«Progettare il Domani: un saggio pieno di spunti, connotato da un’intensa voglia di ripartenza e di rilancio»

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Abbiamo di recente pubblicato sul nostro sito il Paper “Progettare il Domani”, di Stefano Laporta e Ilaria Catastini. Vi presentiamo integralmente la prefazione del prof. Luigi Balestra, presidente del Comitato di Indirizzo del nostro osservatorio.

Il contributo di Stefano Laporta e di Ilaria Catastini su come progettare il domani superando la c.d. sindrome NIMBY si lascia apprezzare innanzitutto per l’approccio metodologico: posto un tema di grande impatto in relazione alla soddisfazione degli interessi della collettività, evidenziatane le plurime sfaccettature problematiche, ci si dà carico di superarle attraverso la proposta di soluzioni ponderate.

L’elaborazione si snoda – ciò che rende il contributo vieppiù pregevole – attraverso la disamina dei plurimi e confliggenti interessi in gioco, i quali vengono composti secondo la logica del contemperamento.

Nessuna pregiudiziale, tanto meno di matrice ideologica; l’obiettivo degli Autori è quello di un componimento che tenga concretamente conto, anche quando la conclusione conduca al sacrificio di alcune di esse, delle plurime e concorrenti istanze.

Consapevoli dell’indifferibilità delle grandi opere, ancor più in un’ottica di ripartenza e di rilancio del Paese al cospetto della drammatica situazione decretata dalla pandemia, nonché della necessità di colmare 8 quella sorta di immanente distonia tra i tempi di realizzazione dei progetti e i tempi della politica e dell’economia, il primo sforzo da compiere, da parte di tutti, è quello di interpretare in maniera corretta e neutra l’interesse della collettività, il c.d. interesse generale. Con ciò spogliandosi della diffusa tendenza a privilegiare il particolarismo, assumendo una visione che sappia guardare avanti, assumendo quale paradigma il benessere – in termini di efficienza, di sostenibilità – delle generazioni future.

Al fine di innescare meccanismi virtuosi, capaci anche di elidere possibili momenti di tensione sociale, appare fondamentale avviare – e su ciò gli Autori, a giusta ragione, si soffermano efficacemente – proficui percorsi di condivisione, realizzando la mappatura degli impatti, con tutti i relativi percorsi di ascolto (anche attraverso la c.d. consultazione pubblica).

Beninteso, condivisione non significa unanimità: in una società qual è quella contemporanea, caratterizzata da una immanente e crescente complessità, con conseguente disarticolazione e frammentazione dei bisogni, è impensabile anelare all’unanimità. Significa piuttosto creare le condizioni affinché non vengano superate, oltre una soglia che potrebbe essere definita di normale tollerabilità, le forme del dissenso (sempre che questo si estrinsechi attraverso il fondamentale canone del rispetto delle regole della pacifica convivenza civile). Il tutto prestando la dovuta attenzione ai fondamentali profili della trasparenza, della comunicazione e della percezione.

Fondamentale al riguardo appare la riflessione dedicata alla comparazione tra il beneficio generalizzato e i costi sopportati dai singoli, nonché sui criteri cui ancorarla. Gli Autori mostrano in tal modo di avere piena padronanza del metodo di ragionamento che deve guidare lo studioso sensibile al cospetto del possibile innesco di dinamiche conflittuali fra interessi astrattamente suscettibili di protezione. Padronanza che si disvela con pari acume allorquando l’attenzione viene rivolta all’argomento delle compensazioni le quali, oltre a dover essere adeguate, affinché possano svolgere efficacemente la funzione che è loro propria, devono essere individuate in via preventiva.

Si tratta, in conclusione, di un saggio denso di spunti, di riflessioni e, ancor più, di idee propositive, che ben si coniuga con l’intensa voglia di ripartenza e di rilancio che sta accomunando tanta parte della società italiana in questa delicata congiuntura e che si presta a costituire uno stimolo fondamentale alla riflessione per tutti coloro i quali saranno chiamati ad assumere decisioni.

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