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[L’intervento integrale] Marco Buti (Capo Gabinetto del Commissario agli Affari Economici della Commissione europea): «Preoccupante il ritardo del Pnrr al Sud»

Marco Buti, Capo Gabinetto del Commissario Agli Affari Economici della Commissione europea, è intervenuto al dibattito dal titolo “Il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Dagli aspetti teorici a quelli operativiorganizzato da Confindustria. Riportiamo di seguito il suo intervento integrale.

Mi è stato chiesto di dare una prospettiva europea al mio intervento e prospettiva europea significa alla fine sostanzialmente quattro dimensioni. La prima è la rilevanza della convergenza o ri-convergenza dell’Italia rispetto al resto dell’eurozona che ha importanti conseguenze sul policy mix, sulle prossime mosse anche della banca centrale e quindi nella exit dalle politiche ultra-espansive.

La seconda dimensione è lo stato di negoziazioni e implementazione dei Piani nazionali di Riprese e Resilienza negli altri paesi, e dirò alcune parole su questo. Il terzo punto è l’interazione fra le autorità nazionali italiane e le autorità europee, in particolare della commissione nella implementazione del Piano. Infine quello su cui mi soffermerò di più è l’ultimo punto, la quarta dimensione che è la rilevanza del Recovery Resilience Facilty e in particolare del piano italiano per le altre politiche, per le prossime scelte a livello di politica economica e di integrazione comunitaria.

Quindi su quello che è il secondo punto nella mia lista, cioè l’implementazione la negoziazione con gli altri Paesi, noi abbiamo fatto uno sforzo enorme nella finalizzazione della negoziazione con i Paesi e c’è un elemento fondamentale che non va disperso e cioè il fatto che non si è avuto quello che io stesso temevo nella approvazione da parte del Consiglio di alcuni piani, come quello spagnolo e quello italiano, che fossero presi in ostaggio per altri motivi da alcuni Paesi nel dibattito in consiglio, come i Paesi Frugali. Questo non è successo

I programmi dei grandi Paesi sono passati in maniera molto docile nel Consiglio e questo è dovuto in particolare al fatto che abbiamo fatto un grossissimo sforzo di interazione con i Paesi, l’Italia ma anche poi tutti gli altri, per far sì che i Paesi stessi nel momento in cui hanno presentato i piani alla Commissione questi in qualche modo siano stati già pre-valutati. La fase di negoziazione implicita prima della presentazione del programma che ha richiesto soltanto degli aggiustamenti marginali una volta che il programma è stato presentato ha dato i suoi frutti e quindi questi programmi sono passati senza particolari difficoltà.

Questo è un elemento di creazione di fiducia fra gli stati membri che ha potenzialità rilevanti.

Per quanto riguarda gli altri paesi, e qui è il punto dolente, due programmi sono sostanzialmente bloccati per motivi legati allo stato di diritto, quindi l’Ungheria e la Polonia. Ci sono qui conflitti con ramificazioni che vanno anche ben al di là di Next Generation EU. Su questo bisognerà vedere come le questioni di Stato di diritto più in generale saranno saranno risolte nel prossimo periodo e questo avrà una conseguenza anche sulla sull’approvazione dei programmi dei due Paesi.

Ricordo che i programmi di tutti quanti i Paesi devono rispondere alle principali raccomandazioni specifiche per ogni Paese e nel caso della Polonia e dell’Ungheria l’indipendenza della magistratura era una raccomandazione specifica e questo ha bloccato l’approvazione del programma, perché nell’approvazione del programma c’è una clausola specifica sulla indipendenza della magistratura.

Con riferimento alla fase di implementazione stiamo lavorando intensamente con i Paesi, ci sono diversi gradi di avanzamento nelle discussioni stesse. L’Italia è di nuovo un beneficiario fondamentale, abbiamo pagato il tredici per cento del così detto prefinanziamento in estate che è stato convogliato verso l’Italia circa venticinque miliardi. Adesso i Paesi stanno predisponendo per il primo pagamento effettivo sulla base della soddisfazione nella realizzazione delle milestones e dei targets.

