Per combattere la recessione serve più Europa e politiche fiscali accentrate per compensare l’aumento dei tassi d’interesse. A sostenerlo è l’economista Marcello Messori, che scrive: «Nel suo intervento alla Giornata del risparmio (31 ottobre scorso), il Governatore della Banca d’Italia ha sostenuto che la dinamica inflazionistica nell’euro-area rende inevitabili gli incrementi nei tassi di interesse di policy e le altre iniziative restrittive sulle condizioni di rifinanziamento del settore bancario da parte della Bce. Nell’ottica della politica monetaria, la posizione di Visco è incontestabile».
«Di fronte a un’instabilità dei prezzi dell’attuale portata (tasso di inflazione intorno al 10%), il mandato della Bce impone l’abbandono di politiche espansive. Come non manca tuttavia di rilevare lo stesso Governatore, l’economia europea è anche minacciata da crescenti rischi recessivi. La ricetta proposta è, dunque, di procedere a restrizioni graduali di politica monetaria anche alla luce del probabile riassorbimento delle punte inflazionistiche correnti», scrive sulle pagine del magazine online InPiù.net.
«Questa ricetta potrebbe, però, essere inadeguata per evitare la stagflazione nell’euro-area. Le cause, che hanno innescato l’inflazione europea, sono strozzature di offerta; pertanto, non potendo agire direttamente su tali strozzature, la politica monetaria è efficace nel contrasto all’inflazione solo se riconduce la domanda al nuovo e decrescente livello dell’offerta, ossia solo se porta l’economia europea alla recessione. In questa prospettiva, iniziative graduali attenuerebbero gli esiti recessivi ma al costo di convivere con un’inflazione, comunque eccessiva, e con la stagnazione. Ciò non implica che ci si debba rassegnare a un futuro negativo».
«Si tratta, invece, di non lasciare sola la politica monetaria. Le strozzature, che stanno determinando cadute recessive dell’offerta europea, vanno compensate con politiche fiscali accentrate in grado di produrre beni pubblici europei che aggirino tali strozzature e stimolino la produzione anche nel breve-medio periodo. Il problema è che un tale ambizioso salto di qualità nella capacità fiscale accentrata, che va al di là dello stesso Next Generation-Eu, richiede cooperazione fra stati membri e leadership europea: due ingredienti che, oggi, sembrano carenti».








