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Francesco Manacorda (Repubblica): «Riduzione delle aliquote Irpef: positiva, ma si devono risolvere le incognite»

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L’accordo del governo sulla riduzione delle aliquote Irpef «è una decisione positiva». Questo quanto sostiene Francesco Manacorda, che però sottolinea come il suo parare non è ancora completo: «è bene chiarire subito che un giudizio definitivo sarà possibile solo se e quando saranno risolte almeno due diverse incognite».

«Da questo punto di vista» scrive l’editorialista su Repubblica «governo e maggioranza hanno fatto una scelta netta. In quanto alle reazioni del mondo politico, generalmente entusiastiche, ci si può domandare se tanto unanimismo non sia il segno che le scelte fatte sono poco incisive. Sul merito della decisione che tanto irrita oggi gli industriali si può pensare che oggi si allineino due interessi».

«Il primo è quello della maggioranza a distribuire immediatamente a una platea vasta il “dividendo” degli otto miliardi che si possono utilizzare per la riduzione delle tasse, contando su un ritorno in termini elettorali di questa scelta. Inoltre, può esserci un secondo interesse, condiviso dai partiti e dalla componente tecnica del governo, più legato a ragioni macroeconomiche. Da questo punto di vista ogni spinta al reddito disponibile delle famiglie può essere utile, specie se – come recita il “credo” della politica economica di Draghi – il debito pesantissimo che dovremo ripagare nei prossimi anni sarà ammortizzato solo da una robusta crescita del Pil che ne riduca il peso relativo».

«Il passaggio da cinque a quattro aliquote che si è stabilito al tavolo, poi, apre la strada a una ulteriore semplificazione che dovrebbe portare a una struttura con tre sole aliquote e sulla quale c’è un consenso generale. Ma proprio qui si inciampa in due incognite. La prima incognita è quella delle cosiddette tax expenditures, le detrazioni fiscali che oggi pesano per oltre il 50% sugli effetti redistributivi dell’Irpef».

«La seconda incognita riguarda la base imponibile, ossia la quantità e in una certa misura anche la qualità dei redditi che sono soggetti a tassazione. Al di là della questione evidentissima dell’evasione fiscale, che getta sempre una luce surreale sulla lettura dei dati Irpef nel corso degli anni molte voci di reddito, dalle rendite finanziarie agli affitti di case, si sono viste riservare trattamenti più leggeri anche rispetto alla prima e più bassa aliquota dell’Irpef».

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