[L’Intervento] Nicola Accurso (Managing Director 21 Way of Living): «Leggere il cambiamento, il co-living come risposta a nuovi bisogni»

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Da qualche anno la realtà dei co-living ha cominciato a svilupparsi anche in Europa, dopo essersi affermata prevalentemente in Nord America. Oggi Londra è probabilmente la città del vecchio continente che più ha accolto e sfruttato questa soluzione abitativa, almeno per certi versi, nuova.

Esistono diverse forme di co-living tuttavia l’aspetto caratterizzante è dato dalla presenza di spazi privati (di norma la camera da letto) e spazi comuni fruibili da più persone. Gli spazi comuni si alternano tra il conviviale e il puro servizio (grandi living, cucina, lavanderia).

La formula del co-living mette a disposizione diversi vantaggi: semplifica notevolmente l’insediamento in una nuova città a costi non proibitivi, è molto meno impegnativo di un affitto tradizionale, a parità di prezzo consente di avere a disposizione molto più spazio fruibile rispetto ad un appartamento privato, agevola e la socializzazione.

In parte questo fenomeno si incrocia con quello Airbnb che negli ultimi anni ha sconvolto il mercato degli affitti in vari quartieri di molte città del mondo, perché vendere brevi periodi è molto più redditizio che affittare. In questo senso il co-living è anche una risposta a questo fenomeno, oltre che rappresentare un’alternativa al mondo ormai old-fashioned dei residence alberghieri.

L’Italia è ancora molto indietro rispetto al Nord Europa in termini di attori presenti sul mercato e di conseguenza questo impatta anche sul livello di offerta, che spesso è una versione poco distante da un semplice appartamento abitato da diversi coinquilini. Il co-living di nuova generazione è invece una realtà organizzativamente evoluta che propone servizi professionali.

La pandemia ha senz’altro accelerato diverse dinamiche favorevoli allo sviluppo di questo modello abitativo poiché il bisogno di sicurezza, di socialità controllata, di accessibilità a servizi, sono diventati ancora più centrali che in passato.
Si stanno inoltre delineando nuove forme di viaggiatori. Accanto ai digital nomads, che rappresentano la nicchia più estrema, si affacciano viaggiatori senza una connotazione specifica, poiché lo smart working abbatte il muro tra lavoro e vacanza. Un tempo si chiamava “bleisure” (con netta distinzione tra i momenti del business e del leisure) oggi forse si chiama “workation” (work più vacation) ma la sensazione è che sia cambiato il paradigma di riferimento. Sono saltati i vecchi presupposti e ci aspettano grandi opportunità per disegnare nuove forme di ospitalità.

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