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Nicola Saldutti (Corriere): “Ecco l’inclusione al rallentatore dell’Italia”

“Ci sono numeri che più di altri raccontano i ritardi da colmare di un Paese”.

Lo scrive Nicola Saldutti sul Corriere della Sera parlando di “inclusione al rallentatore”: “E – sottolinea – nel caso dell’occupazione femminile si va molto oltre la questione di genere, c’è il divario nelle carriere, la possibilità di crescita, le condizioni che rendono più complicato lavorare per le donne.

Elementi che costringono a rallentare lo sviluppo e consegnano un sistema meno competitivo, meno produttivo.

Dunque, l’inclusione non è soltanto una questione morale (che pure resta centrale) ma di occasioni, di modernizzazione, di futuro, negate all’intera comunità.

La Banca d’Italia ha fatto i conti: se il tasso di occupazione femminile arrivasse al 60%, il Prodotto interno lordo potrebbe aumentare di 7 punti percentuali.

E invece tutto questo non accade ancora. L’ultima fotografia dell’Istat racconta invece di fabbriche, uffici, alberghi, negozi, nei quali il 90% degli occupati in più ha riguardato gli uomini.

Un dato – spiega l’editorialista – che fotografa la situazione a dicembre 2022 rispetto all’anno. precedente.

Cercare le ragioni è complicato e intuitivo allo stesso tempo, in piena pandemia chiusero le attività nelle quali le donne erano più attive, adesso che qualcosa, lentamente, si muove sono le ultime a beneficiarne.

E allora bisogna ragionare su quali siano gli ostacoli culturali, economici, normativi, nelle condizioni di welfare che possano agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro.

Una prima risposta? Serve uno sforzo eccezionale per aumentare le competenze matematiche e tecnologiche (cosiddette Stem), che sarebbe un acceleratore di parità incredibile.

Le soluzioni sono state individuate più volte, bisogna attuarle. E qui i numeri dai quali partire non mancano: basta leggere il documento che tutte le società quotate in Borsa devono elaborare, si chiama Rendiconto non finanziario e fotografa la situazione di genere, insieme ai parametri di sostenibilità.

Sarebbe interessante – conclude – che il ministero del Lavoro partisse da questi dati per immaginare possibili percorsi”.

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