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Ridurre il debito è un tabù? | L’analisi di Veronica De Romanis

Veronica De Romanis sulla Stampa parla del ‘tabù della riduzione del debito’: “A conti fatti – scrive l’editorialista – il quadro del prossimo Def si preannuncia meno rassicurante di quello prospettato solo qualche mese fa. C’è da chiedersi quali potranno essere le implicazioni di questo cambiamento. Anzitutto per quanto riguarda l’applicazione delle regole di bilancio europee riformate a fine dicembre. L’accordo è un gran pasticcio, su questo giornale lo si è scritto diverse volte. Però è stato firmato e entrerà in vigore in primavera. L’Italia si presenta all’appuntamento con un deficit che resta sopra il target del 3 per cento e un debito molto elevato. Quest’ultimo, in base al nuovo impianto normativo, è considerato un fattore che ‘aggrava’ la posizione di un determinato Paese. È quindi molto probabile che l’Italia venga messa sotto procedura d’infrazione. Non sarà la sola.

Il gruppo dei Paesi cui l’Europa chiederà delle correzioni si preannuncia numeroso. Tra questi – sottolinea De Romanis – ci dovrebbe essere anche la Francia, che nel 2023 ha registrato un disavanzo del 5,5 per cento, quasi mezzo punto in più della stima precedentemente elaborata. In che cosa consiste la procedura d’infrazione? Con le regole riformate, l’aggiustamento sul debito, ovvero la riduzione di almeno un punto percentuale per gli Stati sopra il 90 per cento, inizia solo dopo l’uscita dalla procedura stessa. Si dovrà, però, intervenire sul disavanzo strutturale, quello al netto degli effetti del ciclo economico. La correzione minima richiesta è di mezzo punto percentuale l’anno. Un taglio già previsto nella Nadef.

A guardar bene, essere sotto procedura non sarà così drammatico. Le istituzioni europee non sono, tuttavia, le uniche a monitorare i conti dei Paesi. Ci sono anche i mercati finanziari che ci prestano le risorse. Per ora sembrano fidarsi: il livello dello spread si mantiene basso. Gli investitori si aspettano, però, una riduzione significativa del debito. Nel Def questa traiettoria andrebbe descritta con chiarezza. Vale la pena ricordare che nel quadro elaborato dal governo nella Nadef, il rapporto debito/Pil restava pressoché stabile a fronte di una crescita dell’1,2 per cento e di proventi da privatizzazioni pari a circa 22 miliardi nell’arco di un triennio. Entrambe le ipotesi – conclude – si stanno rivelando irrealistiche”.

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