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Matteo Ricci, presidente Ali: “La paura di firmare nella PA c’è, l’abuso d’ufficio va riformato”

“Non è possibile che un amministratore locale rischi di vedersi accusato di abuso d’ufficio, reato punito con la reclusione da uno a 4 anni, semplicemente per un atto che firma o che vota.

Tra altro, il 90% dei procedimenti giudiziari finiscono nel nulla”.

Così, al Messaggero, il sindaco Pd di Pesaro Matteo Ricci, presidente dell’Associazione autonomie locali.

“Un buon sindaco non può amministrare nel terrore di vedersi recapitare un avviso di garanzia solo perché ha fatto quello per cui è stato eletto: prendere decisioni e risolvere problemi – aggiunge -.

La paura della firma esiste, ed è un problema reale.

Anche per i dirigenti.

Se il sindaco, poi, li sollecita a firmare, ecco che può scattare la contestazione di abuso”.

Gli amministratori, spiega ancora, non chiedono di togliere l’abuso d’ufficio, “ma di riformarlo seriamente”, perché con una formulazione del reato più precisa “ci guadagnerebbe la buona amministrazione”: ridurre il reato a illecito civile, prevedendo al massimo una multa invece del carcere, “sarebbe un primo passo in avanti, sì.

Già in passato abbiamo chiesto al Pd di intestarsi una riforma del reato.

Esiste una nostra proposta di legge in questo senso.

Quel che conta, ora, è arrivare al risultato”.

Ricci infine trova “scandaloso” che i sindaci siano costretti alle dimissioni in caso di condanna anche solo in primo grado: “In Italia esistono tre gradi di giudizio, tranne per gli amministratori.

Così si crea un danno all’ente e si interrompono ingiustamente carriere politico-amministrative”.

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