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[L’intervento] Margherita Interlandi (Professoressa Diritto Amministrativo Università di Cassino): «La tutela migliore delle generazioni future sta nell’assicurare oggi i nostri diritti fondamentali»

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Margherita Interlandi, Professoressa di Diritto amministrativo nell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, è intervenuta al 66° Convegno di Studi Amministrativi, organizzato dalla Provincia di Lecco e dalla Corte dei conti, sotto l’alto Patronato della Presidenza della Repubblica, dal titolo Transizione ecologica, innovazione digitale e inclusione sociale: la realizzazione del Next Generation EU.

Riportiamo di seguito uno stralcio del suo intervento, rilasciato all’interno della sessione dal titolo L’inclusione sociale, presieduta dal Presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi. Il tema della relazione della professoressa Interlandi è stato “Protezione sociale ed equilibrio intergenerazionale”.

Nella mia riflessione, senza alcuna pretesa di esaustività, vorrei soffermarmi sulle possibili implicazioni giuridiche che il principio dell’equilibrio intergenerazionale determina nel rapporto tra Stato e cittadini, sulle possibili misure di protezione sociale necessarie per raggiungere tale equilibrio, e sulla possibilità, infine, di configurare rispetto a tali misure posizioni soggettive meritevoli di tutela“, ha dichiarato in apertura di intervento la professoressa Interlandi.

“Innanzitutto, non possiamo negare che quando si parla di equilibrio intergenerazionale si allude non solo al rapporto tra generazioni, ma alla complessa trama di interessi e di aspirazioni che maturano in un determinato contesto storico e politico. Mi riferisco in particolare al problema della distribuzione dei costi, che le politiche pubbliche orientate alla tutela delle generazioni future determinano a carico di quelle presenti. Pensiamo, ad esempio alle proteste dei gilet gialli sulla carbon tax: che, tra l’altro ed al di là della discutibilità di alcuni forme di protesta assunte, muovono proprio dalla contestazione che gli effetti di tale misura graverebbero soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione”.

Il concetto di equilibrio intergenerazionale si afferma innanzitutto nel diritto internazionale: alla fine degli anni ’80 Brown Weiss identificò tale principio nel dovere di lasciare le risorse ambientali in senso lato, in condizioni non peggiori di quelle in cui le stesse erano state usufruite e godute.

Con riferimento all’ordinamento giuridico italiano, “l’art. 97, comma 1 della Costituzione, tra i principi della pubblica amministrazione annovera quello della sostenibilità della spesa pubblica. In particolare, per quanto riguarda la nostra Costituzione, sostenibilità̀ e responsabilità intergenerazionale sono concetti strettamente legati e sono, a mio avviso, espressione e manifestazione diretta del principio costituzionale di uguaglianza e del dovere di solidarietà a cui lo Stato, come autorità e come comunità è chiamato ad assolvere. Una solidarietà che guarda al futuro ma che, per questo, non può e non deve prescindere dal presente“.

Ma non possiamo tralasciare il fatto che la tutela delle generazioni future è insita nella scelta di una Costituzione rigida, attraverso cui si è inteso proprio custodire determinati principi e determinati diritti in una dimensione non accessibile al legislatore.

La necessità è quella di “stabilire qual è il livello minimo di garanzie che deve essere garantito alla persona, come singolo e come attore sociale. Se, infatti,  mettiamo in relazione il concetto di equilibrio intergenerazionale con quella della protezione sociale, viene innanzitutto in rilievo l’esigenza di verificare se il recepimento del principio di sostenibilità, nei diversi settori dell’agire pubblico, consenta di individuare posizioni giuridiche suscettibili di tutela, ovvero pretese esigibili in termini di effettività“.

E’ da notare “un interessante orientamento giurisprudenziale della Corte costituzionale, che, non a caso, fa riferimento alla tutela delle generazioni future, in un’ottica di equilibrio con quelle esistenti, spingendo, sulla scia della nota sentenza 275/2016,  verso il superamento dell’idea che i limiti finanziari impediscono la effettività di diritti fondamentali, almeno per ciò che riguarda il loro nucleo essenziale. Ciò non significa, però, e questo è un punto che vorrei sottolineare con forza, che nella individuazione delle prestazioni esigibili non si debba tener conto dei limiti che derivano dalla costituzionalizzazione dell’equilibrio di bilancio, ma significa, piuttosto, che anche la gestione del bilancio concorre all’attuazione del principio personalistico che la Costituzione pone a fondamento del dovere di solidarietà, una solidarietà che, lo ripeto, guarda al futuro, ma anche al presente“.

