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Giampaolo Rossi, DG RAI: “La nuova azienda andrà oltre le ideologie”

«Ha operato una scelta di vita. Dispiace che l’abbia fatta a pochi giorni dalla presentazione dei palinsesti in cui era stata confermata, si deciderà con calma» su chi succederà alla figlia di Enrico Berlinguer. Lo dice il Dg Rai, Giampaolo Rossi, intervistato dal Corriere della Sera, all’indomani dell’uscita di Bianca Berlinguer, approdata a Mediaset. «Siamo qui da 50 giorni: abbiamo evitato uno sciopero generale dei dipendenti, indetto contro la precedente gestione, chiuso il contratto di servizio che giaceva da nove mesi e definito i palinsesti autunnali a tempo di record».

E osserva che il tetto di 240mila euro ai compensi «è un elemento che ci sfavorisce in un mercato competitivo. Il rischio è che la Rai diventi un incubatore in conto terzi di professionalità». Quanto ai palinsesti autunnali, che saranno presentati domani a Napoli, Rossi chiarisce: «Valorizzano le risorse interne, sono plurali e organizzano finalmente le reti secondo criteri di genere, uscendo da una visione ideologica». In questo senso anche «Rai3, come ogni rete, racconterà l’Italia com’è realmente, non come qualcuno la vorrebbe».

Il dg di Viale Mazzini interviene anche sulla polemica relativa all’eliminazione del giornalismo d’inchiesta dal contratto di servizio: «È inserito nell’allegato, parte integrante del contratto di servizio, secondo l’atto d’indirizzo del governo e le linee guida dell’AgCom, dove si parla di qualità dell’informazione. Guardi, questa è solo una polemica inutile: in questi palinsesti l’offerta d’inchiesta giornalistica aumenterà con nuovi format e più ore». Rossi auspica una riforma della tv di Stato, a partire dalla «natura giuridica della Rai, sottoposta oggi alla rigida disciplina pubblicistica che pone enormi vincoli, rendendola meno competitiva in un mercato sempre più sfidante».

Per esempio?

«Abbiamo procedure di appalto lentissime, poco concorrenziali. Ma c’è un altro punto importante: la durata della governance. Tre anni sono pochi per gestire un’azienda così complessa». Infine, la questione delle risorse per la Rai che ha 580 milioni di debito e rischia di perdere il canone. «Sta per nascere un tavolo ministeriale sul futuro del finanziamento della Rai», dice Rossi, che sul canone aggiunge: «Ci sono ragionevoli certezze che il canone possa rimanere in bolletta. Dopodiché non è un dogma. In molti Paesi non c’è. Ma è un dogma che il servizio pubblico venga finanziato dallo Stato». E conclude: «A noi interessano risorse certe e stabili. I modi li decida la politica. Intanto andrebbe recuperata alla Rai quella parte del gettito che oggi finisce altrove. Sono 150-180 milioni che potremmo vincolare a usi predefiniti: la produzione audiovisiva italiana, l’ammodernamento delle sedi regionali e la digitalizzazione».

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