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Mario Palazzi (Pm Roma): «Con la riforma si rischia un’amnistia casuale»

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«A parità di regole, risorse e numero di fascicoli, la tagliola dell’improcedibilità in appello dopo due anni si risolverebbe in un’amnistia aggravata della casualità dei processi cancellati, che dipenderebbe non da una valutazione politica di pericolosità sociale ma, a macchia di leopardo, da circostanze come il luogo in cui si svolgono». Lo afferma Mario Palazzi, Pm della Procura di Roma dell’inchiesta Consip, intervistato sulla Stampa da Giuseppe Salvaggiulo sulla riforma del processo penale presentata dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia. «Una decina di corti d’appello» prosegue «sfora abbondantemente i due anni. Lì che facciamo: alziamo la bandiera bianca dello stato di diritto?».

È un esito inevitabile?

«È questione di flussi. Il processo è come un’autostrada intasata da troppe macchine. O costruisci nuove corsie (risorse) o blocchi al casello un certo numero di macchine (processi). L’improcedibilità, invece, blocca un certo numero di macchine in prossimità del casello di uscita. È accettabile che dopo anni di lavoro si dica “abbiamo scherzato”?».

La riforma aumenta il filtro dell’udienza preliminare: si va a processo solo con prove già solide. Giusto?

«Ragionevole, e infatti per certi versi questo standard è già applicato nei nostri uffici. Ma dubito che avrà effetti significativi. L’imbuto è in appello e la riforma rischia di intasarlo ulteriormente».

In che senso?

«Oggi quasi tutte le sentenze di condanna vengono impugnate. Anche se c’è una confessione, anche se la pena è mite. Perché non si corre alcun rischio, si ha solo da guadagnare e s’inserisce l’appello, anche se immaginifico, in un flusso intasato che dà buone probabilità di ottenere un tempo la prescrizione e domani l’improcedibilità».

Stando alla metafora: come ridurre le macchine?

«Per un verso disincentivare gli appelli, esponendo l’appellante al rischio di una condanna peggiorativa. Una riforma a costo zero con effetti immediati. Per un altro verso, limitare il flusso in entrata depenalizzando».

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