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[Intervista esclusiva] Lorenzo Guerini (Ministro della Difesa): «Valorizzare l’industria della Difesa vuol dire contribuire al rilancio economico del Paese. Noi determinanti per fronteggiare la pandemia»

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Il Presidente dell’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia, Luigi Balestra, ha incontrato il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, per affrontare il tema della ripartenza dell’Italia dal punto di vista del Comparto della Difesa.

Ministro, la crisi pandemica pone un problema di ripartenza che deve altresì costituire un’occasione di rilancio del sistema Paese. Dal suo punto di vista, e alla luce degli stanziamenti assegnati al Comparto, in che modo la ripresa può e deve puntare sullo sviluppo dell’industria della Difesa?

“In questa fase storica, particolarmente complessa, è quanto mai prioritario contribuire all’azione di rilancio economico del Paese, valorizzando l’intero potenziale esprimibile dall’Industria della Difesa. E senza dubbio questo è uno dei macro-indirizzi di Politica Militare che ho inteso promuovere nel mio mandato.

Oggi più che mai le risorse destinate alla Difesa rappresentano, oltre ad un indispensabile investimento per garantire la nostra sicurezza, una leva strategica per l’economia nazionale. Gli investimenti in questo campo non sono soltanto un tassello della nostra sovranità, ma anche un elemento essenziale della competitività dell’Italia e del suo futuro di appartenenza alla cerchia dei Paesi tecnologicamente più avanzati. Condizione indispensabile per assicurare libertà e sicurezza alle future generazioni di italiani.

L’impegno su cui ci sta concentrando è infatti la ricerca della massima sinergia con l’industria nazionale, per garantire allo Strumento militare capacità e livelli di prontezza idonei a fronteggiare le nuove minacce – comprese quelle ad oggi solo ipotizzabili – e operare efficacemente in tutti i domini e in tutti gli scenari.

Con il rifinanziamento del “Fondo relativo all’attuazione dei programmi di investimento pluriennale per le esigenze di Difesa nazionale”, previsto dalla Legge di Bilancio 2021-2023, il Parlamento, su nostra proposta condivisa dal Governo, ha assicurato maggiore certezza ai finanziamenti destinati al Ministero, riconoscendo il valore propulsivo per l’intera economia del Paese degli investimenti nella Difesa”.

L’approntamento di efficienti sistemi di difesa se, da un lato, può rappresentare una componente della credibilità di un Paese non meno importante di altre, dall’altro implica disponibilità e capacità con riguardo alla ricerca di elevata tecnologia. L’Italia quale contributo è in grado di fornire?

“L’Industria della Difesa e della Sicurezza è sicuramente un incubatore di ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica. Per garantire quel contenuto di eccellenza tecnologica di cui lo Strumento militare deve disporre – in modo che l’Italia non debba dipendere da tecnologie estere e possa presentarsi come partner strategico nei principali programmi, che al giorno d’oggi hanno tutti una dimensione internazionale – l’industria di settore compie, infatti, sforzi sempre maggiori in termini di competitività, innovazione e investimento in ricerca e sviluppo.

In quest’ottica, una nostra specifica direttiva incentrata sulla Politica Industriale della Difesa, che ho firmato nei giorni scorsi, fornirà ulteriore slancio e indirizzo strategico alle collaborazioni tra la Difesa e gli altri Ministeri, le Università, la comunità scientifica e della ricerca e l’Industria – incluse ovviamente le Piccole e Medie Imprese e le start up. Ricercando anche tutte le potenziali osmosi con i settori civili che possono essere incubatori di innovazione tecnologica.

L’obiettivo, che troverà conferma nel prossimo Documento Programmatico Pluriennale, è proprio quello di soddisfare le esigenze operative e di modernizzazione dello Strumento militare e allo stesso tempo consolidare il vantaggio tecnologico e la competitività dell’industria nazionale. Per continuare a garantire al Paese e alle sue eccellenze industriali un posizionamento di rilievo nei principali e più innovativi programmi di cooperazione europei ed internazionali, e accrescere la rilevanza tecnologica del know how italiano nel mondo”.

Nelle democrazie avanzate, si può affermare che una difesa robusta rappresenti un architrave della stessa organizzazione democratica, in relazione a una pluralità di compiti che non sono soltanto quelli a cui in prima battuta si è portati a pensare?