Questo sarà un passaggio importante perché si passa dalla negoziazione sul disegno del programma alla sua attuale implementazione. Il paese più avanzato e la Spagna che ha richiesto la settimana scorsa il pagamento della prima tranche di quasi 11,5 miliardi. Tra l’altro è esattamente la stessa cifra che è prevista per il primo esborso per l’ Italia che dovrà essere richiesto per fine anno. Dopo la Spagna, l’Italia sarà quindi uno dei primi paesi a richiedere la prima tranche di pagamenti.

Sul tema della transizione nella duplice versione green e digital, se si guardano i piani dei singoli paesi il 37 per cento per la transizione verde e il 20 per cento della tranche per la transizione digitale sono stati più che soddisfatti nei piani dei singoli paesi. Quindi si tratta di vedere adesso nella fase di messa in opera e di implementazione come queste risorse saranno allocate in pratica.

Il terzo punto è l’interazione fra la Commissione e le autorità nazionali, in particolare chiaramente con l’autorità nazionale italiana. Abbiamo avuto una prima missione etnica a fine ottobre che ha fatto il punto con tutti i ministeri. Peraltro ho incontrato in quell’occasione anche il partner sociale, Confindustria. Stiamo elaborando adesso quello che chiamiamo gli Operational Arrangements, quindi gli aspetti operativi per la traduzione in pratica, in monitoraggio, delle milestones e dei targets.

Questi Operation Arrangements devono essere adottati per tutti quanti i Paesi. La Spagna che è in anticipo rispetto rispetto agli altri ha già approvato e pubblicato gli Operation Arrangements fra le autorità nazionali e la Commissione la settimana scorsa.

Sulla base di questo abbiamo stabilito un calendario di interazioni settimanali con le autorità nazionali che dovranno quindi tradursi nella predisposizione da parte essenzialmente del ministero dell’economia dove c’è la cabina di regia tecnica e di responsabilità di interazione con la Commissione, di quelli che chiamiamo Self Assessments da parte delle autorità sulla messa in opera delle milestones e dei targets. Ricordo che sono cinquantuno quelli previsti per il primo pagamento. Sono sostanzialmente la grandissima maggioranza di milestones e un paio di targets quantitativi.

Noi valuteremo la messa in opera di questi milestones e targets sulla base dei Self Assessments e poi con l’interazione con le autorità nazionali. Abbiamo ricevuto una dozzina di Self Assessments per il momento e li stiamo valutando e ne discuteremo con le autorità nazionali durante questi incontri settimanali.

Sono cruciali le riforme e i progetti di investimento per l’Italia, in particolare anche delle importanti riforme e degli importanti investimenti per l’industria stessa. Ricordo solo Transizione 4.0, banda larga 5G, tutta una serie di programmi settoriali, un forte accento sul turismo, quindi aspetti molto importanti direttamente per l’ industria e il partenariato pubblico-privato assume qui un ruolo fondamentale.

Ci saranno da fare ancora dei progressi non indifferenti. Attenzione all’implementazione decentrata e al monitoraggio in corso d’opera, non solo ex post o ex ante. Su questo c’è da adottare un warning mechanism, che sarà fondamentale per valutare i colli di bottiglia quando questi stanno per presentarsi e prendere le misure adeguate.

C’è già una preoccupazione sulla implementazione a livello di enti decentrati in particolare per il Sud, per esempio in termini di proposte di investimenti noi non abbiamo al momento ricevuto alcuna proposta per esempio sugli interventi relativi agli aspetti idrogeologici da parte della Regione Sicilia.

E questo come dire in qualche modo individua un punto di frizione e una potenziale debolezza importante che va corretta.

Questo per quanto riguarda il terzo aspetto, l’interazione fra la Commissione e le autorità nazionali.

Io finisco con l’ultima dimensione che è quella della rilevanza per gli altri dibattiti che abbiamo a livello comunitario della RRF PNRR. Io ho cercato di dare un po’ di ordine alla affermazione che si fa ogni ogni volta che è importante la messa in opera del aree dell’RRF e quanto è importante per l’integrazione europea la implementazione dei piani nazionali di ripresa e di resilienza in particolare di quello dell’Italia.

