Più posti negli asili nido ma crescita ancora lenta rispetto all’Europa
In Italia i servizi educativi per l’infanzia, in particolare quelli destinati ai bambini sotto i 3 anni, hanno registrato nel tempo un aumento dell’offerta di posti e della partecipazione. Tuttavia, questa crescita procede più lentamente rispetto ad altri Paesi europei. Il quadro emerge dalla ricerca comparativa intitolata “Partire bene: i sistemi educativi per l’infanzia in Italia e in Europa”, promossa dalla Fondazione Agnelli e realizzata da un gruppo di ricercatori nazionali e internazionali coordinati da Francesca Bastagli ed Emmanuele Pavolini.
Nonostante i progressi, permangono significativi divari socioeconomici e territoriali, che continuano a penalizzare la partecipazione soprattutto dei figli di genitori in condizioni di svantaggio economico e lavorativo, in situazioni di fragilità sociale o con retroterra migratorio. In questo contesto, il tema dell’accesso ai servizi educativi si intreccia con quello del calo demografico, poiché la disponibilità di servizi per l’infanzia rappresenta uno degli elementi che influenzano le scelte familiari e la partecipazione al lavoro.
Disuguaglianze crescenti tra famiglie con redditi diversi
La ricerca evidenzia un aumento significativo delle disuguaglianze nell’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia. Il divario tra la partecipazione dei bambini provenienti da famiglie con redditi più elevati e quella dei bambini appartenenti a famiglie con redditi più bassi è infatti più che raddoppiato negli ultimi venti anni.
Nel 2005-2006, quando la partecipazione complessiva era ancora inferiore al 25%, la differenza tra le due fasce di reddito era pari al 7,5%. Nel 2023-2024, invece, la partecipazione ai servizi educativi ha raggiunto circa 35 bambini su 100 sotto i 3 anni, ma il divario tra le famiglie con redditi più alti e quelle con redditi più bassi è salito al 19%. Questo dato evidenzia come l’espansione dell’offerta non abbia ridotto le disuguaglianze, che continuano a rappresentare una criticità strutturale del sistema.
A questo proposito, Francesca Bastagli, coordinatrice della ricerca, ha indicato le priorità individuate dallo studio.
“Dalla ricerca emergono due priorità. Primo: estendere l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia, in particolare a bambini che provengono da contesti socioeconomici svantaggiati, che dalla partecipazione possono trarre particolari benefici, ma sono anche a maggiore rischio di esclusione. Secondo: promuovere la qualità dei servizi”, ha spiegato.
La coordinatrice ha inoltre sottolineato che i Paesi europei si trovano ad affrontare scelte complesse legate all’organizzazione dei sistemi educativi e ai cambiamenti sociali.
“Nel perseguire questi obiettivi, i Paesi affrontano diversi ‘dilemmi’ o trade-off di policy, legati alla struttura istituzionale dei sistemi zero-sei e ai cambiamenti demografici e del mercato del lavoro”, ha aggiunto.
Offerta di posti ancora insufficiente e liste d’attesa diffuse
Secondo lo studio, tra i cinque Paesi analizzati – Francia, Germania, Inghilterra, Spagna e Italia – il sistema italiano continua a registrare la minore disponibilità di posti negli asili nido. Attualmente l’offerta è pari a circa 32 posti ogni 100 bambini sotto i 3 anni, un dato che evidenzia la presenza di liste d’attesa diffuse sul territorio nazionale.
La situazione potrebbe evolvere nei prossimi anni grazie agli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e da fondi nazionali, che puntano ad aumentare il numero di posti disponibili. Allo stesso tempo, il declino demografico potrebbe contribuire a ridurre la pressione sulla domanda di servizi, modificando l’equilibrio tra offerta e popolazione infantile.
Le previsioni indicano che l’aumento dei posti finanziati dal Pnrr potrebbe ridurre i divari tra Centro-Nord e Sud, mentre restano criticità nei Comuni più piccoli, dove l’offerta di servizi educativi è spesso molto bassa o addirittura inesistente.
Le barriere economiche e il legame con il calo demografico
Oltre alla disponibilità limitata di posti, la ricerca evidenzia la presenza di ulteriori ostacoli che rendono l’accesso ai servizi per l’infanzia ancora insufficiente. Tra questi, un ruolo centrale è svolto dalle barriere economiche, che incidono in modo significativo sulle scelte delle famiglie.
Mentre la scuola dell’infanzia risulta praticamente gratuita, le rette degli asili nido possono essere elevate, soprattutto nei servizi privati, che sono particolarmente diffusi nel Paese e presentano un peso relativo maggiore nelle regioni del Sud. Inoltre, il sostegno pubblico alla domanda delle famiglie non favorisce in modo uniforme i redditi più bassi, contribuendo a mantenere disuguaglianze nell’accesso ai servizi educativi.
In questo scenario, la disponibilità e la qualità dei servizi per l’infanzia assumono un ruolo strategico nel contrasto al calo demografico. L’accesso a servizi educativi adeguati rappresenta infatti una condizione rilevante per sostenere la partecipazione al lavoro, favorire l’inclusione sociale e ridurre le disuguaglianze tra territori e famiglie.








