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[L’analisi] La fame come strumento di guerra. Ecco perché aumentano i prezzi di cibo ed energia

Il conflitto russo-ucraino sta aggravando la fame, «utilizzata come strumento di guerra». Lo sostiene Vincenzo Sanasi D’Arpe, presidente della sezione italiana del Programma alimentare mondiale (Pam) dell’Onu, che spiega «si innesca un circolo vizioso che col perdurare del conflitto può soltanto aggravarsi». La guerra in Ucraina, «Paese che è uno dei maggiori fornitori di grano dei nostri interventi contro l’insicurezza alimentare nel mondo» aggiunge «ha già fatto aumentare enormemente i prezzi del cibo, ma anche dell’energia, delle spedizioni, delle assicurazioni sui carichi. Rischiamo una crisi senza precedenti».

«Ci stiamo impegnando per ridurre gli effetti a catena della guerra in Ucraina sul prezzo del cibo, e all’interno della stessa Ucraina al momento riusciamo a raggiungere un milione di persone» dice in un’intervista ad Avvenire,. «Vorremmo arrivare ad almeno 3 milioni attraverso il lavoro delle Ong, delle comunità locali, anche delle chiese, delle associazioni della società civile».

Paesi come Afghanistan, Etiopia e Siria sono particolarmente vulnerabili alle interruzioni delle importazioni di grano da Russia e Ucraina: «Cercheremo di recuperare le forniture nei Paesi limitrofi all’Ucraina» sottolinea. «Certo è che per vaste regioni di Asia, Africa e America latina sarà il dramma. Secondo il rapporto Sofi sullo stato della sicurezza alimentare nel mondo, al ritmo attuale in Africa nel 2030 vivrà metà della popolazione mondiale cronicamente affamata. Ma anche in Asia, in termini assoluti, si contano 381 milioni di malnutriti».

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