Impietosi i dati forniti dall’Istat. La produzione industriale ha subìto un crollo senza precedenti già nel primo mese di piena emergenza sanitaria. Secondo l’istituto di statistica, a marzo la produzione industriale complessiva è scesa del 28,4% rispetto a febbraio con oscillazioni molto diverse tra i settori. Nella media del primo trimestre dell’anno, il livello destagionalizzato della produzione è diminuito dell’8,4% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice su base mensile mostra marcate diminuzioni in tutti i comparti: per i beni strumentali si registra un -39,9%, per i beni intermedi un -27,3%, per i beni di consumo un -27,2% e per l’energia un -10,1%.
SETTORE PER SETTORE
Le più rilevanti variazioni negative sono quelle della fabbricazione di mezzi di trasporto (-52,6%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-51,2%), della fabbricazione di macchinari (-40,1%) e della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-37%). Mentre il calo minore si registra nelle industrie alimentari, bevande e tabacco (-6,5%). Anche in quest’ultimo settore, il meno colpito dal lockdown, il calo – sottolinea la Coldiretti – ha pesato per 1,5 miliardi a causa delle chiusure di ristoranti, pizzerie e gelaterie. Sulla stessa linea Federalimentare convinta che l’andamento dei consumi sarà peggiore di quello registrato con la crisi del 2008. Se per l’alimentare il calo congiunturale è stato del 4% per la produzione dei mezzi di trasporto si è registrato un calo del 60,1%.
Tendenzialmente, si legge nel rapporto Istat – il dato tendenziale complessivo corretto per gli effetti di calendario (a marzo di quest’anno i giorni lavorativi erano 22 contro i 21 di marzo 2019) segna un -29,3% registrando il dato peggiore dall’inizio delle serie storiche nel 1990.