“Gli effetti drammatici della pandemia hanno evidenziato non solo i punti di forza del Paese – la capacità di fare rete tra Istituzioni dello Stato e lo straordinario senso di coesione nazionale, anzitutto – ma anche le nostre potenziali vulnerabilità. Un evento di impatto globale come questo ha determinato uno sforzo senza precedenti da parte dell’intera società e la mobilitazione di tutte le strutture dello Stato.

Un test alla capacità di risposta del Paese per molti aspetti anche più severo di altri. Grazie all’esperienza maturata nei teatri operativi gli uomini e le donne della Difesa hanno fornito e stanno fornendo il loro straordinario contributo. Un contributo realizzato grazie alle peculiari e duttili capacità di cui lo Strumento militare dispone per assolvere quella che è la sua missione primaria: la difesa dello Stato. Capacità che si sono confermate essenziali per esprimere quei livelli di prontezza e di reattività necessari a fornire la risposta più efficace alla crisi sanitaria, che ha richiesto visione, rapidità, efficacia, prontezza operativa e avanguardia tecnologica.

Le Forze armate garantiscono organizzazione, lavoro, competenze e professionalità che possono essere messe a disposizione del Paese in caso di emergenze, siano esse sanitarie o di altro tipo, come del resto prevede una delle missioni loro assegnate”.

La professionalizzazione delle Forze armate, per effetto di un ripensamento delle strategie di politica militare avvenuto ad inizio secolo, dal Suo punto di vista quali effetti benefici ha apportato? Anche con riguardo alla risoluzione di crisi, qual è quella attualmente in corso, di matrice sociosanitaria.

“La scelta di sospendere il servizio obbligatorio di leva (con la Legge n. 331 del 2000) rappresentò un passaggio epocale, innanzitutto sul piano della cultura della Difesa e dei rapporti tra le Forze armate e il Paese. Fu una scelta suggerita dall’esigenza di rispondere alle nuove aspettative che la fine della Guerra fredda aveva posto sullo Strumento militare, cui veniva e viene richiesto di acquisire spiccate capacità di proiezione, assumendo una configurazione cosiddetta “expeditionary” per garantire stabilità e sicurezza collettiva anche attraverso la partecipazione a operazioni di gestione delle crisi e supporto alla pace in terre lontane. Si decise quindi di investire nel processo di professionalizzazione e, a vent’anni di distanza, possiamo senz’altro confermare che i benefici registrati sono stati molteplici.

Le Forze armate hanno dimostrato infatti la loro eccellente capacità di adattarsi a qualunque scenario e di porsi quale preziosissimo valore aggiunto e punto di riferimento nelle più diverse situazioni, anche in settori cruciali a supporto della società civile, in virtù della loro poliedricità d’impiego, dato dall’addestramento continuo, dai numerosi assetti specialistici d’eccellenza detenuti, nonché dall’impareggiabile bagaglio di esperienze acquisito.

Basti pensare all’elevata professionalità del nostro personale medico e paramedico militare – la pandemia l’ha dimostrato – che rappresenta un’eccellenza riconosciuta nel settore”.

La scelta di un militare di elevato profilo, qual è il Generale Figliuolo, per la gestione della campagna vaccinale, testimonia l’importanza dell’apporto che le Forze armate possono continuare a fornire in ambito civile. Dal suo punto di vista quali possono essere le ulteriori sinergie?

“La nomina del Generale Figliuolo quale Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19 è il risultato direi quasi naturale di un lavoro costante condotto con professionalità dall’inizio emergenza e dà il senso del lavoro che le Forze armate, con la loro specificità militare, stanno portando avanti nella lotta alla pandemia. In oltre un anno di grande impegno e mobilitazione straordinaria per la Difesa, ho potuto constatare personalmente e in ogni circostanza la tempestività d’intervento e le capacità con le quali i nostri militari operano.

Non vi è dubbio, e la pandemia l’ha reso lampante agli occhi di tutti, il fatto che la Difesa disponga di particolari potenzialità. Per questo è in grado di interagire, in modo assolutamente trasversale, su attività e progetti che interessano la Pubblica Amministrazione e i più svariati settori della società civile: dalle infrastrutture alla sanità, dai trasporti alla cultura, dall’istruzione alla ricerca. Tenendo conto della naturale propensione della Difesa verso l’innovazione, le Forze Armate offrono e continueranno ad offrire il loro contributo a tutti quei progetti che maggiormente aprono prospettive di ricerca e sviluppo”.

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