Roberto Giardina (Il Giorno): «L’est europeo sfrutta le leggi democratiche per soffocare la libertà»

L’Europa è ancora divisa da un muro tutt’altro che virtuale. Ne parla Roberto Giardina sul Giorno: “Nel dicembre del 2001 – scrive – fu deciso l’allargamento ai paesi che per oltre quarant’anni erano vissuti sotto il dominio di Mosca. L’Europa si proietta nel futuro, dopo la caduta del muro si supera la frattura tra Est e Ovest, furono i commenti entusiasti. A chi era perplesso si rispondeva: non si ferma il treno della storia.

Anche Günter Grass, nato a Danzica, era scettico: mi fanno paura i treni che non si possono fermare. Un pessimista e un cattivo europeo? Con quel balzo in avanti paradossalmente siamo caduti indietro, risucchiati nel passato. All’Est hanno conquistato il benessere, ma non basta una generazione per cambiare mentalità. Bruxelles vuol condizionare le sovvenzioni al rispetto dei diritti umani. Polonia e Ungheria si ribellano, rispondono con un ricatto: a casa nostra decidiamo noi, o mettiamo il veto al bilancio europeo. E si rinviano gli aiuti per fronteggiare l’epidemia, si perde tempo, si mettono a rischio migliaia di malati. Sfruttano le nostre leggi democratiche per soffocare la libertà. Un errore fatale.

Per la fretta si chiuse un occhio sui dati economici dei nuovi membri. E entrambi gli occhi sulla realtà sociale: l’ingresso nella Comunità di Bruxelles avrebbe accelerato il progresso. Senza dover più superare un esame, avvenne il contrario. In un colpo, il primo maggio del 2004, entrarono Polonia e Ungheria, e altri otto, da 15 passammo a 25. Romania e Bulgaria entrarono tre anni dopo, anche se non soddisfacevano nessuno dei criteri indispensabili. Un’Europa troppo grande avrebbe bisogno di nuove regole.

Come decidere? Con quale maggioranza, dei cittadini o dei paesi membri? Alla fine non si riuscì a superare il diritto di veto. Ogni paese può bloccare l’Europa intera. Cipro o Malta valgono quanto Germania o Italia. La Polonia e l’Ungheria non hanno sprecato gli aiuti europei, i soldi degli altri, anche i nostri. Il benessere aumenta, più difficile guarire dai mali del passato. A Varsavia, a Budapest, chi è al comando impone la sua volontà, come al tempo dell’Urss. Si vieta l’aborto, si perseguitano le minoranze, si controlla la stampa. L’ungherese Orban, il polacco Kazcynski minacciano: se ci tagliate i fondi, blocchiamo l’Europa, e noi scopriamo che il muro esiste ancora anche se non si vede”.

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