Massimo Giannini su Repubblica evoca il rischio di una Terza Guerra Mondiale: “Nessuna tolleranza è possibile, nei confronti di quegli assassini tagliagole che si professano ‘difensori della Palestina’, mentre sono i peggiori nemici del popolo palestinese, come scrive Tahar Ben Jelloun.
Spiace dirlo, in faccia alle poche anime nere che in qualche sottoscala della politica e in qualche redazione di giornale aggiungono solo odio all’odio.
Ma su questa linea, che è insieme di umanità e di responsabilità – sottolinea l’editorialista – l’Italia sta tenendo.
Pensiamo a quello che succede negli Stati Uniti, dove nelle migliori università del Paese, da Harvard a Chicago, l’intero corpo studentesco sforna comunicati che denunciano “il regime di Israele totalmente responsabile di tutte le violenze causate da vent’anni di apartheid a Gaza”.
O a quello che accade a Parigi, dove il leader Mélenchon schiera l’intera France Insoumise dalla parte di Hamas.
Qui da noi, almeno ad oggi, questo peloso cupio dissolvi non è scattato.
Le mozioni parlamentari diverse e incrociate, tra maggioranza e opposizioni, non ci possono scandalizzare: è legittimo che ci sia un’enfasi maggiore su alcuni aspetti essenziali di questo nuovo, sanguinoso conflitto israelo-palestinese.
Chiedere che il governo di Tel Aviv non sospenda le forniture di acqua, cibo, luce e gas nella Striscia, non vuol dire sostegno ai terroristi guidati da Mohammed Deif, ma garanzia di aiuto umanitario per la gente che a Gaza vive sotto i missili di Tsahal.
Perché al dunque – osserva Giannini – pronunciata e condivisa la condanna senza appello di Hamas, per il mondo, per l’Occidente, per l’Europa e persino per la piccola Italia restano due domande cruciali.
La prima domanda, che non serve a mitigare la solidarietà con Israele ma a non sbagliare le mosse future: perché siamo arrivati a questo, dimenticando la Questione Palestinese o illudendoci che l’avremmo risolta semplicemente con quella che lo stesso David Grossman ha chiamato ‘la pace dei ricchi’ che passa sulla testa dei popoli, cioè gli accordi di Abramo e il patto tra Israele e Arabia Saudita?
La seconda domanda, che serve a scongiurare la ‘fine della Storia’: che fare, adesso che forse non basta più morire per Kiev, ma forse servirà farlo anche per Gerusalemme?
Adesso che, tra la sporca ‘operazione speciale’ di Putin e l’orribile offensiva di Hamas – conclude – la Terza Guerra Mondiale non è più solo l’ossessione di Papa Francesco, ma forse un pericolo vero per l’umanità intera?”.
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