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[Lo scenario] Nel nuovo Patto di Stabilità ci sarà più tempo per ridurre il debito

I piani di aggiustamento quadriennali (estensibili a sette anni) per la riduzione dei debiti pubblici saranno i cardini della proposta di riforma del Patto di stabilità e crescita della Commissione europea. Secondo le indiscrezioni uscite a Bruxelles, non verranno toccati i due capisaldi del Patto: tetto del deficit al 3% e obiettivo di mantenere il rapporto debito/Pil entro il 60%.

Verrà però introdotto un tetto intermedio del 90%: i Paesi con un rapporto debito/Pil superiore a tale soglia dovranno impegnarsi a intraprendere «un percorso di calo del debito plausibilmente e continuo» entro un arco di tempo da quattro a sette anni. I Paesi al di sotto del 90% ma al di sopra del 60%, come la Germania, dovranno lavorare alla riduzione del debito ma avranno tre anni in più per adeguarsi alle nuove norme. Le principali novità dovrebbero quindi riguardare i meccanismi di correzione, abbandonando l’attuale regola di riduzione annuale di un ventesimo del debito eccedente (oltre il 60%). Una norma ritenuta irrealistica nell’attuale situazione che vede il debito medio dell’eurozona al 94% con le punte di Grecia (182%); Italia (150%) e Portogallo (124%).

Il contrappeso ai tempi più lunghi offerti ai Paesi più indebitati sarà un’applicazione più rigorosa del tetto del 3%, con procedure d’infrazione e sanzioni per chi supera la soglia. Per verifiche più puntuali, sul modello del Next Generation Eu, verranno conferiti maggiori poteri alle autorità fiscali indipendenti sul rispetto dei piani per la riduzione del debito pubblico. Tra questi potrebbe esserci l’Airef, l’equivalente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, come possibile autorità indipendente alla quale verranno affidati maggiori poteri.

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