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Matteo Zoppas, presidente dell’Ice: “I dati Istat mostrano un export italiano sempre più diversificato”

“Il +3,6% di giugno 2026 rispetto a giugno 2025 porta la crescita del Made in Italy al +4,3% nel semestre, con una geografia sempre più diversificata.

Gli Stati Uniti, stazionari al +0,4%, con un +2% tra gennaio e giugno, si contrappongono alla Cina, con un +19,1% e un +19% tra gennaio e giugno, alla Turchia, con un +10,8% e un -15,5% nel semestre, e alla Svizzera, con un +10,5% e un +39,3% tra gennaio e giugno.

La spinta resta trainata più dai prezzi che dai volumi, quindi va letta con cautela.

Bene il Mercosur, sostenuto anche dal possibile effetto annuncio dell’accordo.

I conflitti pesano sull’export: in calo il Medio Oriente, con un -12,5% e un -14,2% tra gennaio e giugno, mentre quello verso la Russia si è dimezzato rispetto al primo semestre del 2021”.

Così Matteo Zoppas, presidente dell’Ice, commenta in una nota i dati dell’Istat di giugno 2026 sul commercio estero extra Ue.

“I dati di giugno, con un +3,6% su base annua, raccontano un export italiano sempre più diversificato”, prosegue.

“Mentre le vendite verso gli Stati Uniti rallentano, con un +0,4%, crescono con decisione Cina, con un +19,1%, Turchia, con un +10,8%, e Svizzera, con un +10,5%.

Va usata cautela nel leggere questi numeri: la crescita nominale dell’export è trainata più dai prezzi che dai volumi.

A maggio, l’export è salito del 4,1% in valore, ma è calato del 2,4% in quantità, con prezzi medi in aumento del 6,8%, soprattutto per effetto del rincaro dell’energia”.

“I primi cinque mesi di export verso gli Usa mostrano una dinamica settoriale in evoluzione”, prosegue Zoppas.

“La farmaceutica, seppure in rallentamento, resta il primo comparto, con una quota del 25,3%.

Si rafforza invece il contributo dei macchinari, con un +7,3%, e dei mezzi di trasporto, con un +10,8%, trainati anche dagli autoveicoli, in crescita del 6,5% e in netta inversione rispetto al 2025.

Restano invece deboli alimentari, bevande e tabacco, con un -12,4%, tra cui il vino, con un -15,5%, metalli e prodotti in metallo, con un -10,2%, elettronica, con un -10,6%, legno, carta e stampa, con un -7,5%, e chimica, con un -3,6%.

Resta però l’effetto dei dazi, che nel primo trimestre hanno colpito in maniera più pesante, raggiungendo il 31,1% per i metalli, il 22,3% per il materiale ferroviario, il 17,5% per le calzature e il 16% per il tessile-abbigliamento”.

“Sul fronte geografico, il Medio Oriente resta penalizzato dal conflitto in corso, con un -12,5% a giugno, dopo il crollo del 52,5% registrato a marzo, chiudendo il semestre a -14,2%.

L’accordo Mercosur”, conclude Zoppas, “fa registrare un bimestre maggio-giugno positivo, con un +12,8%, favorito dal possibile effetto annuncio.

La Svizzera si conferma un mercato chiave, anche per effetto di un’anomalia negli acquisti di metalli preziosi.

Stupisce il recupero della Cina, con un +19,1%, dove spiccano farmaceutica e macchinari.

La Russia è in calo del 4,5% nel primo semestre del 2026, con il valore delle esportazioni sceso a 1,7 miliardi di euro, rispetto ai 3,6 miliardi del primo semestre del 2021”.

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