A questo punto viene da chiedersi cosa significhi tutto questo. “Significa che la programmazione delle risorse pubbliche deve essere funzionalizzata all’effettività di quei diritti che sono preordinati a soddisfare bisogni primari della persona. La Corte costituzionale, infatti, riferendosi all’equilibrio di bilancio, sancito dall’art. 81 della cost., e alla sostenibilità della spesa pubblica, art. 97 comma 1, Costituzione ha evocato, la responsabilità intergenerazionale, elevandola a canone di legittimità delle leggi statali, e ciò anche nell’ottica delle politiche sovranazionali“.

In questa direzione, “non possiamo non fare riferimento alle scelte confluite nel piano di investimento del Recovery Plan, le quali, e qui è possibile cogliere un importante segnale di cambiamento rispetto alla politica del fiscal compact, sembrano indicare la messa in moto di un significativo processo di trasformazione del contesto politico sovranazionale, e dei nuovi paradigmi dell’integrazione europea, i quali sembrano spingere gli Stati a programmare interventi strutturali in grado di promuovere uno sviluppo sociale, non più ancillare alla concorrenzialità del mercato, ma preordinato a garantire alle generazioni presenti e a quelle future le risorse necessarie per una crescita sostenibile“.

Non è un caso che il programma di investimenti utilizzi un nome immaginifico come quello di “Next Generation EU”, individuando quali obbiettivi da raggiungere quelli volti a contrastare la povertà, la disoccupazione, l’abbandono scolastico, ad incentivare la formazione, ad accrescere le competenze di base, a promuovere l’inclusione delle donne nel mondo lavoro, ad incrementare i servizi sociali. In questo programma i diritti sociali acquistano, quindi, una centralità significativa, di assoluto rilievo, non solo per il presente ma anche per il futuro!

La prospettiva delineata dalla strategia “Next Generation”, conferma, dunque, la fondatezza della interpretazione suggerita, e cioè, che, e ribadisco, il benessere delle generazioni future non può prescindere dal benessere di quelle presenti, soprattutto se queste sono, come ha evidenziato anche un recente rapporto della Caritas, seriamente esposte ad un elevato rischio di povertà!

La responsabilità intergenerazionale si configura innanzitutto in termini di obblighi nei confronti della generazione presente, spingendo le amministrazioni ad assicurare l’effettività delle garanzie costituzionali riconosciute alla persona, a tutela della sua dignità.

In questa prospettiva, perciò, il primo e fondamentale impegno dello Stato, su cui si registra un ritardo preoccupante, e lo dico anche nella prospettiva degli obiettivi perseguiti dal Recovery Plan riguarda la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in ambito socio-assistenziale, un aspetto, questo, sino oggi poco indagato nella prospettiva della responsabilità intergenerazionale, e a cui, invece, credo molto.

In questi termini, allora, possiamo dire, e mi avvio a concludere, che la giuridificazione in chiave solidaristica dell’equilibrio intergenerazionale, impone una diversa lettura dell’obbligo del pareggio di bilancio e della sostenibilità della spesa pubblica, che non può più essere quella, evocata in passato, di limitare la spesa destinata ai diritti sociali, ma, piuttosto, quella di vincolare le amministrazioni ad organizzare e distribuire le risorse in funzione della effettiva tutela della dignità umana.

E vorrei sottolineare, in proposito, che l’interpretazione appena suggerita comporta, altresì, come logica conseguenza, (ed è questa, a mio avviso, la vera novità che discende dalla rilevanza costituzionale dell’equilibrio intergenerazionale) che il bilanciamento dei costi dei diritti sociali si gioca in un ambito più ampio di quello in cui tradizionalmente è ascritto, un ambito in cui i diritti sociali non sono più solo in competizione tra loro, ma sono in competizione anche con altri diritti di natura diversa, e più in generale con tutte le voci che compongono il bilancio pubblico.

Concludo dicendo, che sia le fonti nazionali che quelle sovranazionali, contengono, come si è visto attraverso la lente delle pronunce della Corte costituzionale e della Corte europea, indicazioni sufficienti per inquadrare il tema dell’equilibrio intergenerazionale in termini di giustizia sociale e di equa distribuzione dei costi, che il risparmio posto a favore delle generazioni future comporta.

E ciò dimostra, ancora una volta, che non può esserci tutela migliore per le future generazioni se non quella di riuscire già nel presente, già da oggi, ad assicurare una reale e concreta effettività dei nostri diritti fondamentali, uno stato in cui, come dice John Rawls, “i più poveri possono vivere in condizioni migliori rispetto a qualunque altro luogo nel mondo”.

E, se, davvero, lo sapremo fare passeremo definitivamente dalla responsabilità intergenerazionale alla solidarietà intergenerazionale. Che, come ho cercato di dimostrare qui oggi insieme, non è soltanto una questione terminologica, perché è da questo passaggio che dipende la definitiva affermazione della nostra pari dignità“, ha concluso la professoressa Interlandi.

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