Se si guarda ai prossimi mesi e ai prossimi anni le dimensioni fondamentali sono quattro.

Per quanto riguarda la prima, la riforma del Patto di stabilità, qui sarà assolutamente fondamentale mantenere quella fiducia a cui ho fatto riferimento in precedenza. Quindi questa creerà una condizione di discussionE sul patto di stabilità, di dibattito non ideologico.

Stamani il Commissario Gentiloni ha appena aperto la la conferenza di ricerca annuale della Commissione e ha ribadito esattamente questo punto: guardare al futuro piuttosto che dipingerci nei nostri angoli ideologici da parte dei Paesi.

Il secondo punto è la Governance, perché il tipo di interazione che noi abbiamo tra la dimensione europea (Commissione-Consiglio) e le autorità nazionali è di ispirazione anche diretta sulla riforma del Patto di stabilità.

Per il tipo di interazione che avremmo con le nuove regole, questo punto sul patto di stabilità è fondamentale. Ricordo che abbiamo una consultazione pubblica che andrà fino a fine anno e io ho incentivato moltissimo Confindustria a presentare le proprie osservazione all’interno della consultazione pubblica, anche meglio se in cooperazione con altre Confindustrie europee.

La seconda dimensione è la doppia transizione e qui citavo precedentemente il 37 per cento dove il 20 per cento è stato non solo rispettato ma, almeno dai disegni dei Paesi, è stato superato tra l’altro senza Green Washing, come si dice, perché noi abbiamo valutato in maniera molto attenta la rispondenza dei piani nazionali a questo doppio obiettivo andando nella specificità dei progetti.

La doppia transizione è fondamentale per la crescita sostenibile nei prossimi anni.

C’è poi un dibattito importante che nei prossimi anni sarà al centro delle politiche economiche europee, cioè la creazione di una capacità fiscale permanente e ci sono diverse possibilità di questo tipo: più accento sulla stabilizzazione, più accento sui beni pubblici europei, sulla possibilità di riprodurre in via più durevole l’approccio del PNRR e per questo sarà assolutamente essenziale mostrare che l’esecuzione sia seria, fatta bene, così che si mostra in particolare ai Paesi frugali che sono dei net payers sul recovery resilience facility, che le loro risorse sono state ben utilizzate.

Il triangolo è questo: riforma Patto di stabilità, capacità fiscale permanente, PNRR che è alla base di questa fiducia che di cui dicevo.

L’ultima dimensione è quella dell’ Europa geopolitica e anche in questo la doppia transizione e l’Europa geopolitica e il recovery resilience facility sono strettamente connessi in quella che io chiamo una leadership a livello globale. Abbiamo la possibilità di fare dell’Europa un attrattore, l’Europa può avere un ruolo di trazione e di leadership e lo abbiamo visto a Glasgow purtroppo con risultati non completamente soddisfacenti. Il ruolo geopolitico internazionale dell’Europa e qui il RRF/PNRR ha un un ruolo importante anche per il fatto che noi abbiamo cominciato a emettere safe passed europei – dei quali c’è una grandissima domanda sui mercati – che faciliterà anche l’attribuzione di un ruolo internazionale all’euro, quindi un importante ruolo sullo scenario globale.

Queste sono le dimensioni che mostrano come sia assolutamente centrale per l’Europa nel suo complesso e per prossimi passi nella integrazione europea sia a breve termine del Patto di stabilità, che a medio e lungo termine per le altre dimensioni che citavo.

C’è una necessità che Confindustria giochi un ruolo fondamentale sulla implementazione e in qualche modo non solo partecipi agli aspetti di cooperazione pubblico-privato, ma aiuti anche a mettere in piedi questo monitoraggio in corso d’opera che cerchi di anticipare i colli di bottiglia, per cui non solo l’Italia avrà successo nella prima tranche ma anche poi nelle tranche successive.

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