“Non crediamo di violare in alcun modo le norme della legge europea sulla privacy, ma sappiamo che buona parte dell’opinione pubblica italiana è dalla nostra parte e vogliamo arrivare a una soluzione”.
Lo dichiara in un’intervista alla Stampa Mira Murati, 34 anni, dal 2018 capo dello sviluppo tecnologico di OpenAI, la società che ha creato ChatGpt.
In relazione alle accuse del Garante italiano di non rispettare la privacy e di processare i dati personali degli utenti senza una base giuridica, la manager ribatte: “Noi crediamo di offrire i nostri servizi rispettando la privacy.
Lavoriamo per ridurre la quantità di dati personali usati per l’addestramento delle nostre AI.
Per noi è importante che i sistemi apprendano da testi e video. Non necessariamente dai dati di persone.
Per questo riduciamo al massimo il loro uso e informiamo gli utenti il più possibile”.
E sempre su ChatGpt, nell’intervista a La Stampa, Murati sostiene che si tratta di “una tecnologia nuova e in costante evoluzione.
Miglioriamo ogni giorno i servizi per renderli più utili e accurati.
A volte Chat Gpt sbaglia, ma migliora grazie agli utenti. Chi la utilizza sa dei suoi limiti”.
Tuttavia a proposito della violazione sui dati che avrebbe esposto dati personali e di carte di credito, la manager minimizza dicendo che “si è trattato di un errore nel software”, ovvero “è stata esposta la cronologia delle chat di un utente attivo” ma “quando l’abbiamo saputo abbiamo subito disattivato Chat Gpt” e “questo ha messo in chiaro i dati di pagamento dell’1% degli abbonati.
Ma non c’è stato alcun problema per gli utenti”, assicura il capo dello sviluppo tecnologico di Open AI.
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