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Serve regolarizzare i migranti per far fronte alle esigenze dell’economia | Lo scenario

Dopo la fine della pandemia, sono tornati a crescere gli ingressi di soggiorno dei lavoratori immigrati e nel 2021 ne sono stati rilasciati 274 mila, ma per tornare ai livelli pre-Covid, secondo i dati della Fondazione Leone Moressa, mancavano all’appello ancora 80 mila stranieri. La regolarizzazione di una quota di migranti per far fronte alle esigenze dell’economia e del welfare viene ormai chiesta da più parti, ad iniziare dall’agricoltura, settore finora in prima fila nell’occupazione di gran parte degli immigrati con il 6,4% di presenza straniera tra gli occupati regolari. Resta poi da colmare la differenza tra presenze ed effettivi fabbisogni. Intanto, complessivamente nel 2021, gli occupati stranieri sono stati 2,3 milioni ed hanno prodotto 144 miliardi di Pil, il 9% del totale.

Fino a 100 mila migranti in agricoltura

«In Italia un prodotto agricolo su quattro viene raccolto da mani straniere con 358 mila lavoratori provenienti da ben 164 Paesi diversi che sono impegnati nei campi e nelle stalle fornendo oltre il 30 per cento del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore», secondo Coldiretti.

«Occorre – era stata la richiesta dell’associazione nei mesi scorsi – emanare immediatamente il decreto flussi 2023 per l’ingresso regolare di almeno centomila lavoratori migranti stagionali e il 27 marzo prossimo, ricorda scatta il click day per l’arrivo in Italia dei lavoratori extracomunitari previsti dal decreto flussi con il Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) di programmazione transitoria dei flussi che stabilisce 82.705 ingressi, in aumento rispetto ai 69.700 dell’anno precedente. Le quote per lavoro stagionale, attese principalmente nelle campagne, ammontano a 44.000 unità (contro le 42.000 dello scorso anno) delle quali 1.500 riservate alle nuove richieste di nullaosta stagionale pluriennale».

Colf e badanti

Nella cura della persona lavora il 23% di stranieri contro il 5,7% degli italiani sull’occupazione totale. Assindatcolf chiede «non solo uno snellimento delle procedure di ingresso, chiediamo al governo di allargare le maglie dei decreti flussi e di prevedere espressamente delle quote dedicate al comparto domestico, escluso da ben 12 anni».

«La strutturale carenza di personale domestico, ed in particolare di quello dedito all’assistenza di anziani e non autosufficienti, sta mettendo in seria difficoltà le famiglie, che non riescono più a trovare badanti, baby-sitter e colf disposte a farsi assumere. In un settore come quello domestico, in cui è storicamente prevalente la componente straniera, e soprattutto quella non comunitaria, sarebbe miope continuare a non gestire la programmazione dei flussi di ingresso regolare».

All’industria serve manodopera specializzata

È emersa una carenza di disponibilità di personale specializzato, un tema che va affrontato a livello nazionale anche cambiando le regole esistenti per facilitarne l’immigrazione. Oggi se sono ingegnere laureato posso arrivare e rimanere, se sono un tecnico, un elettricista specializzato o un muratore specializzato no. Ci vuole un aggiornamento delle leggi, chiedono alcuni industriali italiani.

«Disponiamo di molta cultura umanistica, di filosofi e avvocati, ma di gente che “fa” nelle fabbriche e nelle officine un po’ meno, perché c’è stato un cambiamento culturale negli anni. Quando calerà il Pil, quella volta cambieremo idea. Ma ci vorranno 10-15 anni» aveva sottolineato in passato il presidente di Confindustria Udine, Gianpietro Benedetti. Nel settore della manifattura l’occupazione tra stranieri e italiani si equivale.

Molti stranieri nelle costruzioni

Secondo i dati Unioncamere le imprese di italiani perdono quasi 12mila unità mentre le straniere aumentano di oltre 19mila mentre la presenza di lavoratori stranieri nell’istruzione e nei servizi resta molto bassa e quasi inesistente nell’amministrazione pubblica.

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