Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

L’occupazione per i giovani continua ad andare male | L’analisi di Veronica De Romanis

Veronica De Romanis sulla Stampa commenta i dati sull’occupazione a novembre e mette in luce alcuni aspetti: “Le cose vanno (molto) bene per gli anziani e (molto) male per i giovani.

A dir la verità, segnali in questo senso erano già arrivati – anche se con minore chiarezza – nei mesi precedenti.

Eppure, il dibattito di politica economica si è focalizzato sulla performance – favorevole – dei dati aggregati: ossia, l’occupazione cresce, quindi bene così.

E invece, anche dal mercato del lavoro arrivava – e continua ad arrivare – un messaggio inequivocabile: questo non è un Paese per giovani.

Gli esecutivi che si sono succeduti in questi anni non sembrano essersene preoccupati più di tanto.

Lo dimostra – osserva l’editorialista – la disinvoltura (leggi irresponsabilità) con cui hanno accumulato debito pubblico.

Ricordiamolo ancora una volta: il costo dell’attuale stock monstre di indebitamento ammonta a circa 90 miliardi l’anno, una cifra ben superiore a quella per l’istruzione – cruciale per cercare un’occupazione e non allargare le fila degli inattivi – che si ferma a circa settanta miliardi.

Una simile composizione della spesa dovrebbe apparire ancora più surreale e iniqua se si considera che siamo i primi in Europa in termini di risorse pubbliche destinate al servizio del debito e ultimi in termini di risorse destinate alla scuola e all’università.

In altre parole, si spende di più per ipotecare il futuro dei nostri figli piuttosto che per dare loro la possibilità di costruirne uno attraverso il lavoro.

Stando così le cose, lascia davvero perplessi chi (ancora) si ostina a parlare di debito «buono», «giusto», «utile per le future generazioni».

In un contesto sempre più complesso, caratterizzato da crescente incertezza e da livelli di tassi d’interesse che non saranno più bassi come quelli prevalsi nel decennio precedente, ridurre il rapporto debito/Pil è doveroso.

Come si evince dalle previsioni incluse nel Piano strutturale di Bilancio, il debito/Pil dovrebbe scendere nei prossimi sette anni di 3, 3 punti percentuali (dal 135, 8% del 2024 al 132, 5% del 2031).

Dieci anni dopo, nel 2041, il rapporto raggiungerebbe il 113, 7%.

A conti fatti – conclude – si tratta di una tabella di marcia del tutto attuabile.

Per questo non bisogna mollare”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.