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Nucleare: dopo 34 anni manca ancora un deposito per i rifiuti radioattivi

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Dopo l’incidente di Chernobyl nel 1987, in Italia un referendum ha bloccato la produzione di energia nucleare. Più di un decennio dopo è nata Sogin, la società pubblica interamente partecipata dal ministero delle Finanze, responsabile del decommissioning (smantellamento) degli impianti nucleari italiani attualmente in corso e della gestione dei rifiuti radioattivi.

La società gestisce lo smantellamento delle centrali nucleari di Trino (VC), Caorso (PC), Latina e Garigliano (CE), degli impianti del ciclo del combustibile Eurex di Saluggia (VC), Ipu e Opec di Casaccia (Roma) Itrec di Rotondella (MT), l’impianto Fn di produzione del combustibile nucleare di Bosco Marengo (AL) e il reattore di ricerca Ispra-1 nel CCR-Ispra (VA). 

Il deposito nazionale

Sogin ha il compito di localizzare e realizzare il Deposito Nazionale, un’infrastruttura che consentirà di ottimizzare in modo sostenibile e sicuro la gestione dei rifiuti radioattivi prodotti dall’esercizio e dallo smantellamento delle centrali e degli impianti nucleari italiani e dalle attività che si svolgono ogni giorno nella medicina nucleare, nell’industria e nella ricerca scientifica. L’opera sarà costituita dalle strutture per la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività e da quelle per lo stoccaggio temporaneo, di lungo periodo, dei rifiuti a media e alta attività, che dovranno essere successivamente trasferiti in un deposito geologico, idoneo alla loro sistemazione definitiva.

Verrà realizzato, inoltre, il Parco Tecnologico: un centro di ricerca aperto a collaborazioni internazionali, in cui svolgere attività nel campo energetico, della gestione dei rifiuti e dello sviluppo sostenibile. La realizzazione del Deposito Nazionale consentirà di terminare lo smantellamento degli impianti nucleari e di chiudere, così, il ciclo nucleare italiano. Consentirà, inoltre, una gestione efficiente di questi rifiuti, fino ad oggi stoccati in decine di depositi sparsi nel Paese, permettendo all’Italia di allinearsi a quasi tutti gli altri Paesi europei che hanno depositi analoghi.

La superficie del deposito nazionale

Il Deposito Nazionale e Parco Tecnologico sarà costruito all’interno di un’area di circa 150 ettari, di cui 110 dedicati al Deposito e 40 al Parco Tecnologico. All’interno dei 110 ettari, 10 saranno dedicati allo smaltimento dei rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività e altri 10 allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi a media e alta attività. I rimanenti 90 ettari saranno destinati alle aree di rispetto e agli impianti ed edifici a supporto delle attività. 

I rifiuti radioattivi

Il Deposito consentirà, complessivamente, la sistemazione definitiva di 78 mila metri cubi di rifiuti a molto bassa e bassa attività, la cui radioattività decade nell’arco di 300 anni. Inoltre, in un’apposita area sarà realizzato un complesso di edifici idoneo per stoccaggio di circa 17 mila metri cubi di rifiuti a media e alta attività, in attesa della loro sistemazione definitiva in un deposito geologico. Al Deposito Nazionale saranno, dunque, conferiti nel tempo complessivamente circa 95 mila metri cubi di rifiuti radioattivi. Il 60% di questi proverrà dagli impianti nucleari oggi in fase di smantellamento, mentre il restante 40% dalle attività nei settori della medicina nucleare, dell’industria e della ricerca.

Costi e posti di lavoro

Si stima di realizzare il Deposito Nazionale in 4 anni con un investimento di 900 milioni di euro. La sua costruzione genererà oltre 4.000 posti di lavoro l’anno per 4 anni di cantiere. Durante la fase di esercizio, invece, l’occupazione diretta è stimata mediamente in circa 700 addetti.

Seminario nazionale

Il 7 settembre 2021 è iniziato il Seminario Nazionale che ha l’obiettivo di arrivare a una scelta condivisa sulla localizzazione del sito nel quale realizzare il Deposito Nazionale, approfondendo con tutti i soggetti interessati, gli aspetti tecnici legati al progetto, a seguito della pubblicazione della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi).

Il Seminario si articolerà in nove incontri, trasmessi in diretta streaming sul sito www.seminariodepositonazionale.it, che interesseranno le aree potenzialmente idonee presenti nelle regioni coinvolte: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia e Basilicata, Sicilia, Sardegna e si concluderà il 15 dicembre con la pubblicazione dei lavori che termineranno il 24 novembre.

A seguito della pubblicazione degli atti, si aprirà la seconda fase della consultazione pubblica, della durata di trenta giorni, durante la quale potranno essere inviate eventuali ulteriori osservazioni finalizzate alla predisposizione e alla pubblicazione della Carta Nazionale Aree Idonee (Cnai). Al termine di questa fase le Regioni e gli Enti locali potranno esprimere le proprie manifestazioni d’interesse, non vincolanti, ad approfondire ulteriormente l’argomento.

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