La legge delega al Governo per la riforma del processo civile è «un tassello importante della riforma della giustizia». Questo quanto sostiene il presidente del Tribunale di Torino, Luciano Panzani, che ne evidenzia gli elementi positivi.
«In genere, le riforme del processo sono scarsamente efficaci nel recupero di efficienza. In sé la semplificazione dei riti e l’abbreviazione dei termini non cambieranno la situazione. Tra l’altro la riforma disegna sempre più un processo scritto, con sostanziale rinuncia al contatto diretto tra il giudice e le parti, anche se si prevede che queste ultime debbano obbligatoriamente comparire alla prima udienza. I casi in cui il tribunale decide in collegio di tre si riducono ulteriormente. Il nuovo processo è un processo monocratico, spesso con udienza da remoto, come (giustamente) in caso di separazione e divorzio consensuali, ove non vi siano particolari complessità», sostiene su InPiù.net.
«Vi sono però molti elementi positivi. Il processo sarà sempre più preceduto da forme di mediazione obbligatoria con incentivi fiscali e possibilità di raccolta anticipata delle prove da far valere poi in giudizio. Si amplia la disciplina dell’Ufficio del processo, in contemporanea con l’assunzione grazie alle risorse del Pnrr di 16 mila funzionari destinati a popolarlo con l’obiettivo di ridurre l’arretrato del 90% in 5 anni. Si estende il ricorso alle notificazioni via Pec ed alle forme telematiche. Si crea il tribunale della famiglia, che fonde le competenze del tribunale ordinario e di quello dei minorenni, con un rito unico ad hoc».
«Si migliora la disciplina dell’esecuzione delle sentenze civili, con tante piccole modifiche che complessivamente dovrebbero accelerare il tempo di recupero dei crediti e il debitore esecutato potrà lui stesso presentare un offerente disposto ad acquistare l’immobile, senza che si rinunci alla gara. Un compromesso accettabile. Bisognerà vedere l’attuazione. Il diavolo si nasconde nei dettagli».
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