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[Il documento integrale] «Egregio Ministro Franco, le sue parole sul Superbonus sono un fulmine a ciel sereno». La lettera dei costruttori

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L’Ance Abruzzo con il suo presidente Antonio D’Intino all’indomani delle dichiarazioni del ministro delle Finanze Daniele Franco sulla proroga del Superbonus e sui rischi connessi alla misura, ha deciso di intervenire con una lettera aperta.

Si apre così un dialogo serrato e competitivo tra il mondo industriale e nello specifico il settore delle costruzioni e il Governo.

Su una misura che gli operatori ritengono decisiva.

Egregio Sig. Ministro,
abbiamo accolto come un fulmine a ciel sereno la Sua dichiarazione, riportata dagli organi di stampa in data 6 ottobre, circa i rischi connessi all’applicazione degli incentivi fiscali, per gli interventi di ristrutturazione edilizia, definiti quali strumenti costosi e forieri di indebitamento, con possibili bolle e recessioni.

Il nostro settore sconta ancora gli effetti della gravissima crisi iniziata nel 2008, è bene ricordare che si è trattato di una crisi originata dalla deregolamentazione finanziaria che ha consentito di giocare con il mercato immobiliare, facendolo poi collassare, con effetti catastrofici trasferiti a tutta l’economia reale occidentale, per la caduta del reddito e dell’occupazione.

A distanza di più di dieci anni, non ancora torniamo ai livelli produttivi pre – crisi, nel frattempo ci siamo ulteriormente destrutturati, abbiamo perso imprese e lavoratori, siamo stati bersagliati dalla burocrazia, sommersi dalle leggi, ostaggio delle banche e della mala politica, ma siamo sopravvissuti perché siamo COSTRUTTORI.

Siamo portatori di soluzioni concrete, siamo i testimonial ideali della validità della teoria keynesiana, quali moltiplicatori degli investimenti pubblici, abbiamo contribuito in maniera determinante in tutte le fasi storiche di ripresa e sviluppo nazionale, dal post guerra al post crisi finanziaria, ai post sisma, per arrivare al post covid, con il riconoscimento, anche di livello europeo, nel PNRR, rivolto al nostro settore quale ambito strategico per allocare risorse, riforme e progetti tali da avviare la ripresa e renderla strutturale.

A nostro avviso, pertanto, il rischio da scongiurare non è quello di una crescita smisurata del settore ma, piuttosto, quello di non porlo in condizioni di mettere a frutto le opportunità.

Per quanto riguarda, in particolare, il SUPERBONUS, evidenzio che questa straordinaria misura è decollata a distanza di più di un anno e mezzo dalla sua introduzione, con il Decreto Rilancio, e che sconta, tuttora, diverse esigenze di miglioramento burocratico e procedurale; nonostante questi limiti, ha già mostrato la sua forza propulsiva in termini di riavvio dell’economia, oltre che di miglioramento energetico e sismico degli edifici, con salti di sicurezza e qualità per lo stile di vita dei cittadini.

In questa fase di fermento del mercato residenziale, con interventi sul costruito, siamo già frenati per carenza di manodopera qualificata e stiamo già scontando gli effetti di un aumento eccezionale dei prezzi dei materiali, oltre tutto, di difficile reperimento, e non è pensabile doverci difendere anche da rischi di depotenziamento dell’unica misura che sta dimostrando di funzionare.

Ci aspettiamo interventi autorevoli per conferire la stabilità necessaria agli incentivi, in modo da garantire la qualità dei lavori e consentire, tra l’altro, l’adeguamento dei livelli produttivi.

Ci saremmo aspettati un richiamo a far svolgere i lavori da imprese qualificate, visto che si investono fondi pubblici, e, invece, siamo stati noi a chiedere di non far entrare nel mercato avventurieri, perché le imprese serie non devono subire concorrenza sleale, a danno della bontà dei lavori con sperpero di risorse.

A sostegno delle nostre aspettative, anche per quanto riguarda gli oneri che, nell’immediato, vengono sostenuti da fondi pubblici, è possibile citare diverse fonti indipendenti, tra le quali elenco il Rapporto 2020 Camera dei deputati XVIII Legislatura Documentazioni e Ricerche “Il recupero e la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio: una stima dell’impatto delle misure di incentivazione”. n. 32/2 del 26 novembre 2020, lo Studio della LUISS –OPEN Economics, del 11 marzo 2021, che certificano il rientro dell’investimento per lo Stato negli anni successivi, in termini di recupero dei fondi e impatto positivo sui conti pubblici, con aumento di gettito iva ed ires.

Torno, inoltre, ad evidenziare la bontà di un provvedimento che stimola gli investimenti dei privati mettendo in circolo il risparmio accumulato per interventi di miglioramento sismico ed energetico del costruito, ad impatto zero per consumo di suolo, secondo una strategia finalizzata a valorizzare il nostro ingente, e vetusto, patrimonio immobiliare, che non può essere solo bersaglio di tassazione, una misura che scatena la buona economia, quella reale, che produce ricchezza, in termini di reddito ed occupazione, e supera la cronica difficoltà della pubblica amministrazione a trasformare le risorse in cantieri.

Non entro oltre nel merito di valutazioni economiche e finanziarie, che non mi competono, ma rivendico, con forza, il massimo rispetto per un settore costituito, all’ottanta per cento, da piccole imprese, spesso a conduzione familiare, che caratterizzano il patrimonio imprenditoriale nazionale, con una valenza sociale, oltre che strettamente produttiva.

In questa delicata fase di ripresa, certe dichiarazioni, che appaiono anche scoordinate rispetto alle linee di azione, mettono a repentaglio un intero sistema economico, incrinano la fiducia degli operatori e incidono sulla capacità di programmazione, sempre a maggiore danno delle realtà imprenditoriali più piccole, ma non certo minori.

Negli anni, le nostre aziende hanno chiesto solo di essere messe in condizione di lavorare, di poter restare dignitosamente sul mercato, di non disperdere il patrimonio di competenze e saperi storici, arricchiti, nel tempo, da innovazioni tecnologiche e procedurali tali che ci rendono unici al mondo.

Cito, tra le altre, l’esperienza della ricostruzione post sisma a L’Aquila, laddove le nostre imprese sono state messe in condizione di lavorare, hanno dimostrato maturità e capacità tali negli interventi di recupero statico, architettonico, artistico su centri storici medioevali, su edifici monumentali, con ristrutturazioni innovative, nel rispetto della conservazione e tutela dei beni, da essere ammirate a livello mondiale.

Egregio Sig. Ministro, l’impeto della mia lettera è dettato da una reazione immediata alle Sue dichiarazioni, al fine di difendere la categoria che mi onoro di rappresentare, e La prego, se possibile, di voler chiarire il Suo pensiero, nello spirito costruttivo di leale e proficua collaborazione.

La ringrazio per l’attenzione e La saluto con stima”

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