di nuovi impianti e infrastrutture: questo porterà necessariamente con sé il confronto con i territori e, come spesso accade, possibili livelli di conflittualità. In questo senso, una informazione scientificamente corretta, chiara e autorevole, può essere un elemento determinante nella prospettiva di sviluppo che attende il Paese, perché i nostri primi destinatari sono i cittadini e senza il loro coinvolgimento non sarà possibile instaurare il necessario clima di condivisione.

Ecco, io credo che il futuro dell’informazione e della comunicazione ambientale risieda proprio in questa capacità di superare la difficoltà di far dialogare due mondi diversi, quello dell’informazione, governato da regole ben precise, e il mondo scientifico, regolato anch’esso da norme e regole: sfida che non è impossibile da superare ed è proprio far convergere queste due realtà l’obiettivo che è necessario affrontar e vincere insieme.

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