Non siamo in ritardo solo nella messa a terra del Pnrr ma anche nella spesa dei fondi UE.
Entro il 31 dicembre 2023, data di scadenza di attuazione del settennato 2014-2020, dobbiamo spendere i restanti 29,8 miliardi (pari al 46% della quota totale) di soldi che ci sono stati erogati da Bruxelles, di cui 10 sono di cofinanziamento nazionale.
Lo rileva l’Ufficio studi della Cgia.
Se non riusciremo a centrare questo obbiettivo, la quota di fondi UE non utilizzatati andrà persa.
Insomma, è a rischio una buona parte dei 19,8 miliardi che l’Europa ci ha messo a disposizione da almeno nove anni.
Le ragioni di questa difficoltà nell’ utilizzare i soldi europei è nota da tempo.
Scontiamo, innanzitutto, una grossa difficoltà di adattamento della nostra Pubblica amministrazione alle procedure imposte dall’UE.
Inoltre il personale, soprattutto dell’area tecnica, è insufficiente e quello occupato ha retribuzioni basse e, spesso, risulta, anche per questa ragione, poco motivato.
Specificità che condizionano la qualità e la produttività del servizio reso da questi dipendenti, in particolar modo delle regioni e degli enti locali più in difficoltà, che, in buona parte, sono concentrati nel Mezzogiorno.








