Metà dei 60 giorni per arrivare a una proposta condivisa sul lavoro povero è trascorsa.
Il 10 ottobre è il termine indicato dal governo al Cnel di Renato Brunetta, che ha dichiarato, nel suo primo intervento aperto al pubblico, di essere alla ricerca di “una soluzione plurale” che tratti l’intera tematica salariale, con “la cassetta degli attrezzi per dare le migliori regole in termini di salari, a tutti i salari a partire dai più deboli e dal salario minimo”.
I tempi andranno rispettati, anche perché a ottobre tornerà in aula la proposta di legge delle opposizioni – Italia viva esclusa – sul salario minimo a 9 euro l’ora.
La riunione dei capigruppo della Camera ha deciso lo scongelamento del provvedimento, che sarà esaminato due mesi dopo la sospensione decisa dalla maggioranza, ma non è stata fissato una data certa.
“Il governo Meloni non cerchi stratagemmi per rimandare un provvedimento”, ha dichiarato Francesco Silvestri (M5s).
Mentre dal Pd, Chiara Braga ha osservato che “l’estate non ha cancellato stipendi miseri per 3 milioni di lavoratori”, quelli al di sotto della soglia dei 9 euro secondo le stime.
Non basta “un tratto di penna” a migliorare i salari bassi in Italia, ha ribattuto Lino Ricchiuti (Fdi).
Intanto il cantiere è aperto negli uffici del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro dove la fase istruttoria potrebbe essere conclusa, secondo quanto si apprende, già la prossima settimana.
A giorni è attesa anche la ratifica delle nomine dei nuovi consiglieri del Cnel, dopo le ultime verifiche, ed è trapelata una possibile data per la prima riunione della nuova assemblea, il 22 settembre.
Anche dai tempi di questi passaggi dipenderà se la discussione sul lavoro povero sarà portata avanti dal vecchio consiglio, in regime di prorogatio, o dal nuovo, dove cambieranno, in parte, gli equilibri.
Sono stati ridotti i membri indicati da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria a favore di quelli di altre organizzazioni sindacali e datoriali.
Brunetta, al convegno ‘Il senso del lavoro’ di Unioncamere e Fondazione per la sussidiarietà, ha indicato come regola fondamentale “conoscere per deliberare”.
Così va avanti la fase di studio nella “bellissima selva selvaggia” della contrattazione e dell’archivio dei contratti.
“Più la studi e più la vorresti studiare, perché c’è il mondo lì dentro.
C’è la complessità, gli interessi, il mercato, le sensibilità settoriali e difficilmente tollero semplificazioni”, ha confidato Brunetta aggiungendo, “viva la complessità!”. Una conferma ulteriore della sua nota contrarietà a una soglia salariale minima fissata per legge.
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