Una delle più colpite dalla pandemia, quella che sicuramente ha pagato di più. La zona del bergamasco guarda alla Fase 2 come una rinascita. Ok le misure tampone inserite nel nuovo decreto del governo, ma occorrono interventi di rilancio importanti per quanto riguarda l’economia. Il pensiero di Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo è chiaro. “Il Dl Rilancio sugli aiuti alle imprese contiene molti elementi positivi, dalla cancellazione del saldo e acconto dell’Irap agli aiuti a fondo perduto per le imprese, dalla proroga della cassa integrazione e della cassa in deroga al rinnovo dei contratti a tempo determinato senza causale, ma – ha detto in una intervista alla AdnKronos – bisognerà verificare le modalità di esecuzione e le tempistiche di queste misure, perché i decreti precedenti faticano a trovare una loro attuazione. Ci sono strumenti positivi ma complessi – continua – che devono trovare la loro pronta messa in opera e spero che il governo non si limiti a proclamare dei provvedimenti per poi dimenticarsi della loro attuazione”.
Il presidente di Confindustria Bergamo pernsa ad un nuovo nome con cui ribattezzare il Decreto Rilancio. “Dovrebbe chiamarsi decreto Sostegno – lha detto – e misure sono tutte necessarie, ma puntano alla sopravvivenza del sistema economico per superare questo momento di difficoltà. Mancano invece vere e proprie misure di rilancio e di prospettiva come l’ecobonus, il voucher turismo e l’incentivo per le biciclette, ma non ci sono misure di incentivazioni ai consumi e agli investimenti privati e gli investimenti pubblici. Tutto questo non si vede, mentre Industria 4.0 è rimandato”.
In particolare per Scaglia “servirebbero investimenti in infrastrutture, con il modello Genova, che abbiamo visto che funziona e andrebbe portato avanti. Non serve stanziare nuove risorse ma riflettere su nuove modalità di attuazione semplificando le norme”.
Controverso e in piena discussione il fatto del Coronavirus come malattia o infortunio sul lavoro. “Un aspetto assolutamente da cancellare e riscrivere – ha dichiarato Scaglia – una cosa folle, non è assolutamente possibile imputare alle imprese un effetto che può essere avvenuto ovunque. Le imprese hanno avuto protocolli e misure di sicurezza. Si controlli che queste misure vengano implementate. Ma dire che un contagiato si è ammalato in azienda lo trovo assolutamente fuori misura e non corretto”.








