La globalizzazione economica si è come spezzata, prima per la pandemia e poi per l’attacco della Russia all’Ucraina. Lo scrive Francesco Saponaro sulla Gazzetta del Mezzogiorno. «Le catene economiche del valore si stanno accorciando, alcune attività “troppo” globalizzate fanno rientro nei territori di origine, la politica economica degli Stati segue logiche geopolitiche più rigide, e molti di essi hanno generalmente abbandonato il liberismo economico sostituendolo con forme di interventismo impensabili qualche anno fa».
«In questo contesto, cambiano necessariamente anche gli approcci al tema della attrazione degli investimenti. Al riguardo, nel 2021 in Italia sono stati censiti 207 progetti di investimenti, con una forte crescita percentuale, da leggere però tenendo conto del vero e proprio crollo nel 2020 a causa della pandemia. Nella classifica globale dell’indice di attrattività stazioniamo comunque in una modesta diciannovesima posizione, superati nettamente da Germania, Inghilterra, Francia, Belgio, Olanda, Svezia e Danimarca. È quindi ancor più sorprendente il risultato di una ricerca commissionata dal Financial Times con dati regionalizzati».
«Questa colloca la Toscana al secondo posto in Europa dopo l’Irlanda e prima del Canton Ticino. Le ragioni industriali, e non certo di vantaggio fiscale, di questo successo andrebbero indagate in modo non impressionistico. Non se ne può però inferire che i vantaggi fiscali non servano più. Soprattutto nelle regioni in ritardo come quelle del Sud i vantaggiosi crediti di imposta anche per infrastrutture fisiche e tecniche possono funzionare da elemento, certo non unico, di attrazione. Ma è da sconsigliare la snervante e spesso vana attesa della localizzazione di qualche grande gruppo. Soprattutto nelle otto Zone Economiche Speciali occorre forse sintonizzarsi su altri obiettivi più realistici e misurare i risultati con nuovi indicatori».








