Massimiliano Boggetti (Confindustria): «Gli italiani preferiscono la Sanità pubblica. E la tecnologia può sanare le carenze della medicina territoriale»

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Gli Italiani preferiscono il pubblico, parafrasando il titolo di un famoso film?

Certamente la Sanità pubblica è in cima alle preferenze della popolazione.

Il 60% degli italiani dichiara infatti di preferire rivolgersi a una struttura pubblica se è nella necessità di affidarsi a cure mediche. Con l’indagine della collana Tech4Life “Salute e sanità al tempo della pandemia.

Gli italiani, il servizio sanitario nazionale e le condizioni di salute” promossa da Confindustria Dispositivi Medici e realizzata da Community Research & Analysis abbiamo proprio voluto  capire l’opinione rispetto al SSN.

La preferenza per la gestione nazionale delle prestazioni medico-sanitarie accomuna la fascia più anziana della popolazione (73%) e chi ha un titolo di studio più elevato, mentre decresce da Nord verso Sud e tra i più giovani: se nel Nord Ovest raggiunge il 69% dei consensi, nel Sud Italia si ferma al 40%, 69% per il Centro.

Ma un 10% degli intervistati si fida più del privato.

Si tratta di giovani soprattutto del Sud (10%), mentre prediligono la gestione statale gli anziani del Centro e del Nord. Anche sul tema della gestione della Sanità, i trend sono interessanti.

Sebbene per il 30,4% degli italiani la Sanità pubblica dovrebbe essere a regia esclusivamente statale, quella regionale guadagna quasi il 10% di preferenze in più rispetto allo scorso anno.

Sono tutti elementi che dovrebbero far riflettere.

Che cosa evidenziano secondo lei?

Questa indagine ci aiuta a comprendere come la pandemia da Coronavirus ci abbia cambiati. I cittadini sono confusi: da una parte mantengono la propria fiducia nel settore pubblico, ma dall’altra vorrebbero una Sanità regionale. Sono convinto che questo dato regionale più che in chiave politica vada letto come un’esigenza di medicina del territorio, che stia più vicino alle persone e ai loro bisogni di salute.

Uno dei problemi di questa pandemia è stato proprio quello che molti cittadini non si sono sentiti completamente seguiti e la presa in carico del paziente spesso è stata gestita in modo disorganico e disorganizzato.

La Sanità pubblica è percepita come un valore, il 54,3%, in crescita rispetto al 2019, ritiene che per migliorare la Sanità in Italia dovrebbe essere gestita soprattutto dal pubblico e il 16,6% dai privati ma che è fondamentale interrogarsi su quanto essa riesca a servire gli utenti, ad essere fisicamente vicina, a rispondere alle esigenze dei territori.

Confindustria Dispositivi Medici sostiene da sempre il valore della telemedicina e della medicina del territorio e il Covid ha evidenziato ancora di più questa necessità….

Certamente. Il Covid ha solo certificato quello che era noto da tempo: la mancanza di strumenti e modelli adeguati per il sistema di cure territoriali extra ospedaliere.

Tante le fragilità e le criticità evidenziate dalla pandemia, prima fra tutte la mancanza di un’adeguata organizzazione della rete di assistenza territoriale e domiciliare che avrebbe potuto supportare il sistema durante la crisi in modo più efficace ed efficiente.

Negli ultimi anni non sono infatti stati attuati rafforzamenti diretti delle cure territoriali e non si è operato per la costruzione di modelli strutturati e organizzati di assistenza domiciliare.

Tornando alla ricerca e ai suoi dati, ne è emersa anche una profonda sfiducia sull’uso dei fondi europei.

Sì, il pessimismo sui fondi europei c’è per oltre il 60% degli intervistati: infatti, il 48,6% ritiene che la maggior parte delle risorse andranno sprecate e alle strutture sanitarie ne arriveranno poche, dato che si aggiunge all’11,7% che ritiene dall’Europa arriveranno pochi soldi.

Il 39,7% pensa che serviranno sicuramente a migliorare tutte le strutture sanitarie del Paese e soprattutto quelle che già oggi sono all’avanguardia. Questa  nota di pessimismo sulla gestione dei fondi europei dovrebbe rappresentare una sfida per il Governo per rilanciare un piano di investimenti forte per la Sanità del Paese, attingendo subito al Mes.

Nuovi bisogni di salute si possono affrontare solo investendo velocemente nel parco tecnologico infrastrutturale, per poter garantire una più capillare assistenza sul territorio per essere vicini alle persone con una cura per patologia e non per prestazione attraverso tecnologie per il monitoraggio a distanza, la telemedicina, le app.

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