Sul Corriere della Sera, Daniele Manca commenta il rialzo dei tassi deciso dalla Federal Reserve, che rende più costoso il credito per famiglie e imprese americane.
La scelta, maturata sotto la guida di Kevin Warsh, nominato da Donald Trump al posto di Jerome Powell, contrasta con le richieste del presidente di ridurre il costo del denaro.
Manca sottolinea però che la stabilità dei prezzi richiede l’indipendenza delle banche centrali: una lezione che l’Europa, pur divisa su molti dossier, continua a considerare essenziale.
L’autore evidenzia il paradosso della posizione di Trump, che aveva fatto della lotta all’inflazione uno dei temi della campagna elettorale, ma ha adottato misure capaci di alimentarla.
Secondo il think tank Tax Foundation, i dazi avrebbero prodotto costi aggiuntivi per le imprese, trasferiti sulle famiglie americane per circa 800-1.000 dollari a nucleo.
I rincari hanno interessato soprattutto beni durevoli come auto, elettronica ed elettrodomestici.
A pesare sui prezzi sono anche le crisi in Medio Oriente.
La parziale chiusura dello Stretto di Hormuz e le difficoltà di transito a Bab el-Mandeb hanno spinto verso l’alto i costi energetici.
Negli Stati Uniti, il prezzo della benzina sarebbe passato dai 2,81 dollari al gallone di gennaio ai circa 4,35 di agosto.
A ciò si aggiungono gli effetti della guerra commerciale.
Per Manca, Warsh ha scelto di rialzare i tassi anche per proteggere la credibilità finanziaria di un Paese con 40 mila miliardi di debito.
La lezione della crisi del 2008 è che le emergenze vanno gestite con ordine.
Ma se il governo americano è tra i principali fattori del disordine internazionale, conclude l’autore, le preoccupazioni aumentano.








